Qui spesso appare difficile poter costruire ponti e speranze a causa di tutto l'orrore subito... tante sono ancora le ferite da lenire, ferite che ancora sanguinano.…
Condividere in questa terra significa vedere quotidianamente situazioni di abbandono soprattutto nei confronti di bambini e degli anziani, vittime non solo della guerra ma, soprattutto per i vecchi, dell'impossibilità spesso, di riuscire a lavorare la terra e provvedere così da se stessi al cibo necessario per sopravvivere.
Nel campo profughi dove la gente vive, il cibo scarseggia e la sola fonte di sopravvivenza sono le terre...esse però sono lontane km dal campo e molti anziani da tempo non possono più a raggiungerle. E' già molto che riescano ancora ad andare a prendersi l'acqua al pozzo, caricandola sulla tanica che portano sulla testa, appoggiati a fatica sul loro bastone..quanto a mangiare si può contare solo su un po' di manioca e qualche fagiolo.Dopo essere fuggiti con la loro famiglia anni addietro, a causa della guerra, dopo anni di stenti, paure e lavoro duro nei campi profughi, si ritrovano oggi, alla fine della loro vita, vecchi, con i corpi rinsecchiti e il più delle volte malati di tubercolosi e malaria, con la pancia vuota ed il cuore pesante, e con i figli che a loro volta a stento riescono a provvedere alla loro nuova famiglia. Non è questione di cattiveria, ma di quella sorta di “ buio” che potremmo anche chiamare “ sopravvivenza” che inevitabilmente lascia indietro i più deboli. Tutto questo ci richiama con forza al rispetto della dignità umana che non è questione di cose da possedere o beni da amministrare, ma di diritto ineluttabile ad avere ogni giorno il cibo necessario e di potersi curare se nel bisogno.
Abbiamo visitato diversi campi sfollati nei distretti di Gulu, Pader e Kitgum e per il momento abbiamo scelto di iniziare la nostra presenza nel campo profughi di Minakulu, a 30 km.da Gulu. Viviamo nella casa parrocchiale in prossimità del campo, nel quale vivono circa 5000 persone;
la nostra vuole essere una presenza semplice, fatta di piccoli azioni ed aiuti ....per questo ci siamo avvicinati, con l'aiuto della gente della parrocchia e dei “ paralegals ( un gruppo di sette persone che si occupano della risoluzioni di dispute e violenze nel campo) alle persone più deboli, sostenendo gli anziani più bisognosi con del cibo, o il contributo per le spese mediche, andando a prendere l'acqua per loro o accompagnandoli con i nostri mezzi all'ospedale.
Cerchiamo anche di raggiungere quei luoghi più lontani ed isolati dove gli aiuti umanitari non arrivano e la gente si sente più abbandonata.
Chi nel campo sfollati ha le forze si dedica quotidianamente alla zappatura delle terre...ogni giorno all'alba fanno sino a 10 km. a piedi o in bicicletta, lavorano sotto il sole cocente per ore, per poi al tramonto ritornare al campo, con qualche tubero appoggiato sulla testa, un po' di legna per il fuoco e la pancia vuota...
Qualche volta li abbiamo accompagnati alle terre...così le nostre mani hanno potuto “saggiare” i diversi tipi di zappa Lango ed Acholi che si usano da queste parti.
Dopo un'ora e mezza di lavoro le nostre braccia erano già stremate, mentre i nostri amici e soprattutto le loro donne (con tanto di bambino legato dietro la schiena) continuavano il lavoro fino a tarda sera...è bello sentirli ridere mentre guardano i nostri goffi movimenti quando la zappa affonda il terreno o sradica per sbaglio qualche pianta di manioca!
Non mancano nelle nostre giornate le grida ed i saluti gioiosi dei numerosissimi bambini che, con i loro vestitini stracciati e cenciosi si divertono con piccole cose... una bottiglia di plastica, dei barattoli di metallo, delle palline di fango, delle fionde e palloni costruiti con rifiuti trovati in giro… noi ci siamo lanciati in improvvisazioni d’animazione attraverso la chitarra, dei balli, dei canti e tanta voglia di stare con loro... questo è ciò che a loro basta per divertirsi, la loro gioia è un mistero ... in questo sono dei veri e propri maestri.
Ma ancora una volta la nostra attenzione è stata richiamata da quei piccoli bambini e ragazzi disabili a cui la guerra ha strappato anche la possibilità di poter avere quegli aiuti ed ausili necessari per migliorare la loro qualità di vita. Qui è abituale vedere persone che non possono camminare, trascinarsi sull'asfalto o nel fango per poter così raggiungere la scuola o i luoghi desiderati....per non parlare dell'accesso alle latrine...alcuni di loro si recano in bagno solo quando fa buio perché si vergognano di farsi vedere strisciare nella latrina. Stiamo cercando di creare dei legami con queste persone e le organizzazioni che sul territorio già si occupano di fisioterapia e fornitura di ausili specifici per l'handicap.
Alla sera, verso il tramonto è bello passeggiare tra le capanne del villaggio, conoscere nuove persone, visitare gli amici sempre pronti ad aggiungere un piatto con un pezzo di mogo -guawa ( manioca) bollita da condividere con noi.
Vogliamo continuare a camminare con questo popolo sofferente portando un po' di speranza, incoraggiandolo a pensare e a sognare un futuro migliore, un futuro di pace e giustizia per tutti.
I volontari di Operazione Colomba Carlo, Matteo e Monica


