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Papa Francesco in Colombia per una Pace vera PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Ottobre 2017 07:00

Colombia

La visita del Pontefice in Colombia per celebrare l’inizio di una nuova pagina di storia del Paese, dopo la definitiva consegna delle armi da parte degli ex guerriglieri della FARC, ha emozionato ma anche scosso la gente e le istituzioni dello Stato e della Chiesa.
Le parole del Santo Padre nei diversi incontri, visite e celebrazioni hanno infatti toccato a tutto tondo le numerose e molteplici sfaccettature di una Colombia ancora divisa e alla ricerca della giusta direzione verso la pace. Papa Francesco nel corso di questo ultimo anno si è interessato e speso a favore degli accordi di pace non solo con le FARC ma anche con l’ELN, ma sempre richiamando alla lealtà di un cammino che prevedesse una cambio di rotta, fuggendo le lusinghe dei potenti di turno.
Francesco ha ribadito numerose volte il fatto che i protagonisti del cambio devono essere tutti, e non una classe d’elite, una frazione, un gruppo o una classe sociale.
In teoria tutti sono a favore della pace, ma non tutti capiscono che c’è bisogno dell’inclusione e dell’equità, ha detto il Papa. Il lavoro per la costruzione della pace deve essere svolto giorno dopo giorno sul campo dove vive la gente, esorta Francesco, coinvolgendosi ed agendo, perché non è lecito lasciarci paralizzare dall’aria condizionata degli uffici, dalle statistiche e dalle strategie astratte. Non è concepibile una comoda neutralità, aggiunge, la neutralità di coloro che non scelgono nulla per rimanere nella solitudine di loro stessi.
La riconciliazione, ha detto, non è una parola che dobbiamo considerare astratta, se fosse così porterebbe a sterilità, porterebbe maggior distanza.
Le sue parole hanno messo in luce le ambiguità di una parte della Chiesa colombiana e dello Stato che hanno voluto appropriarsi di un sentimento collettivo per farne bandiera di una pace lontana dalla giustizia e dalla vicinanza alle vere vittime del conflitto.
Con parole di riflessione e di esortazione fraterna il Papa ha fatto giungere chiaro il messaggio che la pace sarà un insuccesso se non si fonderà sull’eguaglianza sociale, se non si smantelleranno corruzione, narcotraffico e tutti quegli interessi economici che stanno al di sopra dei Diritti Umani e del rispetto dell’ambiente. Francesco ha ricordato con commozione tutte le vittime assassinate per aver difeso il proprio diritto alla pace e alla vita, affermando che quando le vittime superano la comprensibile tentazione alla vendetta, diventano i protagonisti più credibili dei processi di costruzione di pace.
Ha infine esortato al rispetto di tutte le minoranze etniche, in particolare degli indigeni, da cui dovremmo tutti apprendere il senso profondo della relazione con la natura e l’ambiente. La storia, ha detto il Papa, ci chiede di assumere un impegno definitivo in difesa dei Diritti Umani: se la Colombia vuole una pace stabile e duratura deve fare urgentemente un passo in questa direzione, che è quella del bene comune, della giustizia e del rispetto dei Diritti Umani e della natura.
Inevitabile non pensare a come tutte queste esortazioni si riferiscano alla vacuità di molte della promesse fatte dal governo riguardo ad esempio alla riforma agraria, alla eradicazione della coca, ai progetti di sviluppo sociale. La speranza di una giusta distribuzione delle terre e della possibilità di autonomia della popolazione contadina, tanto ben decantata sulla carta degli accordi, si scontra
quotidianamente con le proteste ed i rifiuti in sempre più numerose zone dove la gente deve lottare perché la propria terra non venga straziata ed inquinata dalle varie imprese minerarie. Nella regione del Cauca e non solo, gli indigeni NASA sono stati repressi con la forza in queste ultime settimane per aver difeso il proprio territorio.
La strada è dunque ancora lunga ma fanno eco le parole del Papa, che annunciano che dove c’è una persona buona c’è speranza, ed è proprio questo l’inizio del cammino.

 
 
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