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Servizio Obiezione e Pace - APG23
Servizio Obiezione e Pace

Antenne di Pace

 

Le favolose ricchezze del Kossovo
Mercoledì 21 Febbraio 2007 19:31

Spesso parlando con gli amici del Kossovo si sentono racconti sulle favolose ricchezze che il sottosuolo kossovaro dovrebbe nascondere. Spesso il popolino dice che i serbi prima e la comunità internazionale poi vogliano accaparrasi tutto questo tesoro, che invece in mano ai kossovari sarà la chiave per un futuro di prosperità e ricchezza.
A noi internazionali pieni di se la cosa ci fa sorridere e magari abbiamo, come italiani, già visto svanire sogni di ricchezze nascoste nel nostro sottosuolo.
Personalmente non so se queste ricchezze esistano o meno, se saranno sfruttate per il bene della gente del Kossovo o saranno ad appannaggio di pochi, di una cosa sono sicuro, il Kossovo ha una cosa molto preziosa: la sua gente!
La gente del Kossovo è una delle più grandi ricchezze che questo posto abbia. Sono persone con sfumature di pelle diverse, di lingua, cultura, religione diverse ma assieme formano una un insieme con molti problemi ma molto stimolante. In Kossovo vivono popoli che si sono combattuti, che si odiano, che si escludono, che non si accettano e che hanno libri di storia diversi.
Ci sono poi ragazzi che hanno deciso di incontrarsi. Incontrarsi non è facile quando la salma di tuo zio ti è stata restituita solo qualche settimana fa o quando la testa di tuo nonno non riposa accanto al suo corpo. Non è facile nemmeno perché i giovani hanno conosciuto solo divisione e guerra, non hanno memoria di quando le cose con gli altri andavano meglio. (...)

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I passi verso casa
Mercoledì 21 Febbraio 2007 20:22

Non avrei mai pensato che in questi due mesi lontano dalla rossa terra d' Uganda, ci sarebbero stati dei così grandi cambiamenti. Eppure al nostro rientro subito è apparso evidente che la gente si stava muovendo verso i villaggi d'origine, stava costruendo le nuove capanne o le  casupole in mattone nei centri più grossi, dove poter riporre i nuovi sogni di pace e di rinascita.
Se non in pochi casi, non è in realtà come tutti avremmo sperato, un rientro nelle proprie case, ma in campi più piccoli, più vicini alla terre natie... è quindi un tornare a passo lento verso il focolare abbandonato, verso la normalità... ad un passo, ma non ancora arrivati.

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Mi racconti una storia.....?
Mercoledì 21 Febbraio 2007 19:34

Mi racconti una storia? Questa domanda da quando sono in Kossovo la faccio spesso, la faccio agli altri che sono giù con me, parte di Operazione Colomba. La faccio forse perché vorrei pensare ad altro che non la realtà che mi circonda. È il desiderio infantile di sentire qualcosa di bello con un lieto fine, un principe azzurro che conquista la sua bella, la strega cattiva che viene sconfitta alla fine e tutti vivono felici e contenti fino alla fine. Forse è il mio modo per reagire alle storie di vita che mi circondano tutti i giorni e che sono reali e spesso non hanno nessun lieto fine e continuano giorno dopo giorno. Storie di guerra, di sofferenza, di chi ha perso casa, parenti, di chi ha combattuto, di chi è stato picchiato o maltrattato, di chi è scappato, di chi é stato o é tutt’ora profugo o sfollato, di chi non sa come costruirsi un futuro in questo paese, di chi non ha lavoro, di chi vorrebbe studiare, di chi.... mille storie, mille volti, mille sguardi. Quante volte avrei voluto avere la risposta pronta, la bacchetta magica per alleggerire il peso, e invece il più delle volte posso solo ascoltare. Ma ascoltare a volte non è cosi facile, fa male, ti riempie di sofferenza che non è la mia, la sento per riflesso e spesso non so come reagire. Io che la guerra non l’ho mai vissuta ne vista, che la sofferenza mi è stata risparmiata. Io che per scelta sono andata a vivere in Kossovo da ormai più di un anno. (...)

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Futuro del Kosovo? Basta con la propaganda
Mercoledì 21 Febbraio 2007 19:51
Dal sito OsservatorioBalcani.org:
 
La sicurezza delle minoranze in Kosovo è garantita? E la loro libertà di movimento? Ci siamo confrontati con chi, in questi anni, ha lavorato e operato sul campo. La prima di una serie di interviste è con Fabrizio Bettini*, dell'Operazione Colomba

In Kosovo vi è libertà di movimento per le minoranze?

In quest'ultimo periodo sento spesso sia da parte delle istituzioni internazionali che da parte delle autorità kosovare affermare che vi è libertà di movimento. In realtà non è vero, vi è un inizio di libertà di movimento ma quest'ultima non è certo completa, per due fattori: vi sono ancora elementi oggettivi di insicurezza sul campo e vi è una percezione psicologica di insicurezza da parte della comunità serba. Quest'ultimo aspetto di fatto ne limita la libertà di movimento.

Potresti fare qualche esempio di quanto hai affermato?

Vi è un grande magazzino presso il quale i serbi di Gorazdevac, enclave del Kosovo occidentale dove lavoro, hanno iniziato ad andare. Questa è senza dubbio una novità positiva. (...)


Continua: http://www.osservatoriobalcani.org/article/view/6361
Altri contenuti: http://www.osservatoriobalcani.org/article/view/6361

 
Kosovo, regione d'Europa
Mercoledì 21 Febbraio 2007 19:46

"Il ruolo dei partenariati territoriali nella composizione dei conflitti"
Convegno Osservatorio sui Balcani

Lo status futuro del Kosovo è stato per anni un rebus al quale nessuno è riuscito a dare una soluzione. Ora sembra qualcosa di muova. All'inizo del 2007 Martti Ahtisaari, inviato Onu, consegnerà a Belgrado e Pristina una proposta per uscire dall'impasse attuale. Sono trapelati già alcuni dettagli, tra i quali la sostituzione dell'Unmik con una missione internazionale a guida europea.
Ma sarà una vera soluzione? Riuscirà ad accompagnare il Kosovo rapidamente verso il suo destino europeo? E quale in questo percorso il ruolo di associazioni, ONG ed Enti regionali e locali italiani che hanno stretto in questi anni legami con questa parte d'Europa?
Per stimolare il dibattito Osservatorio sui Balcani, nell'ambito del proprio programma BalcaniCooperazione (www.balcanicooperazione.it) ha promosso lo scorso 15 dicembre a Roma il convegno "Kosovo, regione d'Europa". L'appuntamento rientra tra gli eventi del progetto “Città per la pace e la democrazia in Europa” promosso dall'Associazione delle Agenzie della Democrazia Locale (ALDA)

http://www.osservatoriobalcani.org/convegno2006

 
Un Corpo Civile di Pace in Libano?
Lunedì 20 Novembre 2006 21:03

 Guardando la situazione del dopo (?) guerra in Libano mi vengono in mente alcune riflessioni.
La prima, evidente: Israele, nonostante abbia una politica interna democratica, con la sua politica estera fortemente militarista alimenta reazioni estreme da parte delle popolazioni arabe che lo circondano; pare chiaro che intervenire in Libano significa, per forza di cose, anche intervenire su tutta la questione mediorientale, a partire da quella israelo-palestinese; la seconda riguarda la comunità internazionale, in particolare l’Europa: scottata dal fallimento dell'intervento militare in Iraq, comincia a chiedersi se davvero la guerra al terrorismo sia stata fatta con strumenti efficaci ed è in ricerca di soluzioni che non facciano della forza armata l'unica via percorribile. In Italia, accanto all'invio di un contingente di caschi blu sotto l'egida dell'ONU, il governo ha auspicato, attraverso il sottoministro Sentinelli, l'invio di un Corpo Civile di Pace.
Mi sembra importante, se davvero si desidera partire col piede giusto, distinguere bene e con molta chiarezza le tre modalità di possibile intervento in determinate situazioni di conflitto, modalità diverse che hanno obbiettivi differenti:
l'intervento militare, lo dice la Costituzione del nostro paese, non può e non deve essere di guerra: allo stato attuale mi sembra che ci siano i presupposti (il mandato ONU e l'accordo delle parti) affinché l’intervento in Libano si delinei soprattutto come azione di polizia internazionale, con obiettivi più tecnici, come lo sminamento, la collaborazione con le forze di polizia locali per la lotta al traffico delle armi…;
la cooperazione ha come obbiettivo quello di alleviare le sofferenze di chi è in uno stato di bisogno:  dal farsi carico delle necessità impellenti e basilari al ricreare le condizioni per uno sviluppo sostenibile;
l'intervento di un Corpo Civile di Pace ha come obiettivo la risoluzione del conflitto in maniera nonviolenta e ha come fine la riconciliazione tra le parti.
Di questi tre l'ultimo è sicuramente il più debole perché è il meno sostenuto politicamente ed economicamente, nondimeno può indicare la direzione anche agli altri due: ha certo numerosi punti di contatto con la cooperazione, molti meno con l'intervento militare.

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