A due anni dall’uccisione di sei ragazzi Ghanesi, avvenuta il 18 settembre 2010 a Castel Volturno per mano di camorristi facenti capo al boss Giuseppe Setola, la memoria ci chiama ancora. Chiama forte le nostre coscienze, affinchè questi eventi non passino sotto silenzio.
La commemorazione della strage ha visto numerosi presenti e, purtroppo, grandi assenti: primo fra tutti il sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone il quale, sia nei giorni precedenti che in quelli successivi alla manifestazione, ha rilasciato pesanti dichiarazioni rivolte agli immigrati e a tutti coloro che, con costante e faticosissimo impegno, tentano di portare un barlume di giustizia, laddove lo Stato risulta invisibile.
Tutte le associazioni facenti parte della rete anti-razzista di Caserta (Movimento dei Migranti e dei Rifugiati, Ass. Black and White, Ass. Jerry Masslo, Caritas, CSA ex canapificio, Missionari Comboniani-Castelvolturno, Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII-Operazione Colomba, Padri Sacramentini), alcuni esponenti locali dell'Italia dei Valori, Mons. Schettino (vescovo di Castel Volturno), Mons. Nogaro (vescovo uscente di Caserta), l'Imam della comunità Islamica locale e numerosi membri della comunità africana, si sono invece radunati al km 43 della via Domitiana, dove, in seguito ad una breve cerimonia, è stata deposta una scultura dell'artista Raffaele Siciliano, simbolo della bellezza e dell'importanza della condivisione della vita tra diversi popoli, al centro della quale è stata posta una targa con i nomi delle sei vittime e dell'unico sopravvissuto (grazie alle deposizioni del quale i responsabili di tali atti sono tutt'ora sotto processo).
Al di là delle polemiche suscitate dagli illustri assenti e dalle parole del primo cittadino locale, il messaggio gridato a voce unanime ed alla luce del sole dai presenti è stato un messaggio di lotta alla camorra e allo sfruttamento della vita, in nome di una prospettiva comunitaria, interculturale e pacifica, del diritto alla vita, di una condivisione della memoria in quanto strumento per rompere il silenzio.
Sulla targa, sotto i nomi dei giovani Ghanesi, compare la seguente scritta: “La lotta continua. La vostra memoria ci rende più forti.”
Se vuoi vedere il video della commemorazione, clicca qui


