Aprile 2018

SITUAZIONE ATTUALE

A Gaza, in occasione dei venerdì della Marcia del Ritorno, aprile si è chiuso con 47 vittime tra i palestinesi che ogni settimana si schierano sul confine settentrionale della Striscia. Tra le vittime si contano due giornalisti e numerosi minorenni.
La Marcia è iniziata il 30 marzo, in occasione della Giornata della Terra, e dovrebbe durare almeno per sei settimane, fino alla commemorazione della Nakba “la catastrofe”. I palestinesi di Gaza stanno manifestando, disarmati, ogni venerdì, per rivendicare il diritto dei discendenti dei rifugiati del ‘48 a ritornare nelle loro terre e nelle loro case, ora appartenenti ad Israele.
Anche ad At-Tuwani quest’ultimo mese si è respirata aria di violenza: dopo le numerose aggressioni di marzo, che hanno lasciato il villaggio con due persone ricoverate in ospedale, con una gamba rotta ciascuna, la tensione si era alzata parecchio. Fortunatamente, gli ultimi dieci giorni di aprile sono passati più tranquilli e una maggiore quiete ha permesso ai palestinesi di pascolare i loro greggi e lavorare al raccolto.


CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

La violenza dell’occupazione, questa volta non fisica ma di strategia, ha colpito anche i volontari di Operazione Colomba. A fine aprile due volontari sono state espulsi. Sono stati giorni non facili, la sensazione di impotenza e di violazione della libertà di scelta e di movimento che ogni giorno fa parte della vita dei palestinesi, si è fatta sentire anche sui volontari.
Questo mese però è stato caratterizzato non solo da partenze. Sono infatti venuti dall’Italia a far visita al villaggio altre quattro persone che, chi più chi meno, avevano passato lunghi e intensi periodi ad At-Tuwani fin dagli albori della presenza di Operazione Colomba tra queste colline. La ragione della visita è stato un secondo viaggio esplorativo nella Striscia di Gaza, dopo quello effettuato circa sei mesi fa; per monitorare la situazione e continuare a rimanere in contatto con le realtà che già Operazione Colomba conosceva.
Nelle colline a sud di Hebron sono stati giorni di incontri, di saluti, di rivoluzioni nell’arredamento di casa, e anche di festa. Nel nuovo cuore della resistenza di At-Tuwani, al Sumud freedom Camp, i volontari con i palestinesi, shebab (“ragazzi”), donne e bambini, hanno mangiato, cantato e ballato in un serata magica. Si è respirata aria di gioia per essere lì tutti insieme, a celebrare gli amici che continuano a tornare, a celebrare un posto che vive ogni giorno anche di questi momenti.
Su Sumud c’è anche un’altra grande novità. Gli shebab hanno finito di costruire il bagno con tanto di piastrelle decorate e acqua corrente. Ora Sumud è ufficialmente abitabile, e la speranza è che a breve la famiglia che era originariamente proprietaria della grotta tornerà a riabitare la sua terra.
Parallelamente a tutto questo, la vita del villaggio va avanti nelle sue piccole lotte quotidiane. Sono stati raccolti anche i campi più vicini all’avamposto di HAvat Ma’on, campi che hanno da sempre spaventato i pastori palestinesi perché spesso sede di violenti scontri ed attacchi da parte dei coloni. Questa volta non c’è stata paura, e intere famiglie palestinesi, supportate dai volontari internazionali e dai Ta’ayush (attivisti israeliani) hanno resistito alle pressioni dei coloni senza abbandonare il loro lavoro, il loro raccolto, e le loro terre.
Anche il lavoro di monitoraggio della scorta per i bambini di Tuba ha dato molto da fare ai volontari. Quest’ultimo mese sono state almeno dieci le volte in cui la scorta è arrivata in ritardo, facendo sì che i bambini perdessero ore di scuola, e mettendoli in grave pericolo.
Dall’altra parte le forze israeliane, composte da esercito e Border Police, sono state particolarmente presenti e attive nell’area. Sono stati numerosi i checkpoint imposti, spesso intere aree sono state circoscritte come “military closed area” per intere giornate, vietandone dunque l’accesso a definiti gruppi di persone, e i lavori per demolizioni e confische non si sono mai interrotti.
La costante presenza di forze armate nei pressi del villaggio, e nelle sue stesse strade, ha sicuramente contribuito all’instaurarsi del clima teso che è stato percepito da tutti gli abitanti di At-Tuwani, soprattutto ad inizio mese.
Per il futuro si intravedono nuovi orizzonti, volti soprattutto a scoprire e coprire nuove aree, cercando di monitorare anche altri villaggi e magari coinvolgere altre realtà in quella che è la strategia di resistenza nonviolenta delle South Hebron Hills.