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I desplazados in Colombia PDF Stampa E-mail
Giovedì 17 Maggio 2012 09:42

Colombia

Intervista alla Asociacion Campesinas de Antioquia (ACCA)

In questo mese abbiamo avuto l'occasione di conoscere alcuni rappresentanti della “Asociacion Campesinas de Antioquia (ACCA)” di Medellin che hanno accettato di concederci una piccola intervista. Questa testimonianza dimostra come la realtà dei fatti in questo paese sia sempre più distaccata da quello che la politica e i suoi rappresentanti raccontano al mondo intero. In particolare riportiamo qui l'intervista a Gustavo, rappresentante dell'ACCA dal 2002, che ci parla dei “desplazados” e che spiega le reali motivazioni che sottostanno a questo fenomeno.

Come nasce e di cosa si occupa la “Asociacion Campesinas de Antioquia” (ACCA)?

La sede dell'associazione ACCA è situata nel nord del dipartimento di Antioquia. Il nostro lavoro è per la maggior parte un lavoro di comunicazione. L'organizzazione nasce da alcuni contadini alla fine degli anni ottanta, nel mezzo delle problematiche del momento nel Paese, come l'apertura economica e le nuove liberalizzazioni. Uno dei primi problemi fu con i produttori di caffè,  una delle coltivazioni più diffuse, che fu colpita in quegli anni da una crisi molto forte. Poi, a seguito di quella che fu chiamata la “Rivoluzione Verde”, ovvero la diffusione delle monocolture di caffè e non solo, i contadini si trovarono ad affrontare un forte ribasso dei prezzi. Tale ribasso li portò a domandarsi se sarebbero riusciti a sopravvivere producendo esclusivamente un solo prodotto. La risposta fu per lo più negativa e la gente iniziò ad organizzarsi. Come prima cosa si cercò di saldare i debiti che i contadini avevano nei confronti delle banche agrarie e delle banche di credito del governo che li avevano aiutati durante la crisi; si richiese che venisse riconosciuto il condono di questi debiti e che venissero risarcite tutte le perdite che i contadini stessi avevano subito con questa. Il governo però non considerò le loro richieste, e fu così che i contadini iniziarono ad auto-organizzarsi.

I membri dell'associazione sono tutti “desplazados”?

No, l'ACCA nasce come conseguenza della crisi della quale ho appena parlato. Negli anni novanta, periodo di grande repressione in Colombia, furono i contadini stessi ad organizzarsi in gruppi. Questi anni furono inoltre periodo di consolidamento di grandi progetti statali di natura economica, come la promozione di coltivazioni esclusive, che si distaccavano dalle vere necessità dei contadini, ed erano gestite dai grandi produttori.
In questo momento inizia la repressione e lo sfollamento forzato. Qui in Colombia diciamo sempre che non ci sono “desplazados” perché c'è la guerra ma al contrario, c'è la guerra perché la gente se ne vada e abbandoni le proprie terre. Questo è quello che successe in Antioquia e in molte altre regioni del paese. Questi sfollamenti forzati sono da sempre supportati dalle organizzazioni paramilitari e dal potere che queste organizzazioni hanno in queste regioni. Anche ACCA è stata vittima di molti attentati paramilitari che hanno visto molti dei contadini fondatori perdere la vita e che hanno costretto molti altri a sfollarsi nelle città. Il momento peggiore è stato a metà degli anni novanta, tra il '95 e il '96 quando quasi tutti i contadini si erano spostati nelle città. Medellin iniziò a ricevere moltissimi “desplazados” provenienti da differenti zone di Antioquia e non solo. I contadini portarono con loro lo spirito organizzativo appreso nelle zone rurali e iniziarono a riunirsi in gruppi anche nella città per riappropriarsi delle proprie terre e dei propri diritti. La repressione paramilitare però seguì anche nelle città. Qui l'ACCA intervenne e iniziò a lavorare con i “desplazados”.  È proprio in questi anni che io entro a far parte dell'associazione. Io sono uno studente di Comunicazioni Sociali e sono entrato nell'ACCA perché ero preoccupato per il  problema dello sfollamento forzato e volevo dare voce alla questione. Al tempo, nell'ACCA già era presente un gruppo di studenti e lavoratori professionali che ha reso possibile lo sviluppo della stessa da associazione contadina a vera e propria ONG. Al giorno d'oggi ci occupiamo di appoggiare e accompagnare le comunità di “desplazados” perché sappiamo che questa è l'unica modalità che abbiamo per sostenere queste persone. Nel 2004-2005 alcune comunità sentirono la necessità di ritornare nelle loro terre, così cominciarono per noi gli accompagnamenti ad alcune di queste che iniziarono a rientrare nelle loro proprietà, tentando di supportare il loro reinserimento nei luoghi d'origine.

Quindi adesso godete dell'accompagnamento di internazionali?

Si, noi facciamo parte di un collettivo che si chiama Collettivo Dei Diritti Umani di Medellin, che è accompagnato da molto tempo da Brigata de Paz (PBI) e ormai da cinque anni anche da FOR (Fellowship of Reconciliation).

Quali sono le relazioni con i membri della Comunità di Pace di San Josè de Apartadò?

Fondamentalmente siamo entrati in relazione con la Comunità di Pace tramite il “Movimento delle Vittime Contro i Crimini di Stato della Colombia”. Questo movimento unisce molte organizzazioni collettive e molte persone vittime dei crimini di Stato, come la sparizione e lo sfollamento forzato e le esecuzioni extragiudiziali. Già in precedenza avevamo informazioni sulla zona di Urabà e sulla Comunità di Pace di San Josè de Apartadò grazie anche all'accoglienza da loro fatta a molti che chiesero aiuto dalla città di Medellin quando ce ne fu bisogno. Quindi  per noi la Comunità di Pace è un punto di riferimento per la sua esperienza di resistenza.
Noi siamo arrivati alla Comunità 4-5 anni fa e iniziammo il nostro lavoro con alcuni membri, registrando e intervistando le persone. Questo processo diede vita a un rapporto di solidarietà e fratellanza con la Comunità di Pace, alla quale riconosciamo il suo valore per la resistenza e lo sforzo che mette in un progetto del quale anche noi condividiamo le basi, come la lotta al narcotraffico, al paramilitarismo e all'espropriazione della terra; quest'ultima ad oggi si direziona verso il progetto che il governo chiama “locomotore dello sviluppo”, che altro non sono che le grandi opere che riguardano la costruzione di miniere, i progetti sull'acqua come la costruzione di dighe o progetti che riguardano l'energia e lo sfruttamento delle risorse naturali come il carbone e il petrolio. Noi continuiamo con la stessa logica ad appoggiare la lotta dalla Comunità di Pace per la “consolidazione del territorio”, ma appoggiamo anche altre realtà che condividono questa strada, come alcune comunità di resistenza nel “Bajo Atrato” (regione del Chocò) nel sud del paese o come alcune comunità indigene. La guerra ha fatto molti danni per quanto riguarda l'unione e l'organizzazione che ognuno aveva nel proprio gruppo culturale però, nonostante questo, la gente sta facendo molti sforzi per ritrovare un'articolazione e un'organizzazione che generi fiducia, perché la guerra  crea separazione e tende a distruggere tutto questo, quindi per noi è molto importante questa solidarietà. Oggi i giovani della Comunità di Pace fanno anche parte di un progetto dell'ACCA che risale al 2008, un progetto di formazione audiovisivo rivolto a giovani contadini.   Attraverso tale progetto i “campesinos” possono parlare della loro vita, di quello che gli sta succedendo,  possono raccontare il loro punto vista su quello che sarebbe meglio fare, i loro sogni, i loro problemi ma anche effettuare proposte concrete per quello che riguarda le comunità. La Comunità di Pace di San Josè de Apartadò ha portato molto allo sviluppo di questo processo, soprattutto perché, grazie alla sua esperienza, è un esempio per le altre comunità attualmente meno organizzate.

Grazie.

 
 
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