Marsalam PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Dicembre 2017 13:34

Libano/Siria

In queste settimane al campo profughi di Tel Abbas ho visto partire e tornare a casa tanti volontari: “marsalam marsalam”, gridavano i bambini e le persone del campo. Baci, abbracci e tante lacrime, da entrambe le parti, accompagnavano gli ultimi istanti.
“A presto, tornate a trovarci e non dimenticatevi di noi” ci chiedevano tutti.
E come poterlo fare.

 

Di volontari ne sono passati tanti da qui; Operazione Colomba è presente dal 2011, sei lunghi anni in cui si è cercato di stare vicino alle varie famiglie.
Di volontari ne sono passati tanti, appunto; chi per qualche settimana, chi per un mese chi per due e chi per tre. E poi qualcuno che ritorna.
Mi rimbomba nella testa l’invito a non dimenticarsi.
Il nostro tempo trascorso qua è sempre limitato: per volere o potere il visto turistico non può avere una validità maggiore di tre mesi.
Noi ci leghiamo tanto alle famiglie che incontriamo e lo stesso accade a parti inverse.
Loro però, sono obbligate a rimanere: vedono tanti volontari di passaggio, ma nel mentre solo pochi di loro hanno la fortuna di poter viaggiare verso l'Europa (con il progetto dei Corridoi Umanitari).
Si incontrano tante persone scappate dalla guerra anni fa e costrette poi a vivere in una misera tenda; i giorni sono trascorsi, così come i mesi e le stagioni.
In qualche modo sono riusciti a superare il problema della “carta del cibo” e della “carta del gasolio”, hanno presentato domanda per aiuti umanitari, per l’assistenza sanitaria e per le urgenze mediche, eppure rimangono “confinati” in questo lembo di terra.
Un posto ostile dove stare a causa delle politiche sfavorevoli adottate dal governo centrale e a causa dei cattivi rapporti con il Paese d’origine.
Capita, a volte, che ci venga chiesto perché delle persone come noi abbiano deciso di vivere in un campo profughi, dove le condizioni igieniche e di sicurezza non sono all’ordine del giorno, e in continuo contatto con sofferenza e dolore.
Sono loro stessi a “definire” noi cittadini di serie A, e “autodefinirsi” di serie B, forse anche C o D. Ed è proprio la scelta di noi volontari, di vivere qui a contatto con loro, che evita che queste persone vengano dimenticate.

Federico

 
 
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