Non abbiamo paura!

Non abbiamo paura!
M. è una signora anziana, la prima volta che l’ho vista era ad una manifestazione e nonostante la pioggia lei camminava a piedi nudi.
La rincontriamo più volte durante le manifestazioni o durante momenti pubblici di fronte al carcere di Temuco, dove molti Mapuche si radunano per trasmettere newen (energia) ai prigionieri Mapuche rinchiusi.
Inizio a conoscerla un po’ di più in una baracca, nel pieno di un campo, al confine di un territorio in “recuperacion”, in rivendicazione territoriale (una formula usata dai Mapuche per raccontare il fenomeno di rivendicazione e occupazione delle terre che gli sono state strappate con la violenza durante la Pacificazione dell’Araucania - campagna militare e politica condotta dal Cile tra il 1861 e il 1883, volta a conquistare e sottomettere il territorio abitato dal popolo Mapuche).


Quel giorno c’era una pioggia torrenziale e in quella baracca, con il pavimento di terra battuta, scorreva molta acqua. Il lonko che dovevamo incontrare stava arrivando e così è stata lei a fare gli onori di casa. Sempre molto brusca e diffidente nell’incontrare noi winka (non Mapuche) stemperava tutto però con un sorriso o una risata. Fra una battuta e una domanda ci ha raccontato che la sua vita non è stata facile, arrestata e torturata durante la dittatura, la sua vita è stata lontana dalle terre Mapuche, anche lei come molte donne inghiottita dalla megalopoli di Santiago e costretta a lavorare come donna di servizio per poter vivere. Ora che è anziana ha deciso di tornare al Walmapu (terre Mapuche) per poter finalmente vivere pienamente la sua cultura e la sua spiritualità.
Sono stato più volte nella baracca di legno, quella comunità ha ricevuto molti attacchi della forza pubblica, la loro presenza lì vuole difendere il territorio, una piccola laguna che rischia di seccarsi, e rivendica con forza la restituzione della terra.
Credo, alla fine, di esserle diventato simpatico, che abbia percepito la nostra voglia sincera di essere lì in mezzo a loro per condividere un pezzo della loro vita e storia.
Quella baracca di legno però oggi non esiste più, è stata abbattuta dagli operai del grande proprietario terriero che rivendica come legalmente sua la terra rubata ai Mapuche: un giorno, protetti dalle forze dell’ordine, sono arrivati e hanno buttato giù tutto… la signora M. non era presente.
La baracca è stata ricostruita qualche metro più in là e la lotta per rivendicare Diritti e protezione del territorio continua.
In alcuni video in rete si vede la signora M. di fronte a uomini armati di tutto punto: urla le sue ragioni, la spingono e lei cade, ma non demorde, si rialza e continua a guardare questi giovani soldati con il suo sguardo fiero… uno sguardo pieno di rughe ma che racconta molte cose.
Lei grida: “non abbiamo paura”!
E sembra quasi che i ruoli si invertano, che siano i soldati intimoriti da questa piccola donna.
In un altro video lei e il lonko si mettono d’avanti ad un mezzo blindato per non farlo avanzare, il militare alla guida schiaccia l’acceleratore e il mezzo fa un balzo in avanti di qualche metro, M. arretra poi quasi si arrampica sul mezzo blindato ma non si scansa e continua a urlare le regioni di questo popolo che non si è arreso.
M. è piccola, il mezzo blindato è grande, e quasi mi sembra quell’uomo a Pechino davanti ad un carrarmato.
“Non abbiamo paura!”