da Cassibile

LA SOLITA ALBA DI CASSIBILE

Dopo la visita a Rosarno e San Nicola Varco, abbiamo deciso di entrare in contatto con un altro punto cruciale nelle tappe dei migranti che seguono le raccolte stagionali: Cassibile, Siracusa. Incontriamo membri di associazioni che operano sul territorio, persone che vivono in questo luogo, immigrati che vi risiedono o che vi rimarranno solo per alcuni mesi.

Sono le 5.30 di una mattina di inizio marzo e già attorno alla piazzetta c'è movimento. Siamo a Cassibile, comune di Siracusa, tappa per i migranti che lavorano a giornata e che qui arrivano a inizio primavera per la raccolta delle patate, fragole, ortaggi; luogo che, assieme a Castel Volturno e Rosarno, è stato indicato dal ministro Maroni come “zona sensibile”.

L'alba inizia a rischiarare questa isolata periferia siciliana persa nel verde, ma sembra distribuirsi in modo non omogeneo sui lati della piazza. A ben guardare però ci si accorge che non è questione di diversa intensità di luce. Sono gli uomini a decidere il formarsi di questo contrasto cromatico. Su un lato infatti sta chi ha la pelle scura; al lato opposto chi è più chiaro; all'estremità della piazza, infine, dentro e fuori il bar pasticceria chi è ritenuto un bianco. Al centro una fontana, luogo un tempo di unione, ma divenuto motivo di scontri tra locali e migranti, dal momento che veniva utilizzata anche per la pulizia personale mattutina dai lavoratori stagionali, in quanto unica fonte di acqua.

Una divisione netta dunque; nessun incontro o mescolanza possibile. Strano pensare che queste persone abbiano qualcosa di profondo che li accomuna: l'esperienza migratoria. Cassibile è nata come luogo che accoglieva i Siciliani che si spostavano su questa terra per divenire braccianti agricoli. Molti abitanti di questa frazione hanno vissuto l'emigrazione nel Nord Italia, in Svizzera, in Germania. Di questo sembra però che nessuno si ricordi. Nella piazza non sembra esserci nulla che possa collegare questi gruppi separati.

C'è chi si avvicina alla fontana per riempire piccole taniche d'acqua da portare nei campi. C'è chi aspetta la persona che lo porterà al lavoro e da cui è già stato ingaggiato; c'è chi attende e spera di potersi guadagnare quei trenta euro, anche se pochi rispetto all'orario di lavoro e se in nero. Alcuni partono sulla macchina dei caporali, per lo più magrebini, a cui dovranno una parte del guadagno per il trasporto e per aver fatto da intermediario con il datore di lavoro.

Dal bar pasticceria molti si allontanano con mezzi propri. Rimangono alcuni della zona scura. Sono ragazzi che vengono dal Sudan, che vivono in tende da campeggio nelle campagne attorno e che sanno che, se saranno fortunati e troveranno lavoro, la sera, dopo le sei, dovranno tornare a piedi, portando con sé l'acqua presa alla fontana. Sono ancora in pochi: quest'anno al stagione della raccolta è stata ritardata dalle condizioni meteorologiche. Molti però stanno per arrivare e non è ancora pronto un piano certo per la loro accoglienza.

Nel 2006, anno in cui si era registrato un numero massimo di presenze di stagionali (si sono stimati più di 500 migranti su una popolazione effettiva di 3000 abitanti), c'erano stati gravi episodi di violenza contro gli immigrati e erano cresciute le proteste dei locali contro gli stagionali.

L'anno seguente il comune e la prefettura decisero di affidare alla Croce Rossa Italiana un campo a cui potevano accedere solamente coloro che erano in possesso di regolare permesso di soggiorno e con controlli stretti all'entrata e all'uscita. Le proteste dei locali però non si placarono, convinti che il miglioramento delle condizioni avrebbe portato un aumento di presenze. Per questo motivo l'anno seguente il campo venne spostato ad Avola, senza però considerare che il centro dove poter trovare lavoro rimaneva a Cassibile, distante una decina di chilometri. Le tende allestite si ritrovarono vuote, con la presenza di sole tre persone. Nel 2009 poi non si trovò nessuna soluzione e nulla venne realizzato: gli immigrati rimasero accampati nelle campagne, senza acqua né elettricità.

Come andrà quest'anno? Ancora nulla di certo e siamo già a marzo. Visto ciò che è accaduto a Rosarno sembra che le autorità, ed in particolare la prefettura, vogliano scongiurare gravi scontri. É stato dunque riproposto il campo della CRI a Cassibile, sempre indirizzato solamente ai regolari, sempre circondato da cancelli e strettamente controllato all'ingresso. Questo potrebbe però portare all'ulteriore isolamento di coloro che non hanno il permesso di soggiorno e ad una maggiore esposizione ad attacchi. La popolazione locale però si è espressa, attraverso il Consiglio di Quartiere, contro tale soluzione e ha promesso di fare barricate se inizieranno i lavori per la realizzazione del campo.

In questo atteggiamento si può leggere paura, pregiudizio, ma soprattutto un senso di isolamento e solitudine; una chiusura che si è radicata ancora di più a causa dell'attenzione mediatica massiccia e sporadica e del sentimento di essere tacciati come razzisti.

Il Consiglio di Quartiere vorrebbe proporre di dare possibilità di rimanere sul territorio solo a chi trova una casa in affitto. Il numero esiguo di case non potrebbe però soddisfare la domanda e soprattutto ci sarebbe il rischio di sfruttamento, con condizioni nel rapporto qualità prezzo inaccettabili. Alcune associazioni avrebbero proposto l'apertura di un centro gestito da volontari (anche per scongiurare gli scandali accaduti in passato sulla gestione del fenomeno migratorio, con gruppi che lucravano indebitamente alle spalle dei migranti), con servizi che dessero la possibilità di recarsi nei posti di lavoro e che favorissero l'abbattimento del meccanismo del caporalato. Sembra però che questa proposta non verrà presa in considerazione.

Nel frattempo i primi raccoglitori stanno già arrivando, non c'è nulla di certo e, nonostante ogni anno questo triste scenario si ripeta, si ragiona ancora per emergenza.

La domanda che in molti si pongono a questo punto è: cosa succederà quest'anno? Nuovi scontri come nel 2006 o un miglioramento della situazione? Molto dipende dal rapporto tra domanda di lavoro ed offerta, ma altrettanto importanti sono le risposte che le istituzioni daranno e della loro capacità di mediare tra le paure e la chiusura che pone la popolazione locale e i bisogni di tutti i migranti, in regola o non con i documenti.

Ma perché queste risposte siano di aiuto a tutti non potranno solamente indirizzarsi a tamponare l'emergenza abitativa, ma dovranno essere volte a sradicare un sistema iniquo che mantiene in condizione di sudditanza le fasce più deboli e a favorire una mescolanza tra quei gruppi che oggi sulla piazza rimangono nettamente distinti.

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