Ci siamo

Solo una cosa avrebbe potuto risolvere la disperazione di un leader di pace a non arrendersi di fronte alla chiusura di un confine, alla paura, alla negazione di un diritto: altri uomini di pace che da lontano danno speranza e supporto INCONDIZIONATO con parole semplici.

Sede della Colomba, Rimini, mattina nuvolosa, una stanza e un telefono.
Due leader di pace colombiani e chi con loro vive e supporta la loro scelta nonviolenta.
Qualche volontario, alcuni di vecchia data, altri appena tornati.

Akkar, Libano, mattina irrequieta, una scuola di container, un telefono.
Un leader di pace siriano, volontari italiani stanchi, ma forti abbastanza per non mollare.

Sono troppe intense da ripetere le parole, il dialogo è surreale, anzi troppo reale.
Un dialogo tra umani, uomini che parlano di pace.
Non sappiamo più ascoltare queste parole, non ci crediamo più, noi poveri non sappiamo che le nostre voragini morte di dolore se riempite con questa umanità diventeranno carne viva e pulsante.

Pensavo che sarebbe regnata la paura, la morte e la rabbia per l'ingiustizia, invece le parole più ripetute sono state: UNIONE, ORGANIZZAZIONE, SPERANZA, CI SIAMO.

Non portiamo la loro voce fino a qui perché voi abbiate compassione, non portiamo queste persone fino a qui per farvi sentire in colpa.
Il richiamo alla nonviolenza è talmente forte e chiaro che ora non potete più dire che la guerra non vi coinvolge, tocca anche a voi, e non siete soli, CI SIAMO.

Giulia