Nord Uganda: Quanto può resistere un uomo?

E' molto umido e fa un caldo infernale....e pensare che non è la stagione secca.

La pioggia, gocce di vita, arriva copiosa ed  abbondante dal cielo di scure e immense nubi. L'erba sta crescendo, ma non è abbastanza alta per poter essere tagliata e secca da poter essere usata per coprire i tetti delle povere capanne.

La terra è fertile, le piccole pianticelle di miglio, fagioli, arachidi e pomodoro stanno crescendo...forse tra un mese saranno pronti per la raccolta, ma non ora, non oggi,...perciò si stringe la vita e la pancia...c'è sempre un po' di polenta e di “mogo”( cassava) che attenua la fame e qualche fagiolo ancora si trova.

Questo poi è il periodo delle termiti, da mangiarsi così al volo o per un piatto prelibato stufate con un po' di cipolla!Se poi riesci ad estrarre la larva regina dal termitaio allora hai una buona quantità di proteine assicurate!

Ma quanto può resistere un uomo?

La città più vicina a Minakulu, dove anche noi viviamo, è a 30 km., la si può raggiungere in bicicletta , se ce l'hai; oppure aspetti per ore un fortunoso mezzo pubblico sul ciglio della strada, sotto il sole o la pioggia,...uno di quei pulmini che possono portare 14 persone , ma che usualmente ne caricano 25, per poi rompersi lungo il tragitto o finire fuori strada ...

Al mattino la gente esce dal campo profughi, in cui è costretta a vivere a causa della guerra, per raggiungere i campi coltivabili... percorre dai 5 ai 10 km. a  piedi o in bicicletta, con la zappa sulla spalla, i bambini sulla schiena...torneranno dal terreno zappato prima delle quattro del pomeriggio, orario limite per rientrare nel campo sfollati per ragioni di sicurezza. Sulle spalle la zappa, sulla schiena i bimbi, sulla testa un po' di legna o qualche tubero raccolto per cena.

Si sente spesso dire, soprattutto nel modo ovattato occidentale che la gente “ si abitua “ a tutto...

ma qui questo luogo comune non suscita altro che rabbia, perché nessuno si può abituare alla fame , alla guerra, ad una vita di stenti...nessuno, nemmeno gli africani!

Mi chiedo quanto sapremmo resistere noi, se fossimo nei loro panni o nei panni dei palestinesi o in quelli dei libanesi... e se per un giorno indossassimo la pelle di un povero, un “ piccolo del Signore”, cosa faremmo, sapremmo “abituarci”?

C'è qualcuno che canta: ”quando la ferita brucia la tua pelle si farà ...sopra il giorno di dolore che uno ha...”  ...qui di giorni di dolore ce ne sono stati e ce ne sono tanti... e ancora ogni giorno mi stupisco e mi addoloro nel vedere questi occhi scuri, perle d'Africa, guardare al mondo senza speranza...quanto ancora potrà resistere l'uomo?

Monica    Operazione Colomba - Nord Uganda -