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Nel 1992 alcuni volontari e obiettori di coscienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, interrogati dal conflitto Jugoslavo che imperversava a poche centinaia di chilometri sull'altra sponda dell'adriatico (la sede centrale dell'Associazione è a Rimini), e mossi dal desiderio di vivere concretamente la nonviolenza in zone di guerra, provarono a raggiungere alcuni campi profughi della Croazia.

Ci riuscirono e questa fu la prima grande scoperta: nelle guerre si può entrare, anche come stranieri, civili e disarmati.

Iniziarono allora a trascorrere alcuni periodi nei campi profughi e scoprirono così una seconda cosa molto importante: le vittime delle guerre di oggi sono sempre più i civili, non più chi la guerra la combatte, ma le persone che non possono nemmeno scappare, le più indifese: i bambini, le donne, i disabili, gli anziani...

Giovani e meno giovani italiani cominciarono così a passare le proprie vacanze (o ferie) con i profughi della/nella guerra.

In breve ci si rese conto però che non bastava.

Si organizzò allora una presenza continuativa, prima solo con la parte croata, successivamente anche con quella serba e bosniaca.

Questo portò alla terza grande scoperta: la guerra crea vittime su tutti i fronti del conflitto, paura, dolore, disagio... e un unico grande desiderio di Pace.

La guerra vista da dentro non appariva più in bianco e nero, buoni da una parte e cattivi dall'altra, ma portava con sé tutta una serie di sfumature di grigio che i mezzi di comunicazione, spesso assoggettati ad interessi di vario tipo, tendevano (e tendono ancora) a nascondere.

Da dentro era tutto più complesso ma anche estremamente più chiaro: quasi tutte le guerre sono mosse prettamente da interessi economici poi mascherati da altri fattori (politici, religiosi, etnici...); le persone vengono manipolate attraverso campagne di disinformazione e propaganda che fanno leva su sentimenti nazionalistici e puntano ad alimentare paure che non fanno altro che generare violenza su violenza...

Rimaneva così da scoprire solamente come la forza dell'amore e della verità, come la nonviolenza avrebbe potuto scardinare questo meccanismo di odio e distruzione: nasceva così il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, denominato Operazione Colomba.

Condividendo la vita con le vittime del conflitto (donne, bambini, anziani abbandonati, disabili, profughi...), con uno stile sobrio e neutrale rispetto alle parti in conflitto (ma non rispetto alle ingiustizie), operando contemporaneamente sui diversi fronti del conflitto e su più livelli,  sostenendo, più o meno direttamente, i bisogni quotidiani delle persone, ma anche promuovendo azioni più “diplomatiche” e di incontro tra le istituzioni locali (civili e religiose) ed internazionali, Operazione Colomba è riuscita in quegli anni a riunire numerose famiglie divise dalla guerra  Jugoslava, proteggere minoranze etniche e ricreare spazi di convivenza pacifica.

 


A partire dal 1995 Operazione Colomba ha sperimentato questo modo di intervenire nelle guerre in maniera nonviolenta, disarmata e disarmante, in molti altri conflitti nel mondo:

Croazia, Bosnia Herzegovina, Yugoslavia (1992 – 1997): Operazione Colomba è stata a fianco delle diverse popolazioni coinvolte nel conflitto. Ha sostenuto i bisogni umanitari delle vittime civili (profughi in primo luogo), ha promosso il dialogo fra i belligeranti, ha lavorato attivamente per la risoluzione pacifica del conflitto su più livelli (anche istituzionale), ha riunito famiglie ed amici divisi dal fronti, protetto minoranze etniche e difeso i diritti umani delle persone più esposte alla violenza del conflitto. E' stata presente a: Zara, Karlovac, Sunja, Knin, Plavno, Vukovar, Zagabria in Corazia; Banja Luka, Mostar, Sarajevo in Bosnia Herzegovina; Belgrado, Sabac in Serbia.

Albania (1997): durante la crisi interna e la guerra civile alcuni volontari sono stati presenti sul territorio ed in particolare presso alcuni sacerdoti missionari per sostenerli e dialogare con la popolazione.

Sierra Leone (1997): presenza sviluppata in collaborazione con la Diocesi di Makeni e Mons. Biguzzi per cercare vie di dialogo e di riconciliazione tra le parti coinvolte nella guerra civile.

Kossovo – Albania – Macedonia (1998 – 2000): nell’estate del '98 è iniziata la presenza nell’area di Suva Reka, precisamente a Recane, uno dei pochi villaggi misti, cioè abitato sia da serbi che da albanesi, per promuovere il dialogo tra le parti, sostenere gli sfollati, proteggere le popolazioni dalla violenza. L’azione è stata sviluppata in collaborazione con l’UNHCR e con l’OSCE. L’inizio dei bombardamenti NATO ha però interrotto la presenza.
Nell’Aprile del '99 siamo andati a sostenere un campo profughi in Albania e in Macedonia per vivere accanto ai profughi. Nel Giugno dello stesso anno siamo rientrati in Kossovo ed abbiamo dato vita a due presenze nell’area di Pec-Peja e Mitrovica, in quelle zone dove erano ancora presenti minoranze etniche.

Timor Est - Indonesia (1999): dopo le violenze perpetrate dai gruppi miliziani filoindonesiani e dall'esercito federale nei confronti della popolazione dell'isola di Timor Est che in Agosto, sotto l'egida dell'ONU, attraverso un referendum si era largamente espressa a favore dell'indipendenza, abbiamo svolto un viaggio esplorativo nell'isola di Timor dove abbiamo avuto la possibilità di conoscere in maniera più diretta la situazione, cercando soluzioni insieme alle centinaia di persone costrette a scappare nella parte Ovest dell'isola e appoggiando economicamente il lavoro svolto dalle suore Salesiane presenti a Dili da anni.

Chiapas - Messico (1998 – 2002): dopo il massacro di Acteal ad opera dei gruppi paramilitari filogovernativi, è iniziata una presenza in collaborazione con la Diocesi di San Cristobal e l'allora Vescovo, il compianto Mons. Samuel Ruiz Garcia e il Centro per i Diritti Umani da Lui fondato, il Fray Bartolomé de las Casas. I volontari di Operazione Colomba hanno vissuto nei villaggi indigeni dove si sono impegnati nella costruzione di un cammino di riconciliazione, promozione del dialogo, tutela dei diritti degli indigeni e protezione dalle violenze dei paramilitari e dell’esercito.

Cecenia – Russia (2000 - 2001): di fronte alla più completa indifferenza della comunità internazionale, il conflitto in Cecenia per anni ha continuato a mietere centinaia di vittime sia tra i militari (russi e ribelli ceceni) che tra la popolazione civile (tutt'ora la situazione non è stabile).
Nonostante le notevoli difficoltà burocratiche e i rischi, siamo riusciti ad andare in Ingusetia, Repubblica confinante con la Cecenia, dove si è riversata la maggior parte dei profughi (180 mila), entrando nei campi e negli accampamenti. Siamo entrati anche direttamente in Cecenia (Grozny e campi profughi limitrofi) per verificare le disperate condizioni di vita dei sopravvissuti: le persone erano state abbandonate alla mercé della violenza senza nessun tipo di assistenza alimentare e igienico – sanitaria. A causa della situazione di rischio eccessivo per gli occidentali, non siamo riusciti a mantenere per maggiore tempo una presenza continuativa.

Repubblica Democratica del Congo – Africa (2001): in ventidue mesi la guerra nel Congo ha contato 1.700.000 vittime, soprattutto fra i civili. Tutto nel disinteresse generale, come se il fatto non esistesse. La popolazione congolese lotta con forza dal 1990 per la libertà, la democrazia e la dignità umana nella bella regione dei Grandi Laghi. La “Société Civile” ha giocato e tuttora gioca un ruolo importante in questo processo.
Dopo l’esperienza della marcia per la pace “Anch’io a Bukavu” (Feb. 2001), organizzata in collaborazione con altre associazioni, che ha portato più di 200 “bianchi” a Butembo nel cuore del conflitto, abbiamo realizzato una presenza nella città di Bukavu, in accordo con la Société Civile, un’associazione che raggruppa le rappresentanze della "Società Civile" della città, come osservatori internazionali, vivendo insieme alla popolazione, condividendone la situazione di povertà e le tensioni della guerra.

Palestina – Striscia di Gaza (2002 - 2003): Nel maggio 2002 abbiamo cominciato una presenza stabile nel sud della striscia di Gaza, nei pressi di Khan Younis, in un territorio di scontro aperto tra esercito israeliano, che in quella zona difendeva i coloni insediatisi in territorio palestinese, e gruppi armati palestinesi. A fianco della popolazione civile abbiamo tentato, con una presenza di monitoraggio internazionale, di attenuare il clima di forte violenza, denunciare gli attacchi contro i civili e sostenere le famiglie più povere.

Darfur Sudan (2008): alcuni volontari di Operazione Colomba in Uganda hanno effettuato un viaggio a Nyala, capitale del sud Darfur, per verificare la possibilità di aprire una presenza stabile nell'area.

Kossovo (2003 - 2010)

Nord Uganda (2005 - 2008)

Georgia (2008 - 2009)

Castel Volturno (2009 - 2010)

Grecia (2012)

Rep. Democratica del Congo (2013)

 
 
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