SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di settembre in Israele la seconda ondata di Covid-19 ha portato ad un nuovo lockdown imposto almeno per tutto il periodo delle festività ebraiche (che terminerà il 14 Ottobre). Le misure sono state ulteriormente inasprite il 23 settembre, essendo Israele uno dei Paesi con il più alto numero di casi al mondo in rapporto al numero di abitanti.
A fine settembre si contavano in Israele circa 7 mila casi al giorno di Coronavirus, per un totale, da inizio pandemia, di circa 265 mila casi.
Il 30 settembre è stato imposto un ulteriore limite di movimento per coloro che stanno protestando contro il Primo Ministro (accusato di frode e corruzione).
In Palestina nessun nuovo lockdown è stato attuato dall’Autorità Palestinese. Sebbene si contino circa 70 nuovi casi al giorno, l’Autorità Palestinese ha dichiarato di avere la pandemia sotto controllo, non rendendo necessaria una nuova chiusura.

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SITUAZIONE ATTUALE

In Israele continuano ormai da circa dieci settimane le proteste contro il premier Benjamin Netanyahu accusato di corruzione, frode e abuso di potere.
Il 13 agosto Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno firmato un Accordo di pace e di normalizzazione dei rapporti diplomatici. I due Paesi hanno instaurato rapporti bilaterali che abbracceranno tutti i settori dagli investimenti e il turismo alle telecomunicazioni e la sicurezza. In cambio Netanyahu ha congelato l’annessione di parti della Cisgiordania. Come conseguenza, il presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen, ha provveduto al ritiro del rappresentante diplomatico ad Abu Dhabi.
L’Accordo fra i due Paesi si mostra come l’ennesima prova di quanto la questione palestinese sia accantonata nella geopolitica internazionale: se prima la condizione necessaria era la creazione di uno Stato palestinese, ora è sufficiente la promessa di non procedere con l’annessione di parti della Cisgiordania.
Il mese di agosto ha registrato un intensificarsi delle ostilità tra la Striscia di Gaza e Israele.

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SITUAZIONE ATTUALE

Luglio caldo in Israele. Per tutto il mese migliaia di manifestanti sono scesi in piazza contro il primo Ministro Benjamin Netanyahu.
Gli israeliani protestano contro la cattiva gestione dell’epidemia Covid-19 da parte del governo e il suo tragico impatto sull’economia del Paese. La seconda ondata di casi ha visto il suo picco il 22 luglio con 2032 infetti in sole 24 ore. L’economia che non era ancora decollata dall’inizio della pandemia è ancora più colpita e il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 21%.
Nelle ultime settimane l’emergenza Coronavirus non era stata tra le priorità del governo, alle prese con il processo per frode e corruzione di Netanyahu che si celebrerà a partire dal prossimo gennaio, l’annunciata annessione di parti della Cisgiordania, ora rinviata a data da destinarsi, e le tensioni innescate con l’omicidio di Eyad Hallaq da parte della polizia israeliana lo scorso maggio.
Per quanto etichettati dal governo come “anarchici” o “di sinistra”, il gruppo dei manifestanti è molto variopinto.

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SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di giugno, in Israele, i principali argomenti di cui si è parlato riguardano l’imminente annessione, programmata per il 1° luglio 2020, e una nuova ondata di Covid-19 che ha colpito il Paese.
Come dichiarato da Benjamin Netanyahu, nuovamente Primo Ministro di Israele (ora a processo per frode dinnanzi alla Corte israeliana), la data di inizio per il procedimento di annessione dei Territori Occupati è il 1° luglio. Durante tutto il mese di giugno, si è discusso più volte di quale siano i termini di questa annessione, in quanto non vi è un preciso piano di cosa essa dovrebbe comprendere, e quali effetti potrebbe portare. Da un’iniziale proposta di annettere quasi tutta la Valle del Giordano e diverse zone in Area C, le ultime indiscrezioni vorrebbero l’annessione comprendere solo i più grandi insediamenti in Palestina: tra questi, quello di Gush Etzion e di Ma’ale Adumim, diminuendo quindi in maniera importante le zone che sarebbero ipoteticamente annesse.

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SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di maggio in Israele è stato formato il nuovo Governo di unità nazionale, presentato alla Knesset il 17, il primo dopo oltre un anno di stallo e tre tornate elettorali.
Il Governo, unitosi per l’emergenza Covid-19, sarà guidato da Netanyahu per i primi 18 mesi, mentre l’ex capo di stato maggiore Benny Ganzt, leader del partito Blu-Bianco, gli succederà nel novembre 2021.
Oltre a far fronte alla pandemia, il nuovo Governo ha da subito espresso la sua decisione nel compimento di un altro obiettivo: l’annessione di parte dei territori occupati palestinesi entro l’estate.
Il piano proposto da Netanyahu, ma ancora in discussione, prevederebbe il “trasferimento della sovranità israeliana” in circa il 20% della Cisgiordania, annettendo le colonie israeliane nella Valle del Giordano. La città di Gerico e i suoi dintorni sarebbero esclusi dall’annessione e ridotti ad un’enclave.

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