SITUAZIONE ATTUALE

Durante questo mese si sono verificate molte aggressioni, sia da parte dei coloni dell'avamposto illegale di Havat Ma'On sia da parte delle forze militari israeliane.
Il mese è inoltre terminato con un'ulteriore aumento della violenza da parte dell'esercito d'Israele: in occasione dell'anniversario dello Yom Al-Ard, il Giorno della terra, commemorato il 30 Marzo, l’esercito israeliano ha schierato lungo il confine con la Striscia di Gaza circa 100 cecchini che hanno ucciso sedici palestinesi e ne hanno feriti più di mille durante una manifestazione pacifica.

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SITUAZIONE ATTUALE

Febbraio è un mese nel quale il sole continua a splendere anche se accompagnato ancora da qualche giorno di pioggia e vento, che permettono ai raccolti di divenire sempre più abbondanti.
Inizia anche la raccolta del Kaub, un’erba utilizzata nella cucina palestinese, che insieme all’incessante pastorizia, ripopola le colline di pastori e ragazzi.
Tutto ciò però viene reso difficile dagli attacchi dei coloni e dalla sempre più pressante presenza dell’esercito israeliano che tramite dichiarazioni di “Close military zone” (aree militari chiuse in cui viene negato ogni accesso) e arresti, allontana i Palestinesi dalle proprie terre.
La costante occupazione militare del territorio si palesa anche tramite i numerosi check-point e raid notturni che durante il mese divengono frequenti.
La risposta arriva anche da parte dei ragazzi del Sumud Camp di Sarura i quali persistono nel far rivivere il villaggio e iniziano anche ad aprirsi in direzione di altri villaggi, per portare sostegno e solidarietà nei momenti più difficili. Anche questo è il Sumud, questa è la resistenza.

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SITUAZIONE ATTUALE

Con l’inizio del nuovo anno continuano, perlopiù nelle città della Palestina, le manifestazioni contro la dichiarazione con cui Trump riconosce Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato di Israele. A queste si aggiungono le proteste contro l’incarcerazione di Ahed Tamimi, attivista palestinese appena sedicenne, accusata di aver schiaffeggiato un soldato israeliano che tentava di entrare in casa sua. In occasione di una delle numerose manifestazioni che si tengono a Nabi Saleh, villaggio di origine di Ahed, il Comitato Popolare delle South Hebron Hills partecipa con una consistente delegazione a cui si uniscono anche i volontari di Operazione Colomba.
A sud di Hebron il mese di Gennaio è caratterizzato da forti piogge e venti alternate a giornate di sole splendente. Grazie a questo le colline si tingono di verde e permettono agli abitanti dell’area di iniziare il periodo di pastorizia, che spesso comporta anche il confrontarsi con i coloni o le forze militari israeliane che occupano il territorio.

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SITUAZIONE ATTUALE

Dicembre. Contro ogni aspettativa è un mese caldo e soleggiato che vede i palestinesi recarsi ad arare e seminare i propri campi, aspettando speranzosi che inizi a piovere per avere un raccolto abbondante e cibo per le pecore.
Il lavoro nei campi è reso difficile dai coloni e dalle forze dell’ordine israeliane, che per presunte ragioni di sicurezza tentano di impedirne il normale svolgimento, ma è proprio in momenti di difficoltà che esce la determinazione dei palestinesi che, nonostante gli ostacoli, riescono a finire il lavoro intrapreso.
Dicembre è un mese “caldo”, non solo per il clima, ma anche per la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato israeliano.

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SITUAZIONE ATTUALE

Novembre. L’inverno, e il freddo, arriva anche ad At-Tuwani, alle porte del deserto del Negev. Tempo di semina, che ha visto molte famiglie recarsi a coltivare la propria terra nelle valli vicine al villaggio, e molto vicine anche all’avamposto israeliano di Havat Ma’On.
Storicamente, tempo di demolizioni. In questo periodo se ne registra abitualmente un incremento, il più alto di tutto l’anno; un fenomeno che coincide non per casualità con l’arrivo dei primi freddi, quando la popolazione sfollata e/o che vuole ricostruire, si trova maggiormente in difficoltà dovendo affrontare intemperie e clima rigido.
Numerose le notizie questo mese di ordini di stop-working e di demolizione consegnati nel Massafer Yatta, anche chiamata Firing Zone 918 (sette solo nel villaggio di Khallet Athaba) ma non solo.

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