SITUAZIONE ATTUALE

La facilità con cui in Albania si ricorre alle armi per i motivi più futili ha portato alla morte, a Durazzo, di un ragazzo di 16 anni, reo di aver detto al suo assassino, solo di un anno più grande, “Perché mi guardi?”. In seguito al fatto, la polizia ha sorvegliato per alcuni giorni la casa del diciassettenne, per evitare la vendetta da parte della famiglia della vittima.
Nella regione di Valona, una disputa per la proprietà di un corso d’acqua si è trasformata in orrore. Un uomo, assieme al figlio di 7 anni, è stato aggredito dai cani del suo vicino, nonché cugino, e, in risposta, ha tirato dei sassi per difendersi. Il vicino è allora uscito di casa e ha sparato al cugino, finendolo poi a colpi d’ascia.

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SITUAZIONE ATTUALE

Il mese di febbraio si è aperto con una rissa fra i membri di due famiglie di Dibër che sono in conflitto da molti anni. La rissa è scaturita per motivi di proprietà. I due feriti hanno dichiarato di non voler sporgere denuncia perché temono per l’incolumità dei loro figli minorenni.
Ancora una volta Operazione Colomba può constatare come la mancanza di fiducia nelle Istituzioni porti le persone a preferire forme di giustizia privata.
Un interessante editoriale riporta che, secondo il Rapporto sulla criminalità organizzata pubblicato dal Ministero dell’Interno italiano, le organizzazioni criminali albanesi basano il proprio operato sui legami familiari, esportando i principi del Kanun anche all’estero.
Uno dei casi citati nell’articolo è l’omicidio di due fratelli avvenuto a novembre 2016 in provincia di Milano. Durante le indagini, le forze dell’ordine hanno evidenziato come questo duplice omicidio, ed altri conflitti avvenuti in territorio italiano, siano legati alla vendetta prevista dal Kanun.

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SITUAZIONE ATTUALE

L’8 gennaio, in Svizzera, un uomo ha ucciso sua moglie e la sorella di lei, a seguito di un litigio.
Da Lezha, nord d’Albania, la famiglia delle due donne afferma di non avere intenzione di vendicarsi, in quanto cresciuti in Europa e sicuri che lo Stato svizzero farà giustizia.
Per Operazione Colomba è interessante poter registrare un caso nel quale si sottolinea la fiducia dei cittadini nella giustizia statale a scapito del ricorso alla vendetta come forma di giustizia privata.
Un caso in particolare ha scosso l’opinione pubblica albanese questo mese: un ragazzo che si professava innamorato di una studentessa albanese, l’ha uccisa e poi si è tolto la vita. Monitoriamo la situazione in quanto la famiglia della ragazza ha impedito ai parenti del ragazzo di partecipare al funerale della giovane e questo comportamento può provocare lo scoppio della vendetta di sangue.
Un’altra circostanza simile si è verificata alla fine del mese di gennaio.  Un uomo di 42 anni ha ucciso la moglie di 44 e, al funerale di quest’ultima, la famiglia della vittima non ha accettato la presenza dei parenti del marito.

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SITUAZIONE ATTUALE

A dicembre sono purtroppo accaduti diversi fatti legati al fenomeno della “vendetta di sangue”.
Nei dintorni di Bulqizë, nord d’Albania, si sono verificati due tentativi di omicidio commessi rispettivamente da due famiglie in vendetta dal 2009, a seguito dell’uccisione di un ventottenne.
Un altro tentativo di omicidio è avvenuto a Elbasan, nel centro dell’Albania: l’obiettivo era un esponente di una famiglia in vendetta di sangue dal 2005. Questo conflitto ha portato finora all’assassinio di otto persone, coinvolgendo anche rami delle famiglie residenti a Torino.
Infine, un uomo è stato ucciso nella periferia di Scutari per motivi probabilmente legati al traffico di droga. Abbiamo appreso che sulla famiglia dell’assassino pendeva già una vendetta di sangue ed ora si teme l’apertura di una seconda faida.

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SITUAZIONE ATTUALE

Il 21 novembre si è tolto la vita un ragazzo detenuto nel carcere di Shen Koll. Nel 2016 il ragazzo era stato accusato di tentato omicidio. Il fatto era stato ricondotto ad una vendetta di sangue causata da motivi sentimentali. Il 27 novembre è stato ripreso dalla cronaca il caso di vendetta avvenuto a Rivabella di Rimini a maggio di quest’anno. Sebbene la pena richiesta per i tre accusati di omicidio fosse l’ergastolo, la Corte d’Assise di Rimini ha stabilito una condanna dai 23 ai 25 anni di reclusione. Il mese di novembre si è poi concluso con una sparatoria in centro a Scutari. Un 17enne ha aperto il fuoco contro un coetaneo, probabilmente a causa di un conflitto precedente. Nonostante non ci siano stati né feriti né vittime, monitoriamo la situazione in caso di future rivalse.

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