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Nord Uganda: La via crucis del perdono PDF Stampa E-mail
Storia presenze - Nord Uganda
Lunedì 16 Ottobre 2006 19:46

"...Quante volte devo dunque perdonare? Non una volta ti dico, ma settanta volte sette..." quando parliamo del perdono credo che prima di andare troppo lontano e cercare situazioni particolari, sia più facile scendere i gradini del nostro cuore fino al punto in cui ritroviamo quella vecchia ferita, quel dolore che qualcuno ci ha procurato e che ci è costato tanto risanare con l'unguento del perdono. Eppure anche noi tante volte rimaniamo fermi al condono... al dimentico ma non perdono, perché sempre vorremmo associato ad esso la giustizia... ma il perdono vuole di più...esige la gratuità, l'amore puro, vuole lacrime che purifichino il male dell'altro ed esaltino il bene...vuole comprensione.
Oggi più che mai nel nord dell'uganda le voci si alzano chiedendo la pace, la fine di 20 anni di atrocità. 

Ma i responsabili di tali orrori rimarranno impuniti, mentre verso tutti i ribelli che ritorneranno, alla gente viene chiesto di perdonare e reintegrare questi  loro figli rapiti un tempo lontano, trasformati in assassini, plagiati con le armi del terrore e dell'orrore...piccoli innocenti divenuti carnefici..
Sì perché a loro carico in tutti questi anni ci sono migliaia  di morti e mutilazioni...non hanno ucciso in battaglia..sono entrati  nei villaggi e con  maceti hanno tagliato mani, braccia, labbra, nasi...hanno massacrato a forza di bastonate le madri  con i loro piccoli legati dietro alla schiena. Hanno talvolta tagliato a pezzi e cucinato le loro vittime ... costretto i sopravvissuti a mangiarne le carni...ne hanno fatto bere il sangue.
Hanno stuprato bambine e donne, ucciso missionari, violentato la radice delle anime, risucchiato la dignità nel vortice dell'oblio....
Quante volte dunque devo perdonare...!?
Durante uno degli ultimi viaggi che ho fatto in vari campi del nord, ho attraversato molti dei villaggi in cui sono state commesse tali atrocità....in ognuno di essi, una croce, un segno...nell'aria gli spiriti, come li chiamano qui...per non chiamarli ricordi, incubi...paura...mi è parsa una lunga via crucis, km di sofferenze, di sangue, di piedi scalzi di migliaia di bimbi che rapiti e  incatenati l'hanno percorsa sotto il peso della croce della follia..
...e mai un Simone da Cirene che fosse passato lì vicino per  prenderla su di sé....
Dopo anni di vita nei campi profughi, dopo aver perso tutto, è ora giunto il momento del perdono...unica soluzione dicono gli esperti per riportare la pace...
e la gente, chiamata ad improbabili incontri dove dovrebbe esprimere il suo sentire, balbetta incerta tra l'altalena di parole quali perdono e riconciliazione e la  domanda legittima "...come potrò vivere vicino a chi ha ucciso mio figlio, mi ha deturpato il volto, stuprato la mia bambina!??!!?
A tutti gli esperti di conflitto e di pace...a tutte le statistiche, alle acrobazie di chi si riempie la bocca   con propositi di soluzioni politiche che porteranno a chissà quali voli dell'economia locale, mi piacerebbe tanto chiedere quante volte loro sono disposti a perdonare.
Ma vi prego non rispondete prima di aver indossato la pelle dei poveri, di aver condiviso la fame, ....non prima di aver tremato per la paura, aver pianto le stesse lacrime di amarezza e sconforto..
Solo allora saranno credibili le vostre proposte di pace, perché la pace non si fa a tavolino ma è il dono di Dio quando l'uomo apre il cuore all'amore ed al rispetto della vita e diviene  capace di usare la propria intelligenza per far fiorire la giustizia e  non la pazzia.
E allora la pace sarà l'impegno di tutti a restituire ciò che è stato rubato, perché non si dica che noi non c'entriamo nulla con questa guerra, perché non si nasconda dietro le quinte di questo dramma che l'Europa ha dormito sonni tranquilli pur sapendo che migliaia di bambini venivano sacrificati, perché non si dimentichi che alla radice di ogni guerra ci sono interessi economici ben più importanti della vita di questi innocenti.
Il perdono resterà sempre il cammino vero, l'espressione più alta dello spirito, l' urlo della  sacralità dell'uomo...ma cerchiamo di non essere così ipocriti e scontati nel chiedere alla gente di perdonare senza dare loro  gli strumenti,  la speranza,  l'amore, la giustizia, la preghiera.
Chi è capace di perdonare ed ha perdonato faccia il primo passo e allunghi la mano verso questo popolo "...siamo nella stessa lacrima...", canta qualcuno, "... ora so piangere le stesse lacrime" solo così saprò anche condividere e perdonare.

Monica - Operazione Colomba - Nord Uganda

 
 
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