Maggio 2011

SITUAZIONE E AZIONI

Il mese di Maggio, come ogni primavera che si rispetti, è stato caratterizzato dalla faticosa raccolta del grano nelle valli che circondano sia il villaggio di At-Tuwani  che  l'avamposto israeliano di Havat Ma'on. Nonostante la presenza costante dei coloni nelle valli, la raccolta è stata condotta con successo, senza nessun incidente. E' importante anche sottolineare il ruolo dell'esercito israeliano nell'arginare possibili tentativi di intromissione da parte dei coloni dell'avamposto.
Durante i 22 giorni effettivi di scuola, la scorta militare per bambini si è sempre  presentata.

Per quanto riguarda la mattina, quindi il tragitto da casa a scuola, la puntualità della scorta ha fatto si che i bambini non siano mai arrivati tardi per l'inizio delle lezioni. I soldati hanno aspettato quasi sempre i bambini all'inizio del percorso, solo la metà delle volte però hanno effettivamente camminato con loro.
Durante il pomeriggio, sulla via del ritorno, si registrano due episodi dove i bambini hanno dovuto aspettare l'arrivo dei militari, cumulando un ritardo complessivo di circa quattro ore nell'arco di tutto il mese. I soldati hanno quasi sempre camminato accanto ai bambini, non sempre completando il tragitto per intero.
Durante i vari percorsi di andata e ritorno, i coloni si sono affiancati ai bambini in più di una occasione urlandogli contro, minacciandoli e deridendoli. Solo in un occasione, mercoledì 3 maggio, un colono è corso dietro a dei bambini con un cane, fortunatamente non riuscendo ad avvicinarsi. In questa occasione i bambini, usciti molto presto da scuola, avevano deciso da soli di percorrere il sentiero più lungo per tornare a casa, passando dalle valli più esposte all'avamposto.
Durante la mattinata del 12 maggio, alcuni abitanti di At-Tuwani hanno trovato nella valle di Humra, adiacente al villaggio, ben sette alberi di ulivo completamente distrutti ed altri tre seriamente danneggiati. Questo incidente fa capo ad altri episodi di danneggiamento di proprietà.
Durante questo mese i palestinesi del villaggio hanno riferito che quasi sempre, al mattino presto, i coloni hanno condotto le loro greggi al pascolo nei campi coltivati.
Considerata la stagione molto secca e la quasi assenza di piogge durante l'inverno, la crescita quest'anno è stata abbastanza scarsa.
Proprio per questo motivo il pascolo di greggi in area coltivata ha complicato ancora di più la situazione, non permettendo ai legittimi proprietari di quelle terre di usufruire anche di quel poco di grano che c'era.
Verso la mezzanotte del 15 maggio circa sette coloni mascherati provenienti dell'avamposto di Havat Ma'on hanno invaso il vicino villaggio di Tuba. I coloni hanno bersagliato in particolare la famiglia Ali-Awad, danneggiando cisterne d'acqua, tende per lo stoccaggio del materiale e per la conservazione del cibo,  ferendo e rubando diverse pecore. Gli abitanti riferiscono di aver chiamato immediatamente la polizia israeliana, che però si è rifiutata di intervenire asserendo di non aver capito bene la situazione perché nessuno dei palestinesi presenti parlava correttamente l'ebraico. Due soldati dell'esercito israeliano si sono presentati la mattina dopo, nessuno dei due parlava arabo. La famiglia Ali-Awad molto recentemente era stata vittima di una feroce aggressione. Il 21 marzo infatti un colono mascherato aveva pugnalato al petto Mahmoud Ibrahim Ali-Awad, un giovane della famiglia, incidente costato quasi la vita al ragazzo.
Lunedì 23 maggio, l'intelligence israeliana è entrata ad At-Tuwani, scortata da circa una quindicina di soldati. Nell'operazione i militari israeliani hanno invaso la casa di un leader locale, hanno chiesto che gli abitanti cessassero le loro resistenza nonviolenta, minacciando ritorsioni qualora i palestinesi avessero persistito nel far valere i propri diritti sulle terre. Con le armi spianate e pronte a sparare hanno ispezionato le stanze e dintorni.
Contemporaneamente quattro uomini in abiti civili, ma con equipaggiamento militare e fucili d'assalto, hanno sistematicamente avvicinato uomini adulti per interrogarli. I quattro, successivamente identificati come agenti dei servizi segreti, hanno chiesto indirizzi, numeri di telefono, luoghi di lavoro e diversi dettagli personali.
Né soldati né ufficiali dei servizi segreti hanno dato alcuna spiegazione riguardo l'operazione militare. Gli agenti hanno anche chiesto che gli internazionali si astenessero dal fare qualunque fotografia degli eventi, senza mostrare alcun mandato o documento d'identificazione.
L'intelligence ha anche minacciato di chiamare la polizia locale per far arrestare gli internazionali. Minacce così mirate alla persona sono un campanello d'allarme che i palestinesi e gli internazionali non possono ignorare.
Accade spesso qualcosa che ci fa ricordare quanto la nostra presenza qui sia appesa ad un filo.
Da tempo i leader dei vari comitati di resistenza popolare nonviolenta in Palestina sono bersaglio di intimidazioni e minacce da parte dell'esercito israeliano, ma anche da parte della stessa autorità palestinese.
La strada della nonviolenza fa paura perché non ha bandiere. E dove non ci sono bandiere, non ci sono stati, né governi, né politici, ma solo persone.
Le persone che rifiutano, (r)esistono e fanno paura.