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PALESTINA/ISRAELE

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TERRA RUBATA
La politica israeliana di insediamento in Cisgiordania

Perseveranza PDF Stampa E-mail
Mercoledì 15 Febbraio 2012 12:00

Palestina/Israele

Giornata molto intensa; tocco con mano ingiustizia, passione, perdita. Perseveranza.

Mentre accompagniamo due pastori nella valle di Kharrouba, riceviamo la notizia che l’esercito sta facendo delle demolizioni nel vicino villaggio di Tha’lah; ci vanno due di noi, e trovano i soldati già all’opera.

L’IDF distrugge due cisterne per l’acqua, due rifugi per le pecore (sotto i quali rimangono schiacciati cinque agnelli), ed un’abitazione.

Dopo una mezz’ora, veniamo avvertiti che sono diretti verso la bypass 517; facciamo una corsa e vediamo passare sulla strada tre macchine DCO, jeep dell’esercito, due bulldozer.

Dopo qualche minuto veniamo informati che si sono diretti ad Al Rakeez, vicino Um Fagarah. Facciamo una corsa da Tuwani, e quando arriviamo vediamo i due bulldozer che stanno distruggendo un muretto, un pozzo, un campo con venti ulivi e trenta mandorli piantati l’anno prima.

Con beffarda ironia, mentre il bulldozer demolisce, si sente una musica araba venire da dentro la vettura; i soldati se la ridono.

Il lavoro sembra ultimato, tutto è distrutto, ma un ufficiale della DCO chiede che tutto il pozzo venga ricoperto: dopo di che, sembra che non sia mai esistito; soldati e operai si stringono la mano compiaciuti.

Il proprietario del campo, un uomo sulla cinquantina con un fazzoletto bianco sulla testa, si mette immediatamente a ricostruire il muretto, e ripianta un ulivo strappato e stracciato, tra la lacrime.

Qualcuno prega su quella terra violentata.

Non resta che pregare, e sudare, e sputar sangue.

Nel tardo pomeriggio andiamo verso Magayr Al Abeed, dove ci è stato chiesto di filmare e fotografare dei campi d’orzo distrutti dalle pecore dei coloni.

L’uomo che ci viene incontro ci mostra i suoi campi calpestati e mangiati dalle pecore, e ci chiede di riprenderlo mentre parla; inizia così un monologo di diversi minuti nel quale mette a nudo la sua rabbia, il suo dolore, la sua dignità; si commuove, piange.

Ci chiede di far vedere questo video a tutti, a palestinesi, israeliani, italiani, americani. Di darlo alla polizia.

Quest’uomo si è regalato, aperto, offerto a noi, ai nostri obbiettivi, un uomo vittima di una grande, enorme ingiustizia, la più grande del creato, secondo lui; e lo senti, che è così.

L’estate scorsa quest’uomo è finito all’ospedale, per essere stato picchiato da sette coloni, in un giorno in cui nessun internazionale era ad at-Tuwani.

Sulla strada verso Beit Saur, in taxi, vedo solcare il cielo una stella cadente meravigliosa.

 
 
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