Novembre 2018

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Dopo la sosta di riorganizzazione, Operazione Colomba in Palestina riapre i battenti con una modalità nuova: provare ad essere presente “non solo” nel sud della Cisgiordania, ma anche in altre aree, ascoltando e tentando di rispondere alle necessità di protezione delle persone.
Un piccolo gruppo di volontari quindi è partito all'inizio del mese per "preparare il terreno": in una affollata riunione è stata condivisa la nuova presenza con tutte le persone delle colline a sud di Hebron e attivisti israeliani.
Tutti hanno chiesto ovviamente di non lasciare completamente l'area perché risulta fondamentale l'esperienza dei volontari di Operazione Colomba in loco ma, consci della loro forza di una ventennale resistenza popolare nonviolenta, nessuno ha obiettato sull'esigenza di mettere quella stessa esperienza a servizio di chi è ancora più vulnerabile.

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Ottobre 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Ottobre è periodo di raccolta delle olive in Palestina, momento atteso e prezioso per la possibile fonte di reddito che ne deriva.
Interi clan famigliari si riuniscono.
Purtroppo anche quest'anno molti palestinesi non hanno potuto raccogliere le proprie olive.

Leggi l’articolo di Hamira Hass su BoccheScucite

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Settembre 2018

SITUAZIONE ATTUALE

La situazione a Gaza non accenna a migliorare: l’esercito israeliano ha continuato a usare la forza contro i civili palestinesi che partecipano a manifestazioni pacifiche lungo la zona orientale e settentrionale. Il 28 settembre sette Palestinesi (tra cui due bambini) sono stati uccisi dai cecchini israeliani; il numero più alto dal 14 maggio 2018, quando in un solo giorno sono stati uccisi 42 Palestinesi.
Nel mese di settembre in Cisgiordania l’attenzione è ruotata intorno al villaggio beduino di Khan al Ahmar, Gerusalemme est. Khan al Ahmar è uno dei 45 villaggi sotto costante minaccia di demolizione a favore di un progetto di insediamento israeliano, che mira a collegare la colonia di Ma’al Adumin e Kfar Adumin. L’obiettivo del progetto è quello di completare una mezzaluna di colonie attorno a Gerusalemme Est, dividendo ulteriormente la Cisgiordania in due.

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Agosto 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Il mese di Agosto ha visto alcune manifestazioni di protesta a Tel Aviv: il giorno 4 da parte della comunità israeliana dei drusi ed il giorno 11 da parte della minoranza araba d’Israele.
Entrambe hanno protestato contro la nuova legge approvata da Israele, che dichiara il Paese Stato nazionale del popolo ebraico.
La situazione a Gaza invece non accenna a migliorare: alcuni palestinesi sono stati uccisi i primi del mese dalle forze armate israeliane, le quali, in seguito all’eliminazione di altri due manifestanti, il giorno 19, hanno chiuso il valico di Erez, ovvero l’unico passaggio di accesso alla Striscia.
La chiusura della frontiera si è verificata nonostante i tentativi da parte dell’Egitto e dei funzionari delle Nazioni Unite di raggiungere una tregua a lungo termine tra Israele e Hamas.

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Luglio 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Il mese di luglio vede nuovi scontri e bombardamenti sulla Striscia di Gaza.
In seguito all’uccisione di un soldato israeliano sul confine, lo Stato di Israele ha risposto con un attacco aereo di larga scala, definito come il più violento dopo la guerra del 2014 a Gaza. Questo evento arriva al culmine di una serie di tensioni sul confine tra Israele e Gaza, in cui più di centoquaranta civili palestinesi sono stati uccisi.
Anche sul fronte legislativo la situazione appare controversa. Due leggi, in particolare, la cosiddetta ‘Breaking the Silence Law’ e la ‘Nation-state Law’ hanno fatto clamore. La prima prende di mira le organizzazioni no-profit che sostengono azioni legali dall’estero su violazioni dell’esercito israeliano, impedendo loro di tenere conferenze presso scuole e università. La seconda, che decreta lo Stato di Israele come lo ‘stato-nazione’ del popolo ebraico e l’ebraico come lingua ufficiale, ha conseguenze significative sulla popolazione araba con cittadinanza israeliana, di religione in prevalenza cristiana e musulmana e di lingua araba. Questa legge, dunque, se da un lato declassa ufficialmente questi cittadini, che costituiscono più del 20 % della popolazione israeliana, dall’altro incoraggia la creazione e l’espansione di colonie all’interno dei Territori Palestinesi Occupati.

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