Hafez spezza una focaccia allo za’atar.
I suoi occhi brillano come quelli di un bambino. Il suo volto si rilassa, i segni del tempo fuggono. Ringiovanisce di vent’anni, per un momento.
"Vedi Mirta".
Hafez è in grado di dare potenza ad ogni parola. La pronuncia - con una voce che non si può descrivere: è la voce di H e basta - le dà vita, la soffia nel mondo donandole coraggio, forza, solidità. La accompagna, dalla sua gola alle orecchie del mondo, e in quel cammino ogni parola scopre se stessa.
"Vedi Mirta".
Eccomi, Hafez. Mi chiami per nome e io so che stai per dirmi qualcosa di importante.
Lo sento dal tono, così solenne e così limpido.
Lo vedo dai tuoi occhi: i tuoi brillano quando pregusti la focaccia, ma brillano di una luce più profonda, di una luce che viene da molto lontano quando parli di resistenza.

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Lo sai che c'è un'ombra che spaventa le persone che puoi incontrare quando sei solo...
Un'ombra?
Si un'ombra, come dire...
E che fa? Com'è?
Vuole spaventarti sai… ha la testa di un asino, il corpo di un leone e una coda da coniglio. Si chiama ‘Alak.
Davvero?
Sì, e quando ti parla lo fa con una voce familiare.
Di qualcuno che conosci?
Sì esatto. Sai l'ultimo giorno dell'anno, il 31 dicembre, stavo camminando su questa strada e l'ho incontrata. La puoi incontrare solo quando sei da solo, non con altre persone. E mi ha parlato con la voce di mio fratello prima da lì e poi dalla valle.
E che ti ha detto?

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“Hanno spezzato gli ulivi di H. in Khelly”.
Io e C. prendiamo le telecamere e ci avviamo.
Arriviamo sul posto, è appena dietro casa, e iniziamo a fare foto.
Cerchiamo di trovare il punto in cui è possibile far vedere lo scempio di questo gesto.
Facciamo tante foto, iniziamo a contare gli ulivi.
Uno, due, tre, quattro, … “Sono 18?” “Sì, 18 ulivi”.
Ci guardiamo, siamo arrabbiate e facciamo fatica a dire qualcosa ad H.
Osservo i ragazzi, gli stessi che avevano piantato gli alberi pochi giorni prima, li osservo mentre filmano e fanno foto.
Cosa si può provare dopo l’ennesima volta che ti distruggono ciò che tu pianti e costruisci con fatica?

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Ho conosciuto la vedova in un momento di dolore.
Le sue rughe profonde le solcavano il viso.
La fatica era su tutto il suo piccolo corpo.
Di fronte alle macerie della sua casa mi ha servito il tè, mentre teneva per mano un paio di bambini.
Aveva finito di costruirla da poco più di tre mesi, non so quanto ci sia voluto per farla, ma purtroppo so che sono bastate poche manciate di minuti per demolirla.
La cisterna dell'acqua era ribaltata.
I pannelli solari che le davano energia elettrica erano stati portati via.
Era rimasta la sua grotta e un metro quadro di cemento su cui far scivolare le lacrime, la polvere, la rabbia.
Una settimana dopo sono tornata nel suo villaggio.

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Il 20 aprile, nel villaggio di At-Tuwani, alla fine di un'azione nonviolenta, soldati israeliani hanno aggredito e arrestato un ventiduenne palestinese di Youth Of Sumud, senza specificarne il motivo.
Successivamente, dopo aver dichiarato il luogo "zona militare chiusa", i militari hanno inseguito ed arrestato un attivista israeliano e due volontarie di Operazione Colomba.
Quest'ultimi sono stati rilasciati la notte stessa dopo essere stati interrogati.
Il giovane palestinese invece ha subito un processo ed è stato rilasciato, dopo il pagamento di una cauzione, ieri notte.

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