Marzo 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Durante questo mese si sono verificate molte aggressioni, sia da parte dei coloni dell'avamposto illegale di Havat Ma'On sia da parte delle forze militari israeliane.
Il mese è inoltre terminato con un'ulteriore aumento della violenza da parte dell'esercito d'Israele: in occasione dell'anniversario dello Yom Al-Ard, il Giorno della terra, commemorato il 30 Marzo, l’esercito israeliano ha schierato lungo il confine con la Striscia di Gaza circa 100 cecchini che hanno ucciso sedici palestinesi e ne hanno feriti più di mille durante una manifestazione pacifica.


CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Il gruppo di volontari è in continuo mutamento, nel corso del mese ci sono state molte partenze ma anche nuovi arrivi che consentono di proseguire con le azioni di supporto e di accompagnamento nel villaggio di At-Tuwani e dintorni.
Il mese di Marzo nelle South Hebron Hills è stato fresco e pieno di colori. I campi sono verdi e rigogliosi e i pastori e i raccoglitori di “cahoub” (un erba tipica locale) si sono recati ogni giorno, dal mattino presto fino al tardo pomeriggio, nei campi e nelle colline a coltivare e a pascolare i loro greggi.
Con l'intensificarsi dell'attività di pastorizia e raccolto, le aggressioni da parte dei coloni sono diventate quotidiane. La presenza dei volontari a fianco dei pastori diventa costante e necessaria.
Nonostante le pressioni e le tensioni, i palestinesi hanno continuato a svolgere il loro lavoro e hanno risposto alle aggressioni con azioni nonviolente.
La complicità dell'esercito nei confronti delle violenze e degli attacchi effettuati dai coloni è stata in alcuni casi evidente: in particolare, durante un raid di grandi dimensioni che ha visto circa 30 coloni armati di M-16, pistole e bastoni entrare a forza nel villaggio di At-Tuwani, l'intervento dell'esercito si è rivolto esclusivamente contro la popolazione palestinese e i volontari di Operazione Colomba, con lanci di bombe sonore verso donne e bambini. Nessuna conseguenza legale è stata tutt’ora attuata nei confronti dei coloni che hanno “invaso” le terre palestinesi.
A seguito di questi eventi è stata organizzata una manifestazione pacifica insieme agli studenti dell'Università di Hebron e agli attivisti israeliani del gruppo Ta'yush con l'obiettivo di piantare degli alberi di ulivo su una collina in prossimità del villaggio di At-Tuwani.
Le forze militari israeliane sono intervenute immediatamente per opporsi all'azione, aggredendo fisicamente e verbalmente i presenti, arrestando quattro persone e dichiarando di dover proteggere gli abitanti della colonia di Ma'On e dell'avamposto illegale di Havat Ma'On.
La tensione è rimasta alta in tutta la zona, la settimana successiva infatti l'esercito israeliano si è presentato a Susya e a Khallet At-Tahba per demolire delle tende palestinesi.
Durante il mese di Marzo più di una volta i soldati non si sono presentati per l'accompagnamento dei bambini del villaggio di Tuba, mettendone a serio rischio l'incolumità: in assenza della scorta, i bambini hanno coraggiosamente deciso di percorrere ugualmente la strada accompagnati dai volontari di Operazione Colomba, anche se sono stati ostacolati da alcuni coloni di Havat Ma'On. Il mese è terminato con due episodi di violenza particolarmente gravi che hanno coinvolto gli abitanti di At-Tuwani: un uomo del villaggio è stato aggredito da un colono mentre stava coltivando le sue terre e nel tentativo di allontanarsi è caduto rompendosi la gamba. Il colono, una volta raggiunto, lo ha ferito al collo lanciandogli dei sassi.
Pochi giorni dopo un ragazzo è stato investito da un quad con a bordo due coloni a volto coperto che l'avevano precedentemente attaccato. Si è fratturato la tibia in due punti.
Nonostante la presenza di numerosi testimoni che hanno assistito alla scena, l’esercito israeliano non ha preso alcun provvedimento contro gli aggressori. Anche con tutte queste difficoltà imposte dall'occupazione, continua a sentirsi, quasi palpabile nell'aria, la tenacia degli abitanti di At-Tuwani a voler proseguire la resistenza nonviolenta.
La scelta si vede nella determinazione con cui tutti i giorni, consapevoli dei rischi, i pastori escono con i loro greggi popolando le colline intorno al villaggio, nella vicinanza e nel sostegno offerto a chi ha subito gli attacchi e nella semplicità del continuare con la propria quotidianità, nonostante tutto.