La rissa - Il sogno infranto

La rissa

Oggi ho vissuto il primo momento "pericoloso" dell'essere volontaria di Operazione Colomba.
Ero a Tripoli con David, stavamo per salire su un service dal Tal, l'incrocio di Tripoli da cui partono i van utilizzati per il trasporto, per ritornare al campo di Tel Abbas dopo aver accompagnato Sami ad un controllo.
Sami è un giovane siriano di circa 30 anni. Durante la guerra in Siria ha vissuto 2 anni in prigione senza nessuna motivazione se non quella di essere una cavia per dimostrare il potere del regime.
Lì ha subito violenze durissime, torture con l'elettricità e le conseguenze che da allora si porta appresso se le porterà per tutta la vita.
Ora soffre di epilessia e soprattutto quando si parla di guerra o quando semplicemente ricorda qualche episodio di tortura è facile che il suo corpo risponda con degli attacchi.
È difficile controllarsi e le medicine a volte non sono sufficienti.

Con lui c'è la moglie, energica e forte, lo accompagna, lo tiene per mano.
All'incrocio di Tripoli, dove si prendono i service per il ritorno verso Tel Abbas, un signore infastidito per il fatto che non abbiamo scelto il suo service, inizia ad insultare la donna, a dirle che i siriani come lei non dovrebbero trovarsi in Libano; sottolinea inoltre che il marito non dovrebbe bere il succo che tiene in mano poiché va contro le regole del Ramadan.
La donna risponde determinata all'offesa, ma la reazione dell'uomo non si ferma alle parole, diventa violento e le dà un calcio.
Sami, il marito, non riesce a fermare la sua rabbia e a sua volta risponde all'azione del signore del service ricevendosi anche lui un pugno.
La rabbia improvvisa di Sami si scarica improvvisamente sulla bottiglietta di succo che tiene in mano, che esplode.
Io e David proviamo a metterci in mezzo e a fermare gli insulti.
Spostiamo Sami dalla folla che continua imperterrito a seguirlo chiedendogli le cose più inopportune ("da che parte della Syria arrivi?"), si aggiunge anche un militare dell'esercito libanese che scende dalla camionetta appostata vicino all'incrocio...e a quel punto l'attacco arriva.
Il suo corpo vibra, il sudore gli bagna il corpo, la preoccupazione cresce.
Dopo pochi minuti l'attacco epilettico finisce, saliamo subito su un service per toglierci dalla folla che imperterrita infastidisce.
Con ancora un po' di paura, seduti sul service ricominciamo il viaggio verso il ritorno, direzione Tel Abbas.
Ilaria


Il sogno infranto

Oggi al campo di Tel Abbas, in tarda mattinata, si presentano alla nostra tenda due signori.
Uno lo conosciamo, abita non lontano dal nostro campo, ed accompagna il cugino Zaher.
Da 10 anni non si vedevano, ma ora è arrivata l'occasione per rincontrarsi.
Zaher viveva a Damasco, era un professore di matematica e fisica e stava studiando ancora per poter insegnare ad un livello superiore.
Ci dice che lui non ha bisogno di vestiti, che non ha bisogno di una tenda, piuttosto dorme fuori, l'unica cosa che gli importa è che ora non ha più i suoi libri e il suo PC per studiare.
Il suo sogno è stato infranto quando il 6 marzo è stato arrestato nella sua città, Damasco.
È stato detenuto 3 mesi nelle carceri siriane per poi essere rilasciato.
A quel punto ha deciso di abbandonare tutto, di prendere i contatti con dei familiari e arrivare in libano passando dalle montagne.
Ora, di fronte a me, seduto davanti alla tenda, non posso far altro che guardarlo in silenzio.
Mi arriva tutto il suo dolore.
La sua amarezza.
La sua solitudine.
La sua sconfitta.
Il suo sguardo pieno di delusione mi rimarrà impresso per il resto della giornata.
È uno sguardo basso, timido, ma che urla forte... chiede aiuto.
Come Operazione Colomba lo aiuteremo a cercare un posto, eventualmente anche temporaneo.
Condivideremo con lui la quotidianità di trovarsi in un campo profughi, di dover cambiare la propria vita, di vedere infranto il proprio sogno nel cassetto...
Ilaria