Premio Nobel per la Pace al Presidente colombiano Juan Manuel Santos

Colombia

L'assegnazione del Premio Nobel per la Pace al Presidente colombiano Juan Manuel Santos più che sorpresi ci lascia molto perplessi non tanto per le ragioni per le quali è stato assegnato ossia, come dichiarato dalla giuria norvegese, "per ridare nuovo impulso agli Accordi di Pace e agli sforzi fatti fino a qui", congelati dopo la vittoria del NO al referendum del 2 di ottobre, quanto piuttosto per la storia personale e politica del Presidente in carica.

Sicuramente negli ultimi 4 anni si è impegnato molto, almeno mediaticamente, per passare alla storia come il Presidente che lotta per la Pace e sensibile al tema dei diritti umani, ma per noi resta difficile dimenticare che Santos, durante il mandato presidenziale del suo predecessore Uribe Velez, fu Ministro della Difesa e in quanto tale era sicuramente al corrente di tutti i crimini commessi dall'esercito assieme ai paramilitari in quegli anni, delle sparizioni e degli omicidi legati allo scandalo dei "falsos positivos" e della guerra sfiorata con l'Ecuador, quando per eliminare un capo guerrigliero delle FARC, l'esercito colombiano bombardò senza autorizzazione al di là dei confini nazionali sfiorando una crisi internazionale. Un Nobel per la Pace dovrebbe essere assegnato a chi lotta per la verità e la giustizia, costruendola e rivendicandola ogni giorno in maniera nonviolenta come dal 1997 fa la Comunità di Pace di San Josè di Apartadò e così tante altre comunità contadine e indigene colombiane. Crediamo non si possa non tenere conto di tutto questo nell'assegnazione di un Premio Nobel, a meno che non basti premiare le dichiarazioni e le buone intenzioni di cui "l'inferno è lastricato".