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"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose" (Albert Einstein) - 14.6%
"Il futuro dipende da ciò che facciamo nel presente" (Gandhi) - 20.3%
"Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto" (Nelson Mandela) - 39.2%
"Il futuro non è scritto" (Joe Strummer) - 25.9%
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Manifestazione contro il Muro a Bi'lin: feriti attivisti israeliani e internazionali
Venerdì 25 Agosto 2006 20:33

COMUNICATO STAMPA
Manifestazione nonviolenta contro il Muro a Bi'lin repressa dai soldati israeliani.
Ferito volontario italiano di Operazione Colomba.

Oggi, 25 agosto 2006, nei pressi del villaggio palestinese di Bil'in si è svolta - come consuetudine ogni venerdi - la manifestazione nonviolenta contro il muro di separazione che si sta costruendo sul terreno palestinese del villaggio stesso.
Il corteo composto da 200 persone circa, tra cui internazionali e pacifisti israeliani, è partito intorno alle 14 ora italiana.

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Israele: report da Haifa
Venerdì 18 Agosto 2006 16:28

L'Operazione Colomba da oltre tre anni opera anche nel conflitto mediorientale: "siamo stati a Gaza per diverso tempo" raccontano i volontari della Colomba "attualmente collaboriamo con alcune associazione pacifiste israeliane e siamo presenti con i nostri volontari in due villaggi palestinesi in Cisgiordania: ad Aboud, paese a nord di Ramallah, dove svolgiamo un'azione di monitoraggio e denuncia soprattutto rispetto alla costruzione del muro di separazione che anche in quell'area sta avanzando a dispetto delle proprietà degli abitanti della zona; ad At-Tuwani, a sud di Hebron, villaggio vicino ad alcuni insediamenti ebraici da dove, solo pochi mesi fa, mentre i volontari dell'Operazione Colomba accompagnavano alcuni bambini palestinesi a scuola, sono usciti estremisti incappucciati che hanno violentemente picchiato i nostri ragazzi, alcuni ferendoli anche in modo grave".

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Nord Uganda: Tra le braccia del Padre
Venerdì 18 Agosto 2006 15:59

Diario dal Nord Uganda 

Morire alla sola età di due anni qui non è un problema, morire perchè non conti, perchè come te ci sono tanti che hanno lo stesso nome, non è un problema...l'importante però è morire tra le braccia di qualcuno che con qualche lacrima bagni il tuo corpicino così debole, così fragile, così sofferente... Vedere tanta sofferenza in un piccolo innocente e non poter fare niente, solo guardare impotenti che la vita faccia il suo corso... la corsa in ospedale, il lungo il tragitto da Minakulu a Gulu, per poi vedere i suoi occhi spegnersi pian piano, occhi di un bambino che chiedeva solo di essere tale, di giocare e correre libero, ci richiama a non essere superficiali, tirando somme o giudicando, ma a stare in silenzio, un silenzio di impotenza ma anche di ascolto di un dolore che ha un significato per noi troppo grande per avere la pretesa di conoscerne il senso... Ma tu piccolo Ojok, come tanti piccoli Ojok, chiamati così perchè diversi, perchè nati con qualche malformazione, chiedevi, prima di partire per quel viaggio di solo andata, l'amore di una madre che non c'era... non ti è stato concesso neanche questo diritto, neanche questo... ma mi piace pensare che la tua richiesta finalmente sia stata esaudita e che ora ti trovi là tra le braccia di un Padre e di una Madre che finalmente ti fanno sentire unico, irripetibile, amato... Mi piace pensare che il tuo pianto sia stato ascoltato da quel Padre che di certo non ha le stesse nostre orecchie, ma che forse vive la stessa nostra impotenza di fronte alla sofferenza di un piccolo , e che soffrendo con lui aspetta in silenzio che dal suo corpicino crescano due splendide ali per portarlo dolcemente tra le proprie braccia...perchè il mondo non ti ha meritato, perchè come sei arrivato nel silenzio anche così nel silenzio te ne sei andato, lasciando solo grossi interrogativi nel mio cuore? Che senso ha tutto questo?Che parte ho io in questo? Meritiamo noi questi piccoli? So solo che la risposta a tutto questo ci sarà sussurrata un giorno...tra le braccia del Padre.

Carlo C. - Operazione Colomba - Nord Uganda

 
Nord Uganda: A Paul
Giovedì 17 Agosto 2006 15:41

Diario dal Nord Uganda

Paul aveva forse settant'anni. Forse, perché qui in Africa è cosa comune non sapere la data di nascita e lasciare al tempo decidere  l'approssimata stima dell'età...se avessimo però dovuto indovinare l'età sotto quella pelle scura e incartapecorita che copriva le scheletriche ossa di Paul, di anni gliele avremmo potuti dare anche 100.... anni di dolori, di sofferenze, di atrocità viste e subite durante la guerra in Nord Uganda tra il popolo acholi...perché nel vederlo lì, sotto il sole rovente d'Africa, incapace di camminare,con il poco cibo conteso tra lui e le formiche, nessuno avrebbe avuto il dubbio di trovarsi difronte all' impietosa immagine di ciò che la guerra lascia dietro di sé.

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Nord Uganda: La pace è davvero vicina?
Martedì 15 Agosto 2006 16:08

Da settimane sulle pagine dei giornali locali ugandesi si legge delle ormai vicine trattative di pace tra J. Kony, leader dei ribelli dell'LRA, ed il governo ugandese con la mediazione del Governo del sud-Sudan. Si leggono cosi' anche notizie su varie agenzie si stampa che mettono in risalto l'interruzione degli attacchi dei ribelli e l'effettivo inizio del processo di decongestione dei campi profughi, cioe' lo spostamento di alcune migliaia di persone dai campi sfollati governativi ( IDP'S) a campi piu' piccoli, vicini ai villaggi originari da cui proveniva la gente e piu' prossimi alle terre da coltivare.
Tutto questo dovrebbe essere inteso come primo passo verso la " normalizzazione" ed il rientro definitivo della gente...quindi la fine della guerra.

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Centenario della nascita della nonviolenza moderna: convegno a Pisa
Giovedì 27 Luglio 2006 12:00

L’11 settembre 1906 si svolgeva nel vecchio Teatro Imperiale di Johannesburg, convocata dal giovane avvocato Gandhi,  una grande assemblea degli Indiani immigrati in Sud Africa. Essi decidevano di intraprendere una campagna di lotta e di disobbedienza civile contro leggi discriminatorie ed umilianti. Successivamente il Mahatma Gandhi riconobbe in quell’evento l’atto di nascita del Satyāgraha, cioè di un modo nuovo di lottare che sostituisce alla forza fisica il ricorso a una Forza più grande, che nasce dall’amore per gli altri e per la Verità.

Nell’avvicinarsi del centenario di quello storico evento, il Centro Gandhi di Pisa e i Quaderni Satyāgraha vogliono avviare una riflessione e una ricerca comune che indichino i percorsi attuali e ininterrotti del Satyāgraha di Gandhi. Di fronte alla grande confusione semantica e politica, all’uso spesso strumentale del termine “nonviolenza” e della stessa immagine di Gandhi, vogliamo ribadire che la sua nonviolenza non è passività, negatività, o scelta del male minore; è invece obiezione di coscienza alle strutture di dominio e scelta rivoluzionaria di trasformazione sociale per costruire il potere di tutti (la cosiddetta omnicrazia di Aldo Capitini) a partire dai piccoli gruppi.

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