Gennaio 2019

SITUAZIONE ATTUALE

L’inizio del nuovo anno in Israele e nei Territori Occupati Palestinesi ha portato con sé importanti dichiarazioni del Governo israeliano in un clima di accesa campagna elettorale in vista delle prossime elezioni di aprile.
Al fine conquistare la più larga fetta di elettorato possibile l’attuale Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che, sotto la sua guida, “non ci saranno più ostacoli alla costruzione di insediamenti”. Lo ha detto il 28 gennaio dalla colonia israeliana parzialmente evacuata di Netiv Ha'avot, affermando che la demolizione di quelle case è stata "una disavventura". (Ricordiamo che le colonie israeliane in Palestina sono considerate illegali dal Diritto Internazionale ma legali dal Diritto israeliano; gli avamposti, illegali sia secondo il Diritto Internazionale sia secondo il Diritto israeliano).

Sempre alla fine di questo mese Netanyahu ha inoltre annunciato che Israele non accetterà il prolungamento della missione di controllo TIPH (Temporary international presence in Hebron) che dal 1998 monitora e registra le violazioni dei Diritti Umani che in continuazione avvengono nella città di Hebron, occupata in parte da coloni e militari israeliani. A seguito di tale decisione, altri gruppi internazionali di attivisti operanti nell’area delle colline a Sud di Hebron hanno lasciato definitivamente la zona.
Non sembra un caso se dopo queste affermazioni, il mese di gennaio ha visto l’aumento delle attività e della violenza di coloni israeliani in tutta la Cisgiordania e l’intensificazione dei controlli dei documenti degli attivisti internazionali da parte delle forze armate israeliane.
Emblematico l’ultimo caso di omicidio avvenuto nel villaggio palestinese di Al-Mughayyr, governatorato di Ramallah. Un trentottenne palestinese, padre di famiglia, è stato colpito alle spalle da proiettili esplosi dall’arma di un colono della vicina colonia israeliana di Adei. In migliaia si sono presentati al funerale, ma il divieto imposto dall’esercito israeliano di raggiungere il luogo di sepoltura ha provocato ed esacerbato le tensioni, fino ad arrivare all’arresto di due giovani palestinesi. Tutto il caso è stato considerato “scioccante e inaccettabile” dall’inviato ONU per il Medio Oriente.
Il mese si è concluso con un’altra grave decisione del governo israeliano: l’inizio della costruzione lungo il perimetro della Striscia di Gaza di un muro alto 6 metri, in risposta alla manifestazioni gazawi della Grande Marcia del Ritorno, durante la quale nell’arco di dieci mesi sono stati uccisi più di 190 palestinesi.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Nel mese di gennaio i volontari di Operazione Colomba hanno proseguito con la riorganizzazione del lavoro sul campo già iniziata nel mese di dicembre.
Le aree maggiormente interessate dalla presenza sono state Az-Zawiya, nel governatorato di Salfit, e le colline a sud di Hebron.
Ad Az-Zawiya è stato monitorato il gate Magen Dan 620; un cancello che i lavoratori palestinesi devono attraversare (dopo un controllo dell’esercito israeliano) per raggiungere i posti di lavoro e le loro terre private. Anche in questo mese sono avvenute violazioni: per esempio dopo aver superato il primo controllo al gate, alcuni palestinesi sono stati fermati e rimandati indietro: oltre a dover lasciare le biciclette, i lavoratori sono stati sottoposti, per la seconda volta in pochi minuti, ad un altro controllo completo per superare nuovamente il punto di accesso.
Nelle colline a sud di Hebron è stato registrato un aumento delle attività e della violenza delle forze armate israeliane e dei coloni israeliani.
Molte e diversificate le aggressioni verbali e fisiche dei coloni nei confronti dei pastori palestinesi e delle loro proprietà terriere. Il 27 gennaio, in particolare, una grave vessazione è avvenuta ad opera di soldati israeliani conniventi con i coloni dell’illegale avamposto di Havat Ma’On: dopo il controllo dei documenti dei palestinesi accorsi in supporto di alcuni pastori minacciati, i soldati hanno umiliato e violentemente strattonato due ragazzi palestinesi spingendoli giù verso una valle.
Per quanto riguarda l’attività di School Patrol, molteplici sono stati i ritardi delle forze armate e, in un’occasione, l’inadempienza dei soldati ha esposto i bambini del villaggio di Tuba all’aggressione fisica e verbale dei coloni dell’avamposto di Havat Ma’On.
Nel distretto di Yatta numerosi sono stati gli ordini di fermo lavori e demolizioni consegnati: tre villaggi hanno ricevuto complessivamente il fermo per una scuola, un pozzo e cinque abitazioni.
Le demolizioni avvenute hanno interessato una terra privata palestinese e una delle principale strade palestinesi che collega i villaggi del distretto di Yatta alla suddetta città.
Nonostante le intimidazioni e gli attacchi, la resistenza popolare nonviolenta palestinese prosegue con azioni e attività organizzate nei villaggi di Tuwani, Ar-Rakeez e Bir Al-Idd al sud e Qatanna al nord, dove uomini palestinesi hanno piantato alberi di ulivo e mandorli e arato le terre di loro proprietà adiacenti a colonie e avamposti illegali, in risposta ai ripetuti danneggiamenti di alberi ad opera di coloni.
Anche il lavoro di sensibilizzazione riguardo l’occupazione israeliana non si è fermata: nel mese di gennaio una delegazione di giovani italiani ha visitato il villaggio di Tuwani, conoscendo così la realtà e la determinazione della resistenza popolare palestinese nelle colline a sud di Hebron.
Altro importante elemento del mese di gennaio sono stati i due viaggi nel distretto di Gerusalemme. L’obiettivo è quello di capire se in altre situazioni lontane da At-Tuwani possa essere utile la presenza di Operazione Colomba. Inoltre, mettendo in contatto il comitato popolare delle South Hebron Hills con importanti figure di altre comunità, si contribuisce a creare una rete utile a condividere e rafforzare buone pratiche di resistenza.