Lunedi 10 maggio l’Università di Caserta ha ospitato l’incontro pubblico organizzato dal Centro Sociale Ex Canapificio dal titolo “TUTTI INDIETRO”. Un momento di incontro e riflessione sul tema dell’immigrazione e sulla drammatica situazione che l’Italia e l’Europa stanno vivendo in questo particolare periodo storico a causa di una sempre più chiara politica xenofoba. I contributi dei relatori presenti, tra cui il presidente del Centro Internazionale Rifugiati, Cristhopere Hein e il protagonista del documentario “Come un uomo sulla terra”, ormai noto amichevolmente come Dag, sono stati ricchi di spunti e hanno aperto diversi punti di domanda ed evidenziato i limiti, per primi etici, ma anche economici e logistici di una macchina governativa e della giustizia che annaspa in quella che alcuni hanno definito una “Sbronza Securitaria”.
Il Ministro Maroni in un suo intervento pubblico di qualche settimana fa ha fatto notare con orgoglio che nel 2009 l’immigrazione clandestina, stando alle statistiche, è diminuita del 92%, dimenticando però che la vita umana non è una semplice equazione matematica e che probabilmente in quel 92% erano tante le persone in fuga dalla guerra o da situazioni di persecuzione e povertà che avrebbero avuto tutte le carte in regola per arrivare in un posto dove vengano riconosciuti i loro diritti umani.
A dimostrazione di questo, sempre per usare i tanto diffusi termini matematici manipolati dai “padroni”, è abbastanza preoccupante il fatto che conseguentemente a questa forte riduzione dei flussi via mare, anche le richieste d’asilo sono diminuite del ben 42%. Forse perché fuori dalle porte della nostra Europa blindata si siano finalmente estinte le guerre prodotte dalle nostre armi a norma CEE? Forse perché le multinazionali petrolifere hanno smesso di devastare gli ecosistemi dei paesi poveri dove non si ha più di che vivere? Forse perché l’Eritrea, il Sudan o la Somalia, in un singulto di democrazia hanno deciso di rilasciare i documenti per permettere di scappare regolarmente ai propri perseguitati?
Una cosa è certa, ribadisce Cristophere Hein, finché si continuerà a parlare di numeri e non di persone la gente non riuscirà mai a rispondere a queste ovvie domande e continuerà a credere che l’Italia e l’Europa sono comunità fondate sul riconoscimento dei diritti. Ma anche questo forse potrebbe essere vero, se pensiamo che da ottobre non vengono più fatti gli ormai noti respingimenti in mare, potremmo bonariamente sperare in una breccia nel cuore dei nostri ministri e un passo indietro dal ciglio di questo pericoloso burrone, ma invece le cose non stanno proprio così…
È sempre il direttore del C.I.R. Cristophere Hein, a presentare un quadro fortunatamente non solo negativo, che porta l’attenzione sul valore umano degli ufficiali imbarcati sulle motonavi di Guardia Costiera e Finanza e sul fatto che chi è delegato dagli stessi mandanti politici ad essere esecutore di tali atrocità, trovandosi quindi da salvatori a carnefici, non riesce davanti alle lacrime e alla disperazione dei cosiddetti “Clandestini” a disobbedire alla propria coscienza anche a rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Per quanto questo bellissimo presagio di acuimento nella crepa istituzionale non si fa attendere la silenziosa contro mossa del governo, che scansando accuratamente le televisioni decide (dato che l’Italia come gli altri paesi europei è un paese dei diritti) di “deportare” la violazione degli stessi diritti fuori dal proprio territorio, impegnando il nostro intraprendente ministro degli interni Maroni in una serie di viaggi nei paesi africani (Ghana, Algeria, Eritrea, etc.), con lo scopo di spostare i confini invalicabili in posti lontani, lontani dalla critica e dal consenso ma soprattutto dai diritti umani.*
Forse questa “deportazione di NON diritti” non è una novità, se pensiamo che lo stesso meccanismo è perpetrato da anni ad opera delle multinazionali italiane e straniere che delocalizzano le proprie attività produttive in aree geografiche dove non esiste alcuna protezione sindacale. La novità quanto il forte campanello d’allarme è però che adesso sia lo stesso governo a ragionare in questi termini disumanizzanti e soprattutto che lo faccia senza pudore.
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*Nel 2009 l’Italia ha finanziato alla Libia 180 mln di euro per il controllo del confine Sud della stessa e in previsione altri 180 mln di euro ad opera della Comunità Europea.


