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La situazione dei bambini soldato e le trattative di pace… PDF Stampa E-mail
Storia presenze - Nord Uganda
Giovedì 07 Giugno 2007 18:03

Dal Nord Uganda

Il 30 aprile scorso siamo andati a visitare il centro di accoglienza per ex-bambini soldato gestito dall’associazione World Vision a Gulu, per avere informazioni sull’attuale situazione dei bambini non più in mano ai ribelli dell’LRA.
La consulente del centro ci ha detto che quest’anno i rientri sono stati pochissimi ed il loro centro è praticamente vuoto. La signora purtroppo non è stata in grado di darci i dati sul numero di bambini accolti dallo scorso anno ad oggi e ci ha consigliato di rivolgerci “all’ufficio statistiche”... (?)

La riabilitazione che loro propongono per i bambini usciti dal “bush” (bosco) dura 40 giorni e si svolge all’interno del centro; i bambini vengono seguiti periodicamente anche nel reinserimento in famiglia e nella comunità d’origine.

Questo importante lavoro, però, viene affidato a volontari che hanno seguito un corso di formazione di una sola settimana…

Informazioni più dettagliate ed esaustive ci sono state fornite invece da un operatore della Caritas, associazione anch’essa coinvolta nel rientro dei bambini dal “bush”.

Dal 1996 i bambini ritornati dal bosco ed inseriti nei centri di accoglienza (Caritas, Gusco e World Vision) sono stati circa 16.000. Coloro che sono riusciti a scappare dai ribelli negli anni precedenti al 1996 l’hanno fatto autonomamente. L’anno scorso i ribelli accolti nei centri sono stati circa 100, mentre quest’anno solo 10, dei quali 3 sono accolti dalla Caritas.

Per quanto riguarda il loro progetto, invece, il tempo di permanenza nel centro previsto per i bambini varia dalle 3 settimane ai 45 giorni, a seconda dei problemi fisici o mentali riscontrati. Questa associazione è impegnata anche nel rientro a casa attraverso dei follow up che si susseguono e distanza di 1 mese, 1 mese e mezzo, 3 mesi, 6 mesi e 1 anno.

I problemi principali riscontrati nel reinserimento in famiglia sono: la scarsità di cibo, il pagamento della retta scolastica e i soldi per le cure ospedaliere. Per quanto riguarda gli orfani, invece, viene coinvolta la famiglia estesa e solitamente questi bambini vengono accolti dai parenti.

La Caritas supporta le famiglie con cibo, coperte, pentole e vestiti e cerca di collegare i bambini con altre ONG che si occupano del pagamento della retta scolastica, come ad esempio: AVSI, Invisible Children, Sant Kizito ed Acholi Education Initiative.

La Caritas forma anche per 4 settimane alcune persone della comunità locale per fornire ai bambini e alle famiglie il supporto psicologico, mentre per i casi più gravi si rivolge al Mental Unit del Main Hospital di Gulu.

Il 17 maggio 2007 ci siamo recati al secondo centro presente a Gulu per “bambini soldato” (fino ai 18 anni) usciti dal bush. Nel 2006 gli accolti qui sono stati 182 (di cui 93 ragazze), ora sono presenti 7 bambini, due di questi sono lattanti. I bambini possono stare nel centro di accoglienza per un massimo di 42 giorni, durante i quali vengono date le cure mediche, il supporto socio psicologico e viene portato avanti il reinserimento nella comunità.

Il totale dei bambini inseriti nella struttura “Gusco” dal 1994 ad aprile 2007 è di 7.759 (4911 maschi e 2848 femmine). L’ 80% di questi è risuscito a scappare dai ribelli dell’LRA durante gli scontri armati con i soldati dell’UPDF.

Con l’inizio delle trattative di pace (luglio 2006) gli scontri sono diminuiti e il responsabile sostiene che paradossalmente questo possa essere uno dei motivi che ha portato alla diminuzione del numero dei bambini che riescono a fuggire e raggiungere il centro. Non ci sono state date informazione sulla situazione dell’atteso futuro rientro dei ribelli, ma alla fine delle trattative la struttura potrà divenire un centro d’accoglienza di transizione.


Le trattative di pace

Per quanto riguarda la situazione sulle trattative di pace, l’articolo del New Vision del 7 maggio 2007, dà l’attuale quadro:

“Mercoledì 2 maggio il Governo e LRA hanno firmato un importante accordo che segna un significativo passo verso l’accordo di pace finale, definendo le “soluzioni generali alle cause della guerra”. Una prima parte dell’accordo comprende una serie di principi fondamentali che riguardano la governabilità dello Stato, il sistema governativo, la partecipazione al governo e alle istituzioni, il sistema giudiziario, lo sviluppo economico delle aree affette dal conflitto e il supporto alle persone più vulnerabili. Le parti sono d’accordo nell’inclusione nell’esercito governativo dei membri più qualificati dell’LRA e sottolineano l’importanza all’educazione primaria e secondaria per i bambini rapiti dall’LRA e per coloro che hanno vissuto nelle arre affette dal conflitto.

Le parti desiderano assicurare alla popolazione profuga negli IDP Camps le condizioni necessarie per un sicuro ritorno ai villaggi d’origine, in accordo con i principi adottati dalla polizia degli IDP Camps.

Le parti riconoscono la necessità di provvedere alla protezione dei leaders dell’LRA e dei combattenti durante la fase di transizione dal conflitto alla pace, quindi verranno adottate per loro delle speciali misure di sicurezza.”

La nostra impressione, però, è che l’accordo ad oggi sia ancora troppo generale e che non vengano minimamente espresse quali azioni concrete le parti intendono implementare per realizzare quanto concordato (cessate il fuoco a parte).

Ciò che noi riscontriamo quotidianamente sul campo è che il ritorno libero è affidato alla volontà e alle sole forze della gente che decide di ritornare e non è affatto sostenuto dal governo e ben poco dalle ONG, le quali sono ancora impegnate, in alcuni casi, nella “definizione” dei siti e negli interventi nei campi.

 
 
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