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27 giugno 2017: Le FARC hanno riconsegnato le armi PDF Stampa E-mail
Martedì 18 Luglio 2017 17:37

Colombia

Senza alcun dubbio il 27 giugno 2017 sarà annoverato come un altro importante momento storico nel lungo cammino dell’Accordo di Pace dell’Avana tra il governo e le FARC che hanno lasciato, in questa data, le ultime loro armi in mano alle Nazioni Unite.

La consegna di tutto l’armamento, posticipata più di una volta a causa dei ritardi e della mal organizzazione dello Stato rispetto all’iter concordato, si è finalmente completata ed è stata celebrata nel municipio di Mesetas nel dipartimento del Meta alla presenza del Presidente colombiano Manuel Santos e di Rodrigo Londoño conosciuto come “Timochenko”, massimo leader delle FARC.

Inizia così l’entrata ufficiale alla vita civile di migliaia di ex guerriglieri; il loro futuro però è molto più incerto di quanto il governo ufficialmente si sia impegnato a garantire attraverso gli Accordi di Pace. Sicuramente è doveroso dire che chi ha saputo rimanere fermo nella decisione di non imbracciare più le armi sono state le FARC, perché in generale, in gran parte dei settori politici, militari e anche sociali, la fine dell’attività armata del più grande gruppo ribelle della storia dell’America Latina, non sta trovando grande entusiasmo né appoggio.
Con l’etichetta che gli uomini e donne delle FARC sono comunque e sempre terroristi, l’apologia alla guerra dell’ex Presidente Uribe trova non pochi sostenitori. Come non fosse bastato il suo intervento nella distruzione di buona parte degli Accordi firmati a Cartagena, soprattutto riguardo all’impunità dei membri della Forza Pubblica, Uribe continua a promuovere la violenza e l’odio in un Paese abituato comunque a sottomettersi in un modo o nell’altro ad un gruppo armato sia esso legale o illegale.
E questo si comprende bene attraverso le parole di Londoño il 27 giugno che, alzando al cielo una neonata di 7 mesi, ha annunciato: “questi sono ora i figli della pace. I nostri semi saranno l’arma più potente”.
Il leader ha continuato poi il suo intervento affermando che le FARC non cesseranno di esistere ma che sicuramente rinunceranno alla lotta armata per continuare con quella legale e pacifica. In queste parole non è difficile intuire come Londoño abbia cercato di dar voce alle paure ed insicurezze che tutti gli ex guerriglieri stanno vivendo in questo momento così delicato e importante della loro vita.
Ora, ha continuato Londoño in tono duro, quello che ci si aspetta è che si compiano tutti i passi
stabiliti nell’Accordo di Pace per l'integrazione alla vita sociale e politica degli ex combattenti, la riforma agraria e per le garanzie di giustizia e sicurezza, ricordando le tante mancanze, ritardi e incompiutezze fino ad ora commesse dallo Stato rispetto agli accordi presi.
Ma ben altri timori si celano dietro a queste parole, e sono quelli che si riferiscono alla possibilità che agli ex combattenti tocchi la stessa sorte di tutti i smobilizzati dell’M19, dell’Epl, o ai membri della sinistra dell’Union Patriotica e cioè lo stermino per mano dello Stato attraverso i gruppi paramilitari. E come non temerlo? Poco prima dell’apertura della cerimonia a Mesetas, nella terra del così chiamato Llanos Orientales, un musicista pizzicava la tipica arpa savanera con le note del canto che ricordava la storia di Guadalupe Salcedo, storico guerrigliero liberale, che consegnò le sue armi al generale Pinilla nel 1953, per essere poco dopo assassinato nelle via di Bogotà.

 
 
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