SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di giugno, in Israele, i principali argomenti di cui si è parlato riguardano l’imminente annessione, programmata per il 1° luglio 2020, e una nuova ondata di Covid-19 che ha colpito il Paese.
Come dichiarato da Benjamin Netanyahu, nuovamente Primo Ministro di Israele (ora a processo per frode dinnanzi alla Corte israeliana), la data di inizio per il procedimento di annessione dei Territori Occupati è il 1° luglio. Durante tutto il mese di giugno, si è discusso più volte di quale siano i termini di questa annessione, in quanto non vi è un preciso piano di cosa essa dovrebbe comprendere, e quali effetti potrebbe portare. Da un’iniziale proposta di annettere quasi tutta la Valle del Giordano e diverse zone in Area C, le ultime indiscrezioni vorrebbero l’annessione comprendere solo i più grandi insediamenti in Palestina: tra questi, quello di Gush Etzion e di Ma’ale Adumim, diminuendo quindi in maniera importante le zone che sarebbero ipoteticamente annesse.

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SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di maggio in Israele è stato formato il nuovo Governo di unità nazionale, presentato alla Knesset il 17, il primo dopo oltre un anno di stallo e tre tornate elettorali.
Il Governo, unitosi per l’emergenza Covid-19, sarà guidato da Netanyahu per i primi 18 mesi, mentre l’ex capo di stato maggiore Benny Ganzt, leader del partito Blu-Bianco, gli succederà nel novembre 2021.
Oltre a far fronte alla pandemia, il nuovo Governo ha da subito espresso la sua decisione nel compimento di un altro obiettivo: l’annessione di parte dei territori occupati palestinesi entro l’estate.
Il piano proposto da Netanyahu, ma ancora in discussione, prevederebbe il “trasferimento della sovranità israeliana” in circa il 20% della Cisgiordania, annettendo le colonie israeliane nella Valle del Giordano. La città di Gerico e i suoi dintorni sarebbero esclusi dall’annessione e ridotti ad un’enclave.

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SITUAZIONE ATTUALE

Durante il mese di Aprile in Israele sono continuate le consultazioni governative per la formazione di un nuovo Governo di unità nazionale. Dopo la decisione del Presidente di non rinnovare l’incarico a Benny Gantz, Rivlin ha deciso di concedere ancora 21 giorni (che si concluderanno i primi giorni di Maggio) per permettere ai due leader, Benjamin Netanyahu del Likud e Gantz di Blu e Bianco, di trovare un accordo, prima di indire nuove elezioni, le quarte in poco più di un anno.
Connesso alle elezioni, in Israele si è continuato a discutere del piano di annessione della Valle del Giordano che Netanyahu ha portato avanti durante la campagna elettorale: una porzione importante di quella che secondo gli Accordi di Oslo viene definita Area C (ossia un’area della Cisgiordania sotto controllo civile e militare israeliano), la Valle del Giordano, diventerebbe parte dello Stato di Israele.

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SITUAZIONE ATTUALE

A marzo in Israele si è tornato a votare per la terza volta in un anno, nel tentativo di formare un Governo e di rinnovare i 120 posti della Knesset, il Parlamento israeliano. Dopo le seconde elezioni, avvenute lo scorso Novembre, in cui Netanyahu ha ottenuto la maggioranza dei voti ma senza raggiungere i 61 posti richiesti dalla legge israeliana per governare, vi è stato il tentativo di formare un Governo di Unità Nazionale, non accettato da Benny Gantz (ex Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate) per l’appoggio da parte dell’Estrema Destra alla coalizione di Netanyahu. Il risultato di questa terza tornata elettorale è stato però simile, con una maggioranza guadagnata dal partito Blu e Bianco guidato da Benny Gantz, senza che quest’ultimo abbia ottenuto i numeri per la formazione di un Governo con la propria coalizione.

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SITUAZIONE ATTUALE

In tutta la Cisgiordania i palestinesi hanno continuato a protestare contro l’"Accordo del secolo", rendendo chiaro al mondo che la proposta avanzata dall'amministrazione Trump non è affatto un accordo, ma piuttosto un piano per consentire a Israele di annettere legalmente grandi quantità di terra appartenenti alla Palestina, compresa la valle del Giordano. Le forze armate israeliane hanno risposto alle proteste con l’uso di armi, bombe sonore e gas lacrimogeni: numerosi i feriti e anche alcune vittime tra i palestinesi.
Anche al di fuori della Palestina, in Europa e negli Stati Uniti, numerosi attivisti hanno manifestato contro la proposta USA.
Dopo molti rinvii l'Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha pubblicato un elenco, che è stato a lungo atteso dal movimento BDS, di 112 aziende che fanno affari con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania che, assieme agli avamposti, rimangono illegali ai sensi del Diritto Internazionale.  

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