Spesso mi capita di chiedermi il senso dello stare qui, il perché di questo lavoro.
Perché andiamo a visitare le famiglie? Alcune volte sembra inutile, sembra che si sia fermi in un limbo, che nulla mai cambierà.
Mi sembra ci sia solo fumo qui, a volte.
E mi domando se sia giusto, dopotutto, venire qui a ficcare il naso negli affari altrui.
Che autorità ho io per farlo?
Non ho morti in famiglia, io.
Non ho mai dovuto perdonare nessuno, io.
E poi, ecco.
Prima di mettermi a letto, per caso, scorgo un lembo di una foto. La prendo, la osservo. C’è Arben sorridente in mezzo a tre volontarie.
E capisco.

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Una volta al mese, per almeno una settimana, l'attività dei volontari di #OperazioneColomba si trasferisce da Scutari alla regione montagnosa di Tropoja.

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Il 10 dicembre, Giornata mondiale dei Diritti Umani, siamo tornati a manifestare in centro a Scutari.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e, per alcuni di noi, questo è scontato come guardare un cielo stellato. Al contrario, per chi è vittima delle vendette di sangue, “normalità” è vedere quotidianamente violati i propri diritti fondamentali.

Prodotto dall'Ufficio per i Rifugiati e gli Apolidi in Belgio

La Commissione Federale che riceve e decide delle richieste d’asilo politico in Belgio ha incontrato a marzo i volontari di Operazione Colomba a Scutari, in Albania. Negli ultimi anni, molti albanesi hanno, infatti, fatto richiesta di asilo in Belgio a causa del loro coinvolgimento nel problema delle vendette di sangue. Alcuni membri della Commissione hanno, quindi, preso parte ad una missione di accertamento dei fatti in Albania a marzo di quest’anno. Lo scopo della missione è stato quello di raccogliere informazioni relative al fenomeno delle vendette di sangue per approfondirne la comprensione.

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Il 30 settembre del 2016 vicino a Tirana si concludeva la campagna per la riconciliazione contro le vendette di sangue promossa da Operazione Colomba in Albania.

E’ stata dedicata una targa alle vittime di questo fenomeno come luogo in cui fare memoria. La targa è custodita all’interno del Palazzo della Cultura di Kamez. Questo simbolo aiuta a non dimenticare che ancora oggi questa piaga sociale viola i diritti fondamentali dell’uomo. Anche oggi lavoriamo con gli stessi obiettivi: fine del fenomeno attraverso la promozione di percorsi di riconciliazione e perdono.

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