Situazione attuale e attività volontari/e
Gennaio è stato teatro di momenti cruciali legati a processi giudiziari di grande risonanza per la storia recente del popolo Mapuche e dello Stato cileno.
Le volontarie hanno seguito le udienze del caso Quilleco relativo all’incendio di due camion di un’impresa forestale. Il 20 gennaio, data della lettura del verdetto, il portavoce della CAM, Rafael Pichun è stato condannato a 7 anni di reclusione, con l’accusa di essere il mandante; gli altri imputati José Lienkeo, Axel Campos, Óscar Cañupan, Roberto Garling y Bastian Llaitul sono stati dichiarati colpevoli per minacce e per aver appiccato l’incendio dei veicoli, ricevendo pene di 15 e 17 anni di carcere. Secondo gli avvocati difensori e le comunità Mapuche, il caso dimostra la tipica strumentalizzazione attuata dalle autorità cilene in occasioni di protesta sociale Mapuche.
Denunciano inoltre diverse irregolarità durante il processo, dall’uso di testimoni protetti con distorsione vocale, all’errata interpretazione di messaggi telefonici: quelle che l'accusa definisce istigazioni a reato, per la difesa sarebbero espressioni proprie di un’autorità ancestrale.
Il 9 gennaio si è concluso il lungo processo del cosiddetto caso della Operación Huracan: è la prima volta in cui un tribunale cileno stabilisce la colpevolezza di 5 funzionari statali per manipolazione di prove contro esponenti Mapuche, accusati ingiustamente di essere parte di un'associazione terroristica e di aver pianificato una serie di attacchi incendiari. Un evento senza precedenti storici che non passa inosservato, poiché si inserisce nella dinamica di criminalizzazione e persecuzione nei confronti del popolo Mapuche, portando prove concrete e inconfutabili.
Le indagini sulla scomparsa di Julia Chuñil hanno risvolti sempre più drammatici. Il 14 gennaio, su ordine della procuratrice Tatiana Esquivel, sono stati arrestati i tre figli di Julia e l’ex-genero, con l'accusa di aver compiuto l'omicidio della madre. I familiari denunciano la violenza utilizzata durante l'irruzione in casa, durante la quale sarebbero stati fermati anche i due nipoti minori d'età, poi trasferiti nel comune di Los Lagos per essere accolti da altri familiari. Il 15 e il 16 gennaio l'equipe di Operazione Colomba ha assistito alle udienze di formalizzazione, in cui si sono deliberati il carcere preventivo per Javier Troncoso Chuñil e gli arresti domiciliari per la sorella Jeannette e il fratello Pablo. Durante l'esposizione la procuratrice non ha mai accennato all’appartenenza di Chuñil al popolo Mapuche. Si tratta sicuramente di una situazione controversa, dove esistono testimonianze ma anche elementi contraddittori. L'arresto è avvenuto poche ore prima dell’incontro che era stato programmato con la Commissione di Escazú, a cui la famiglia Chuñil e l'avvocato avrebbero presentato le evidenze di un’inadempienza da parte della Procura in merito alle indagini. Le comunità hanno espresso preoccupazione di fronte all'avviso di demolizione della casa della famiglia Chuñil per ragioni investigative, sempre su richiesta della procura.
Il 15 gennaio 2026 è stata approvata dal Congresso Nazionale l’ennesima proroga dello stato di emergenza costituzionale nella regione dell'Araucanía e nelle due province di Arauco e Bío Bío.
Il 5 gennaio le volontarie hanno partecipato alla commemorazione di Matias Catrileo, a 18 anni dalla sua uccisione per mano di un Carabinero. Lo stesso giorno cinque prigionieri politici Mapuche reclusi nel braccio di massima sicurezza del carcere del Bío Bío hanno iniziato lo sciopero della fame, accusando la Gendarmeria cilena di violare i Diritti dei popoli indigeni. Costretti ad un severo regime di isolamento di 22 ore giornaliere, non possono ricevere pietanze tipiche della tradizione Mapuche, né partecipare alle cerimonie che si svolgono dentro il penitenziario. Una settimana dopo la Gendarmería avrebbe negato l'accesso di un medico, nonostante la richiesta dell'Istituto Nazionale dei Diritti Umani.
Il 18 gennaio è stato dichiarato lo stato di catastrofe nelle regioni di Ñuble e Biobío, a causa di devastanti incendi forestali che hanno distrutto più di 64 mila ettari. Gravissime le conseguenze nelle località di Penco e Lirquén, dove si sono registrate 21 vittime. Tra i territori colpiti, anche diversi Lof in rivendicazione territoriale nella zona di Ercilla. La simultaneità degli incendi partiti in punti diversi fa pensare ad una causa dolosa. Secondo le comunità Mapuche e varie organizzazioni ambientali, disastri del genere sono inoltre il risultato prevedibile della combinazione di cambio climatico, coltivazioni forestali non autoctone (di pino ed eucalipto) e dell'assenza di una pianificazione territoriale sostenibile. Innegabile sarebbe dunque il ruolo di politici e imprese.
Il 23 gennaio le comunità Mapuche della costa hanno denunciato il rifiuto, da parte della Comisión de Borde Costero (CRUBC), del 97% dello spazio marittimo ancestrale riconosciuto dalla CONADI. Accusano quindi lo Stato di porre ostacoli sistematici al riconoscimento dello spazio costiero per le comunità Mapuche, di disattendere la Ley Lafkenche (che garantisce i Diritti dei popoli indigeni della costa) e di non prendere in considerazione le proposte concrete avanzate dalle comunità. Inoltre, sostengono che le ragioni per le quali la CRUBC ha rifiutato le proposte delle comunità sono false e discriminatorie.
A fine gennaio le volontarie sono tornate in viaggio verso l’Araucanía. Lautaro resta un punto di riferimento, luogo di resistenza e condivisione dove ogni incontro regala preziosi momenti ed elementi per comprendere al meglio la lotta per i Diritti del Popolo Mapuche. In questa occasione, l'equipe si è recata anche nei territori di Curacautin per incontrare alcuni attivisti Mapuche.




