SITUAZIONE ATTUALE

SIRIA - LIBANO
Gli occhi della diaspora siriana sono rivolti con grande dolore verso Idlib.
Negli scorsi mesi le forze governative, con gli alleati russi, hanno iniziato ad assediare la città, attraverso il blocco di alcune delle autostrade statali che portano alla regione di Idlib, come quella che arriva da Latakia e quelle che arrivano da Hama (la M5) e da Aleppo, al fine di riprendere il collegamento tra la capitale e queste zone del nord.
Dopo un lungo periodo di attacchi aerei su Khan Shaykhun, i bombardamenti si sono concentrati nella zona di Maarat al-Numan.
Solo negli ultimi 10 giorni di dicembre, a causa dei bombardamenti, sono state uccise 160 persone (di questi 40 bambini e 32 donne) e sono circa 216.000 i siriani sfollati, che hanno lasciato l’area di Maarat al-Numan deserta. Per i civili non ci sono più aree in cui fuggire se non la zona al confine con la Turchia.

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SIRIA - LIBANO
Nell’ultimo mese le persone sono tornate in strada e si sono registrate manifestazioni a Daara, Deir Ezzor e Raqqa contro il regime, contro la forte presenza militare sia iraniana (e di Hezbollah) che russa.
Pesanti e frequenti sono stati i bombardamenti turchi nelle zone curde, che hanno ovviamente portato alla morte di numerosi civili, tra cui donne e bambini. La Turchia ha dichiarato che l’operazione è stata contro il PKK e le milizie curde, ma i dati parlano chiaro: sono tantissimi i civili coinvolti.
Il massacro di civili continua anche ad Idlib, nelle zone circostanti e nelle campagne di Aleppo, sottoposti a bombardamenti da parte della Russia e del regime siriano. Tutto il nord-est della Siria non conosce pace, la popolazione è stremata.
Inoltre, le condizioni socio-economiche del Paese sono sempre più drammatiche: la lira si è svalutata rispetto al dollaro, aggravando ulteriormente la situazione per la popolazione civile.

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SIRIA - LIBANO
La guerra continua ad infuriare nella vicina Siria.
Nel mese di settembre la Turchia ha lanciato l’offensiva “Operazione sorgente di pace”, che ovviamente a dispetto del nome, sta portando solo altri massacri nel nord est della Siria, a danno della popolazione civile, soprattutto curda, ma anche araba.
Intanto, anche l’offensiva Russa avanza nella vicina Idleb e non accenna a terminare la strage dei civili, che sono sempre stretti tra la morsa delle bombe filo-governative da un lato e dai gruppi islamisti dall’altro.
Sempre a Idleb la popolazione civile è scesa in strada proprio per denunciare questa situazione: contro il regime e contro i gruppi terroristi che controllano la zona.

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SIRIA - LIBANO
La situazione della sicurezza non accenna a migliorare nel Paese.
Infatti, nella campagna di Daraa sono stati registrati almeno 4 morti tra i civili, le circostanze sono ignote ma l’episodio è indicativo del livello di sicurezza nelle zone “pacificate” del Paese.
Nel nord, invece, dove la guerra non è mai finita, il regime è entrato nella zona di Idlib, conquistando khan Shekhun per la prima volta dal 2011.
In seguito a ciò, il regime e la Russia hanno continuato ed intensificato i bombardamenti nelle zone di Kafr Nabl e Maarret Namal, sempre nell’area di Idlib.

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SIRIA - LIBANO
In questo mese caldo, le bombe sulle città e le campagne a sud di Idlib sono proseguite senza sosta (10.223 bombe cadute da aerei da guerra e 6.819 razzi via terra secondo i White Helmets), contribuendo all’aumento dei morti tra civili e al numero di sfollati interni, che non sapendo più dove fuggire, si stanno condensando in massa nei villaggi in prossimità del confine turco. Alcuni degli sfollati il 30 agosto hanno persino provato a sfondare le barriere della frontiera per entrare in Turchia dalla zona di Bab al-Hawa, in parte riuscendoci. Quando l’esercito regolare avrà preso anche Ma’arat al-Numan, sotto forti bombardamenti nell’ultima settimana del mese, non resterà che Idlib come ultima roccaforte dei gruppi armati che hanno combattuto in questi mesi. Nel frattempo, a inizio agosto, l’ambasciata statunitense in Turchia ha dichiarato l’istituzione di un centro operativo congiunto per la creazione di “safe areas” nella parte Nord della Siria sotto controllo turco-statunitense: secondo alcune interviste lo scopo sarebbe il rientro di profughi siriani provenienti dalla Turchia.

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