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V Foro Internazionale di Nonviolenza PDF Stampa E-mail
Venerdì 07 Aprile 2017 17:33

Difensori dei difensori dei Diritti Umani, anche l'esperienza di Operazione Colomba nel Quindìo

L'ultima giornata del Foro nel Quindìo, ha visto lo svolgimento di quattro pannelli tematici particolarmente stimolanti per chi si interessa di conflitto, nonviolenza e riconciliazione.
I titoli:

  • Patriarcato, genere, diversità e pace;
  • Memoria, resilienza e riconciliazione;
  • Guerra, resistenza, autonomia e ricostruzione comunitaria del tessuto sociale;
  • Difensori dei difensori dei Diritti Umani.

 

Tra i relatori di quest'ultimo pannello, assieme a FOR, PBI, Somos Defensores e Defensoria del Pueblo, anche Operazione Colomba.
Ciascun gruppo ha illustrato la propria modalità di intervento, di accompagnamento e di strategia, a livello locale e internazionale, per proteggere i difensori dei Diritti Umani che accompagna.

Come emerso e precisato, in particolare, dalle parole del relatore di Somos Defensores: “In Colombia esistono diverse forme per proteggere i difensori dei Diritti Umani minacciati: ci sono percorsi di aiuto alle comunità per rafforzare i loro stessi processi di resistenza e le reti internazionali che li sostengono; c'è un programma di protezione statale, che non sempre funziona, ma comunque è previsto; c'è l'accompagnamento internazionale come quello di Operazione Colomba, FOR e PBI. Il tema non è solo come comprendere il contesto di rischio in cui si opera, ma anche come si possono difendere i difensori dei Diritti Umani e avere ben chiaro che questa è una attività rischiosa in Colombia. E ora più che mai, proprio con la firma degli Accordi di pace, tutte queste forme di protezione diventano più necessarie che mai”.
Perché, ha continuato il relatore, proprio a fronte dell'ultimo rapporto pubblicato da Somos Difensores, sulla condizione dei difensori dei Diritti Umani in Colombia: “Dopo la morte di un difensore dei Diritti Umani, è molto difficile che il processo da lui iniziato continui, perché l'annichilimento è totale. Sono queste però le persone che vanno protette perché sono quelle che conoscono il territorio, i contesti sociali, come agiscono i gruppi armati e sono quelli che possono promuovere forme di resistenza. Per questo si trovano nell'occhio del ciclone.
Gli omicidi in generale, nel Paese, sono diminuiti, ma sono cresciuti tantissimo quelli dei difensori dei Diritti Umani e non succede nulla perché gli occhi sono puntati altrove. Tra l'altro i dati non sono realistici perché dalle aree più isolate e nel sud del Paese non è possibile raccoglierli. Cauca, Antioquia, Valle, Nariño e Nord di Santander sono i dipartimenti con il maggior numero di casi documentati.
I più colpiti sono i leader sociali, di comunità indigene e contadine.
Il modus operandi (gli omicidi avvengono per lo più nelle prime ore del mattino, nella casa del difensore dei Diritti Umani e spesso in presenza di un suo famigliare) è lo stesso invece che si registra dal 2010, quindi da ben prima della firma degli Accordi di Pace e questo significa che c'è un 'pedinamento' del difensore dei Diritti Umani, della sua famiglia e un'impunità garantita”.
Suggestivo, ma molto indicativo, il titolo dell'ultimo rapporto di Somos Defensores: Que la paz no nos coste la vida. Che la pace non ci costi la vita.


 
 
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