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Kosovo, regione d'Europa
Mercoledì 21 Febbraio 2007 19:46

"Il ruolo dei partenariati territoriali nella composizione dei conflitti"
Convegno Osservatorio sui Balcani

Lo status futuro del Kosovo è stato per anni un rebus al quale nessuno è riuscito a dare una soluzione. Ora sembra qualcosa di muova. All'inizo del 2007 Martti Ahtisaari, inviato Onu, consegnerà a Belgrado e Pristina una proposta per uscire dall'impasse attuale. Sono trapelati già alcuni dettagli, tra i quali la sostituzione dell'Unmik con una missione internazionale a guida europea.
Ma sarà una vera soluzione? Riuscirà ad accompagnare il Kosovo rapidamente verso il suo destino europeo? E quale in questo percorso il ruolo di associazioni, ONG ed Enti regionali e locali italiani che hanno stretto in questi anni legami con questa parte d'Europa?
Per stimolare il dibattito Osservatorio sui Balcani, nell'ambito del proprio programma BalcaniCooperazione (www.balcanicooperazione.it) ha promosso lo scorso 15 dicembre a Roma il convegno "Kosovo, regione d'Europa". L'appuntamento rientra tra gli eventi del progetto “Città per la pace e la democrazia in Europa” promosso dall'Associazione delle Agenzie della Democrazia Locale (ALDA)

http://www.osservatoriobalcani.org/convegno2006

 
Un Corpo Civile di Pace in Libano?
Lunedì 20 Novembre 2006 21:03

 Guardando la situazione del dopo (?) guerra in Libano mi vengono in mente alcune riflessioni.
La prima, evidente: Israele, nonostante abbia una politica interna democratica, con la sua politica estera fortemente militarista alimenta reazioni estreme da parte delle popolazioni arabe che lo circondano; pare chiaro che intervenire in Libano significa, per forza di cose, anche intervenire su tutta la questione mediorientale, a partire da quella israelo-palestinese; la seconda riguarda la comunità internazionale, in particolare l’Europa: scottata dal fallimento dell'intervento militare in Iraq, comincia a chiedersi se davvero la guerra al terrorismo sia stata fatta con strumenti efficaci ed è in ricerca di soluzioni che non facciano della forza armata l'unica via percorribile. In Italia, accanto all'invio di un contingente di caschi blu sotto l'egida dell'ONU, il governo ha auspicato, attraverso il sottoministro Sentinelli, l'invio di un Corpo Civile di Pace.
Mi sembra importante, se davvero si desidera partire col piede giusto, distinguere bene e con molta chiarezza le tre modalità di possibile intervento in determinate situazioni di conflitto, modalità diverse che hanno obbiettivi differenti:
l'intervento militare, lo dice la Costituzione del nostro paese, non può e non deve essere di guerra: allo stato attuale mi sembra che ci siano i presupposti (il mandato ONU e l'accordo delle parti) affinché l’intervento in Libano si delinei soprattutto come azione di polizia internazionale, con obiettivi più tecnici, come lo sminamento, la collaborazione con le forze di polizia locali per la lotta al traffico delle armi…;
la cooperazione ha come obbiettivo quello di alleviare le sofferenze di chi è in uno stato di bisogno:  dal farsi carico delle necessità impellenti e basilari al ricreare le condizioni per uno sviluppo sostenibile;
l'intervento di un Corpo Civile di Pace ha come obiettivo la risoluzione del conflitto in maniera nonviolenta e ha come fine la riconciliazione tra le parti.
Di questi tre l'ultimo è sicuramente il più debole perché è il meno sostenuto politicamente ed economicamente, nondimeno può indicare la direzione anche agli altri due: ha certo numerosi punti di contatto con la cooperazione, molti meno con l'intervento militare.

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Israele: "dichiarazione di rifiuto"
Martedì 17 Ottobre 2006 12:11

Pubblichiamo di seguito la "dichiarazione di rifiuto" di Omri Evron, refusenik israeliano, con la quale - violando le leggi israeliane - rifiuta di servire l'esercito nei Territori Occupati. Per questo motivo sarà incarcerato, come altre migliaia di giovani israeliani che si oppongono alla logica della violenza e dell'occupazione.


Dichiarazione di rifiuto

Omri Evron, Tel Aviv 12 Ottobre 2006
Io, Omri Evron, rifiuto di servire nell'esercito perché intendo restare fedele ai principi morali in cui credo. Il mio rifiuto di arruolarmi è un atto di protesta contro l'occupazione militare protratta del popolo palestinese, un'occupazione che approfondisce e fortifica l'odio e il terrore fra i popoli. Mi oppongo alla partecipazione alla guerra crudele per il controllo dei territori occupati, una guerra condotta per proteggere le colonie israeliane e per mantenere l'ideologia della 'Grande Israele'. Rifiuto di servire un'ideologia che non riconosce il diritto di tutte le nazioni all'indipendenza e alla coesistenza pacifica. Non sono preparato a contribuire in alcun modo all'oppressione sistematica di una popolazione civile e alla privazione dei suoi diritti, così come essa viene effettuata dal regime dell'apartheid e dalle truppe israeliane nei territori occupati. Sono sdegnato per l'incarcerazione di milioni di persone dietro muri e checkpoint, e per la fame che ne consegue. Mi rifiuto di arruolarmi perché non credo che la violenza sia una soluzione e che la guerra porti la pace.

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Corso per mediatori internazionali di pace: Bertinoro 2006
Giovedì 27 Luglio 2006 12:20
Provincia Forlì-Cesena Assessorato al Welfare Pace e Diritti Umani - Comune di Bertinoro - Regione Emilia-Romagna Assessorato alla Promozione delle politiche sociali e di quelle educative per l'infanzia e l'adolescenza Politiche per l'immigrazione Sviluppo del volontariato, dell'associazionismo e del terzo settore - Polo Scientifico Didattico di Forlì dell’Università di Bologna - COPRESC Coordinamento Provinciale degli Enti di Servizio Civile Forlì-Cesena

BERTINORO 2006

Obiettivo del Corso
L'obiettivo che ci si propone è quello di fornire i primi strumenti di base per persone interessate a studiare e sperimentare modalità di soluzione nonviolenta dei conflitti anche a livello internazionale attraverso lo strumento dei Corpi civili di Pace. Il corso si propone dunque di fornire le adeguate conoscenze teorico/pratiche legate ad interventi civili nelle aree di conflitto e di migliorare le capacità operative nella gestione dei conflitti.

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Nord Uganda: le trattative di pace
Sabato 30 Settembre 2006 11:28

Le trattative di pace che si stanno svolgendo a Juba e che sono iniziate il 14 luglio, rischiano di subire in questi giorni una battuta di arresto.
I ribelli che dal 30 agosto al 19 settembre si sarebbero dovuti radunare nei due campi di Ri-Kwangba e Owiny-Kibul in Sudan, sembra che si stiano muovendo di nuovo.

La data fissata dal governo per il raduno dei ribelli nei due campi allestiti dalle agenzie umanitarie e dal governo del Sud Sudan è stata abbastanza rispettata; intorno al 20 settembre, infatti, fonti giornalistiche e governative hanno annunciato la presenza nell'area di Ri-kwangba anche del leader dei ribelli Joseph Kony.
L'UPDF (esercito regolare ugandese) ha fin dai primi giorni presentato su tutti i mezzi la bandiera bianca della tregua e seguito gli spostamenti dei ribelli verso i punti di raccolta, iniziando una manovra di accerchiamento che ha portato alla fine a creare un cordone intorno alle forze ribelli per evitare danni alla popolazione e per spingerli a continuare con i trattati di pace. I ribelli invece non si sono resi colpevoli di atti spiacevoli verso cose o persone durante i loro spostamenti a nord, anche perché aiutati per il cibo e altre necessità da alcune agenzie umanitarie e spesso dagli stessi abitanti.


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"Reso umile dall'amore di Operazione Colomba"
Mercoledì 06 Settembre 2006 18:13

Articolo di Padre Carlos Rodríguez sulla presenza di Operazione Colomba in Nord Uganda

Cosa porta un giovane, brillante, laureato europeo a lasciare una vita comoda per trascorrere mesi a scavare senza paga nei campi dei rifugiati (internal displaced people (nota1)) del nord Uganda? Dallo scorso anno mi pongo questa domanda ogni volta che vedo i quattro volontari che lavorano nella mia parrocchia, a Minakulu-Bobi nel distretto di Gulu, tirare su le loro zappe e accompagnare alcuni dei rifugiati nei dintorni, nel loro lungo quotidiano viaggio per la sopravvivenza .
Due anni fa incontrai un gruppo di entusiasti italiani dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che erano venuti per visitare il Nord Uganda e per avere una testimonianza di prima mano circa le condizioni di vita delle persone.
Per un buon numero di anni ho visto molti gruppi simili a questo. La maggior parte di essi viene per qualche giorno, scatta fotografie, mostra compassione e va via. Forse continuano il rapporto per un po'  mandando soldi per supportare qualche progetto. I giovani della Giovanni XXIII avevano intenzioni diverse. Dissero di voler stare in un campo per rifugiati. “Vogliamo vivere con le vittime delle guerra” mi dissero “ma tutti quelli che abbiamo incontrato ci hanno detto che è impossibile”. La mia risposta fu : “Non è impossibile, è solo scomodo”.

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