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Da Atiak PDF Stampa E-mail
Storia presenze - Nord Uganda
Venerdì 03 Agosto 2007 01:35

Resoconto dal Nord Uganda

Nella giornata di lunedì 16 luglio 2007 i volontari di operazione colomba hanno visitato il campo profughi di Atiak, situato a circa 20 Km dal confine con il Sudan.

E' uno dei campi più grandi del nord (ospitava circa 40.000 persone) in quanto è in un punto particolarmente pericoloso del distretto di Amuru ed è anche luogo natale del comandante in seconda dell'LRA Vincent Otti.

Abbiamo incontrato l'LC3 della zona, che ci ha spiegato gli ultimi movimenti della popolazione nell'area e le difficoltà maggiori incontrate in quest’area.
Dal campo principale la popolazione si è diramata in 4 direzioni situandosi in 5 nuovi siti di decongestione. In questi casi la popolazione si è spostata volontariamente e la presenza di un distaccamento militare non è stato un fattore determinante per la scelta del sito (infatti non vi è in più di uno di questi nuovi posti).

Attualmente sembra che in questi nuovi siti si siano spostate circa 5-6 mila persone, anche se le stime sono approssimative e non comprovate.

Le difficoltà della popolazione sono principalmente legate alla carenza di fonti d'acqua, questo perchè in passato anche le fonti naturali e le sorgenti protette erano sistematicamente curate e pulite dalla comunità. Con il passare del tempo e senza manutenzione moltissime di queste sono andate perdute e la costruzione di Boreholes da parte delle NGO non è tutt'ora sufficiente a coprire la richiesta, soprattutto nelle aree di ritorno.

L'LC3 si è comunque dichiarato soddisfatto del lavoro di coordinamento a livello distrettuale, che aiuta la pianificazione degli interventi da parte del governo e delle NGO.

Siamo quindi andati a visitare uno di questi nuovi campi chiamato Okidi, a 10 km dal campo principale di Atiak, dove circa 1600 persone si sono spostate tra la fine dell'anno scorso e l'inizio di quest'anno. In questo campo era presente un grande distaccamento militare, campo principale da cui i soldati venivano destinati anche in Sudan.

Molta gente vive invece ancora nel campo profughi principale e si reca giornalmente nei campi per coltivare per la sussistenza della famiglia. Questo per la vicinanza con il Sudan (e quindi con la possibilità di un arrivo in pochi giorni dei ribelli) vista la ancora incerta firma delle trattative che metterebbero fine al conflitto.

La prospettiva è comunque che durante la prossima stagione secca, che potrebbe in teoria coincidere con la firma delle trattative, gran parte della gente lasci definitivamente il campo profughi, qui come altrove, per avvicinarsi o tornare alle proprie terre originali.

Da alcune impressioni che abbiamo raccolto la gente non vivrebbe con serenità il ritorno a casa dei ribelli, considerando anche che molte volte sono stati attaccati anche dallo stesso Otti e che centinaia di persone sono state rapite ed uccise proprio in quell’area: 246 solo il 20 aprile del 1995.

 
 
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