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Andare a vivere con i rifugiati PDF Stampa E-mail
Venerdì 17 Marzo 2017 19:08

Libano/Siria

Rifugio è calore, è sentirsi al sicuro. È abbraccio che stringe e non soffoca. È sapere di poter stare. Non essere da solo. È aver avuto paura e non averne più.
Con che coraggio abbiamo smesso di chiamarle persone e cominciato a chiamarli rifugiati, senza neanche preoccuparci che ce l’avessero davvero, un rifugio?
Siamo così abituati a pensarci invincibili che diamo per scontato di essere noi i salvatori del mondo.

Non ci poniamo neanche il problema di chi debba salvare noi, del nostro bisogno di rifugio. E non ci passa per la testa che per forza o ci si salva in due, insieme, oppure non si va da nessuna parte.
E quanto ci perdiamo.
Nelle tende scaldate dalla stufa, mi sono rifugiata. Nella voce delle persone, nelle loro storie di mondi spazzati via, mi rifugio.
Trovo rifugio nel tè caldo, nei giochi rumorosi dei bambini, nelle chiacchiere veloci delle donne.
Nelle corde di ud suonati da mani esperte, nel cibo cucinato in compagnia.
Ho trovato il mio rifugio dove sono stata accolta senza domande, senza esitazioni.
Piantando la nostra tenda fra le loro tende ci siamo fatti rifugio l’un l’altro.
E senza preoccuparci troppo di salvare loro, ci salviamo un po’ tutti insieme.

Mati

 
 
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