Manifestazione antirazzista - Roma 17 ottobre

Uniti si ha forza per far valere i propri diritti.

 Gli invisibili di Castel Volturno, Villa Literno, Aversa e di tutta la provincia di Caserta, coloro che si devonno nascondere perché senza documenti validi per poter rimanere sul territorio italiano, si sono recati a Roma il 17 ottobre e sono rimasti nei giorni seguenti, per far sentire le loro voci. Circa 2.500 persone partono dalle stazioni dei treni di queste terre dove vivono quotidianamente lo sfruttamento, la non integrazione, la difficoltà nel trovare un lavoro, sempre sottopagato, la minaccia della camorra. Sono coloro che si alzano la mattina alle quattro per andare in zone dove i più fortunati potranno essere reclutati per 20-30 euro al giorno, in lavori di fatica come la raccolta di frutta o verdura o l'edilizia. Ciò che chiedono è l'ampliamento della sanatoria, limitata solo a colf e badanti che lavorano in famiglie con reddito superiore a 20.000 euro annui. Se la sanatoria, le cui domande di regolarizzazione sono state meno della metà di quelle previste, venisse estesa a più categorie di lavoratori, la vita di molti qui cambierebbe.

Per questi uomini, che attendono pazienti alla stazione dalle 5.30 del mattino per andare a richiedere di entrare nella legalità, il permesso di soggiorno è vita: potrebbero spostarsi liberamente alla ricerca di zone dove poter lavorare, senza essere costretti a rintanarsi in queste terre dove non ci sono controlli ma nemmeno occupazione. Per ottenere dei risultati a livello nazionale e a livello locale (la richiesta è anche di accellerare le pratiche arretrate della Questura di Caserta), gli immigrati che da tempo ruotano intorno al Centro Sociale Ex-Canapificio, sanno che non basta la manifestazione di piazza di un giorno, seppur partecipata. La decisione è di rimanere finchè non si otterrà un dialogo con le Istituzioni e delle risposte concrete. Noi di Operazione Colomba, che viviamo a Castel Volturno, abbiamo deciso di rimanere con queste persone, per supportarle, per condividere con loro questi giorni di forti emozioni ma anche di disagio e tensione.
La manifestazione del 17 scorre con il suo lungo corteo gioiosa. Molte le sigle che hanno aderito, poche quelle del mondo cattolico. Chi da molto si impegna nell'organizzazione di manifestazioni antirazziste sostiene che era da anni che non si vedeva tanta gente in piazza per questo scopo. La sera pullman e treni ripartono. Rimangono i migranti di Caserta. Troviamo ospitalità in canoniche, chiese, centri sociali. Nessuno può permettersi sacco a pelo e materassino. Ci si arrangia come si può, con cartoni trovati per strada. Anche mangiare non è scontato: Roma è una città costosa. Scrivo questo per far comprendere quali disagi hanno dovuto affrontare queste persone per chiedere di essere riconosciuti come esseri umani e non come esseri da sfruttare, perché questo sembra trasparire dalla chiusura delle leggi emanate: la volontà di mantenere una fascia di persone nel limbo dell'irregolarità e del lavoro nero, per poter avere manodopera a basso costo, con nessun dovere dello Stato verso di loro e un capro espiatorio ben riconoscibile, verso cui indirizzare l'attenzione, sviandola dai veri problemi degli italiani.
La politica di governo sembra volutamente voler indirizzare la frustrazione e il sentimento di incertezza e insicurezza degli italiani verso categorie più deboli, quelle dei migranti ed in particolare coloro che provengono dall'Africa Subsahariana, più visibili anche se una minoranza rispetto ai flussi migratori. Parlando con i manifestanti, sentendo i loro discorsi dal palco, si sente forte il bisogno di un riconoscimento, non solo legale. Molti ci chiedono provocatoriamente se noi italiani ci siamo sentiti meno insicuri oggi in mezzo a un nutrito gruppo di migranti. Perché quando si parla di sicurezza la mente di molti va al fenomeno dell'immigrazione, vissuto come un problema? Non saremmo tutti più sicuri, italiani e non italiani, se tutti potessero avere documenti? La domenica ci vengono aperte le porte della Chiesa dei Santi Apostoli. Molti sono gli immigrati cristiani. A celebrare Padre Giorgio Poletti, comboniano che vive da 15 anni a Castel Volturno, il quale ripete come questi esclusi dalla nostra società siano il popolo di Dio. Un sentimento di forte unità aleggia nella maestosa chiesa barocca.
Difficile non pensare che queste persone fanno parte del popolo dei fedeli e non chiedersi dove sia la fratellanza cristiana. Molti ragazzi ci spiegano che prima di giungere in Italia erano sereni pensando che il nostro Paese è il più cristiano. Quale delusione all'arrivo. La celebrazione termina dando spazio anche ad una preghiera proposta dal gruppo di mussulmani presenti. La manifestazione continua il sabato, con una maratona oratoria in piazza a cui partecipano parlamentari e rappresentanti del mondo associativo. Una delegazione nel frattempo incontra il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Immigrazione del ministero dell'Interno. E' stato deciso che verrà indetto un tavolo di consultazione e monitoraggio sulla questione delle regolarizzazioni e la possibilità di estensione a altre fasce di lavoratori a cui potranno partecipare alcuni rappresentanti del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta.
Inoltre ci sarà la possibilità di collaborare alla stesura di una legge che recepisca una direttiva europea approvata a luglio che prevede la possibilità di concedere il permesso di soggiorno in particolari casi di sfruttamento. Si è ottenuta inoltre una maggiore apertura del calendario in Questura per la presa in considerazione delle pratiche per ottenere il permesso di soggiorno. Ma non sono solo i risultati immediati che rendono questi tre giorni importanti.
Per noi di Operazione Colomba è stata la possibilità di incontrare le persone tra cui viviamo e con il mondo associativo che opera sul territorio, di creare un tessuto di relazioni, di farci conoscere. Per tutti è stato il crescere della consapevoltezza che il potere non è quello nelle mani di pochi che decidono per gli altri.
Uniti si ha forza per far valere i propri diritti.

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