SITUAZIONE ATTUALE

All’inizio del mese di settembre il fenomeno della “vendetta di sangue” è emerso dalle cronache per un caso di omicidio avvenuto a Bulqizë (regione di Dibër). Un giovane ha ucciso un suo amico per motivi ancora poco chiari e le forze dell’ordine – temendo la vendetta da parte della famiglia della vittima – hanno presidiato la casa del colpevole.
Inoltre, una lunga analisi del fenomeno e delle sue conseguenze, è apparsa sui media albanesi, a partire dalla vicenda di un conflitto sorto nel 1997 e degenerato in una “vendetta di sangue” fino ad oggi. L’esortazione dell’editoriale è un richiamo alle Istituzioni albanesi affinché eliminino definitivamente questa piaga sociale, in netto contrasto con le richieste di modernità e sviluppo dell’Unione Europea.

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SITUAZIONE ATTUALE

L’Albania sta continuando ad attraversare una situazione di forte instabilità politica. A causa delle faide partitiche in corso e della bassa affluenza alle ultime elezioni amministrative, in cui soltanto il 20% circa della popolazione si è recato alle urne, i sindaci neoeletti (con così poca rappresentatività), stanno incontrando diverse difficoltà. Soprattutto in comuni come Scutari, dove i rappresentanti entranti appartengono ad un partito diverso da quello dei sindaci uscenti, il processo di avvicendamento sta subendo rallentamenti e battute d’arresto.
Questo mese un ferimento e due omicidi hanno colpito l’opinione pubblica.
A Valona, 3 membri di una famiglia sono stati feriti con colpi di arma da fuoco da un uomo e suo figlio a causa di una lite per banali motivi. A Fier, un ragazzo di 23 anni originario di Tropoja, è stato accoltellato e ucciso da due coetanei per futili motivi. Nel centro di Rreshen, un uomo di 48 anni è stato freddato a colpi di pistola davanti ai suoi figli.

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SITUAZIONE ATTUALE

Il clima post elezioni del 30 giugno non ha prodotto particolari scontri o agitazioni. Non sono, però, mancati cortei di protesta a Tirana e polemiche su alcuni casi di brogli elettorali che hanno occupato per giorni le prime pagine dei giornali.
A Luglio abbiamo assistito e registrato l’evoluzione di alcuni casi di omicidio legati a motivi di vendetta. Nella prima metà del mese, infatti, è stato arrestato un uomo che, nel 2013, aveva compiuto un omicidio per vendicare la morte di suo fratello, ucciso in carcere nel 1992. Negli stessi giorni i media locali hanno, inoltre, reso noti alcuni aggiornamenti che ricostruiscono un omicidio avvenuto nel 2017 per motivi d'onore, aggravando la situazione penale del responsabile di tale crimine.
A fine Luglio è stato scarcerato, anticipatamente, Lulzim Caka, noto alle cronache come il “terribile di Berat”, poiché era a capo di una banda criminale durante gli anni Novanta.

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SITUAZIONE ATTUALE

A giugno l’Albania ha attraversato un periodo di forte instabilità istituzionale. La campagna elettorale, in vista delle elezioni amministrative del 30 giugno, ha assunto toni aspri, tanto da provocare nel principale partito d’opposizione il boicottaggio del processo elettorale. Di conseguenza, a metà mese il Presidente della Repubblica ha deciso di annullare le elezioni, spostandone la data al 13 ottobre. Il Primo Ministro ha, invece, deciso di rispondere a questo atto mantenendo la data delle elezioni per il 30 giugno. In assenza della Corte Costituzionale, unico organo deputato a dirimere tali controversie, le elezioni si sono poi effettivamente svolte il 30 giugno, con una totale assenza dei candidati delle forze di opposizione, che si sono ritirati dalla competizione come gesto di protesta. Gli osservatori internazionali presenti hanno cercato comunque di garantire un corretto svolgimento delle votazioni. La crisi istituzionale in ogni caso è grave e rischia di pregiudicare anche la futura apertura dei negoziati per l’ingresso del Paese nell’Unione Europea.

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SITUAZIONE ATTUALE

A fine maggio è stato arrestato un uomo condannato per aver vendicato nel 2012 la morte dei genitori, uccisi nel 2003 da un vicino di casa a causa di un contenzioso sulla proprietà di un ruscello. L’uomo arrestato aveva agito con la sorella, che inizialmente si era dichiarata unica responsabile del crimine. La ragazza, al momento dell’arresto, aveva dichiarato di aver atteso 9 anni affinché la giustizia statale facesse il suo corso, ma poi, colma di dolore e rancore, aveva scelto di ricorrere alla giustizia privata, uccidendo il fratello dell’autore dell’omicidio dei suoi genitori. Quest’ultimo, invece, risulta essere ancora latitante.
Infine, è stato rilasciato l’unico accusato dell’omicidio di Mario Majollari per mancanza di prove. Operazione Colomba esprime preoccupazione perché, come ricorre nel caso di cronaca sopra riportato, in mancanza di una giustizia statale efficace, le vittime possono ricorrere a forme di giustizia privata che spesso si trasformano in episodi di vendetta di sangue.

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