dal Kossovo

Kossovo... dove in ogni casa ti senti a casa!


Di ritorno dal Kossovo le immagini si mescolano ai ricordi di volti di persone conosciute, dei paesaggi meravigliosi che mi hanno lasciato senza fiato e delle sensazioni che non dimenticherò facilmente. Sono arrivata in Kossovo non sapendo quasi nulla della situazione attuale di questo Paese. Dopo un mese ne esco sicuramente arricchita e affascinata dalle culture e tradizioni che lo popolano ma ancora confusa rispetto a questioni politiche da cui derivano tante contraddizioni.

 

La barriera iniziale è stata la mia non conoscenza delle lingue albanese e serba. Barriera non del tutto invalicabile vista la grande accoglienza e ospitalità che questa popolazione ti riserva.

Non potendo utilizzare la parola come mezzo di comunicazione i cinque sensi hanno preso piede e allora..ho sentito l’odore del caffè turco di cui nessuno è sprovvisto, dei cibi, dell’immondizia che viene bruciataho osservato lo sguardo profondo delle persone, le case che sono state bruciate durante la guerra e quelle in fase di ricostruzione, la potenza delle montagne, i gruppi di ragazzini con gli zaini sulle spalle pronti a seguire uno dei turni previsti dalla scuola di Goraždevac o quella di Peja Peć, le signore di una certa età che minuziosamente lavorano a maglia; ho ascoltato i dialoghi delle persone tentando di carpire anche solo una parola che potesse permettermi di decifrare il tema del discorso, i versi degli animali nelle notti silenziose, i frammenti di storie di guerra; sono venuta a contatto con altre mani e la pianta dei miei piedi ha esplorato i pavimenti e i tappeti di tante case, case spoglie, piccole ma piene di calore; poi ho gustato nuove pietanze e il sapore della famosa rakja.

Scorro le foto velocemente soffermandomi su quelle persone che ho avuto il piacere di conoscere: ci sono volti segnati e dietro ognuno ci sono storie da raccontare, storie di popoli che amano questa terra. Storie di vita quotidiana come quella di un’anziana signora che vive in una casa-prefabbricato composta da una sola stanzina. All’interno tutto minuziosamente curato, quadri e soprammobili ordinati, nulla fuori posto. All’esterno un giardino, pieno di fiori colorati e un piccolo orticello. È straordinario vedere come sia riuscita a dar un animo a questa casetta di lamiera!

Oppure la signora kossovara serba di Goraždevac che abbiamo accompagnato a prendere dei documenti di lavoro a Gjakovë abitata in maggioranza da kossovari albanesi e messa sotto assedio durante la guerra. Ci ha mostrato il quartiere dove abitava e lì ha voluto salutare i suoi vicini di casa kossovari albanesi lasciati anni prima. È stata tanta l’emozione: rincontrarsi dopo anni, anni difficili, ritrovarsi con immensa gioia e scoprire che la guerra non ha cambiato ciò che di profondo avevano costruito.

E poi c’è il gruppo formato da giovani kossovari serbi e albanesi che si riunisce per un progetto di fotografia che ha come primo obiettivo il conoscersi e il creare legami al di fuori della storia che li vede l’uno contro l’altro. Guarderanno insieme alla stessa terra che abitano e scopriranno ciò che li accomuna e li unisce.

Aver avuto la possibilità di vedere i loro sguardi partecipi e complici dà la speranza che questo popolo possa riprendere un nuovo e diverso cammino.

Grazie volontari di Operazione Colomba!

Elena