COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Occupati Palestinesi di Cisgiordania

MANIFESTAZIONE NONVIOLENTA CONTRO IL MURO nel VILLAGGIO CRISTIANO di  ABOUD
Consegna ai soldati della sentenza della Alta Corte riguardo l'interruzione dei lavori del muro per 14 giorni.
Tre lacrimogeni sparati verso il corteo. Nessun lancio di sassi da parte palestinese.

Aboud, Ramallah Area - Questa mattina circa 100 persone, cristiani e musulmani di Aboud,  tra cui circa 25 internazionali e pacifisti ebrei israeliani, hanno formato un corteo pacifico, partendo dal municipio del villaggio e cercando di arrivare al cantiere del Muro di Separazione che è in costruzione vicino all’abitato palestinese. 

Nonostante il Muro di Separazione sia già stato ultimato sulla Linea Verde (limite tra Stato d’Israele e Cisgiordania occupata dal 1967) a 6 chilometri da Aboud, e quindi sia già impossibile passare dal villaggio al territorio d’Israele, con questo cantiere si sta costruendo un Muro aggiuntivo vicino al villaggio per i due insediamenti di Bet Arye e Ofarim.

L'Alta Corte Israeliana ha emanato ieri sera un ordine di sospensione dei lavori di costruzione del muro, per 14 giorni. La decisione è probabilmente da collegarsi con l'arrivo ad Aboud del Segretario della Conferenza Episcopale Cattolica Statunitense, Cardinale McCarrick, il prossimo venerdì 10 marzo. Da molto tempo Sua Eminenza sta interessendosi ai problemi delle comunità cristiane in Palestina, specialemente in relazione alla costruzione del Muro di Separazione.
 
Mentre il corteo si avvicinava al cantiere, quattro pattuglie di soldati sono scesi dalla collina di Ofarim, sulla quale passa il tracciato del muro in costruzione, sparando tre lacrimogeni in direzione dei manifestanti. Il corteo ed i soldati si sono incontrati sulla strada carraia nel punto in cui era bloccata da una jeep dell'esercito, a circa 200 metri dal cantiere. I manifestanti hanno mostrato la copia del documento emanato dall'Alta Corte, cercato di consegnare alcune copie ai soldati e trattato con l'ufficiale per poter raggiungere la meta, ma inutilmente. Nonostante la tensione e la frustrazione di piu' giovani, il corteo è tornato sui suoi passi in maniera pacifica rinunciando ad alzare i toni dello scontro.

Operazione Colomba e’ un servizio della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che opera nei Territori Occupati Palestinesi e Israele dal 2002 con l’obiettivo di condividere la vita e le sofferenze delle persone colpite dal conflitto cercando di “costruire ponti” e “sanare ferite”.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 17 febbraio 2006

DIMOSTRAZIONE CONTRO IL MURO NEL VILLAGGIO DI ABOUD
L'esercito israeliano entra nel villaggio prima che i manifestanti partano per la protesta pacifica.
Assaltata la base dei bulldozer intenti per la costruzione del muro.
Guerriglia urbana nel villaggio per circa un'ora

Aboud, Ramallah:
Oggi si è svolta la consueta manifestazione contro il muro che Israele sta costruendo all’interno della West Bank nel villaggio di Aboud.
Alla manifestazione presenti circa 150 persone del paese, 8 pacifisti Israeliani e due internazionali di OperazioneColomba(Corpo di pace nonviolento della Comunita` Papa Giovanni XXIII).
Prima che il corteo partisse due mezzi dell`esercito israeliano hanno fatto irruzione nel paese passando tra la folla di manifestanti scatenando per pochi minuti una sassaiola verso i mezzi militari che si sono allontanati dal paese dopo circa 5 minuti.
Secondo un portavoce del comitato di Aboud i soldati hanno voluto provocare i manifestanti cercando di distogliere la loro attenzione verso la dimostrazione.
Gli organizzatori hanno richiamato tutti all`ordine e alla nonviolenza e si sono diretti verso il cantiere del muro che dista 1,5km dal paese.
In prossimita` del luogo di destinazione del corteo i manifestanti hanno simbolicamente danneggiato una parte del tracciato del futuro muro che portera via al villaggio di Aboud circa 6000 ettari di terreno. Nello stesso momento, una parte dei manifestanti si è diretta verso il cantiere vero e proprio dove i bulldozer vengono solitamente parcheggiati, e qui hanno assaltato il container che operai e forze di sicurezza utilizzano come punto di ristoro.
Immediato l`arrivo dell`esercito che ha sparato 5 gas lacrimogeni, alcune “bombe sonore” ed alcune raffiche di proiettili veri.
Non ci sono stati feriti ne tra i manifestanti ne tra i soldati ed operai.
Il corteo dei dimostranti si e` poi fermato in prossimita` della strada che collega il villaggio al cantiere, dove visto il continuo avanzare dei soldati, i cittadini di Aboud hanno alzato barricate bruciando diversi pneumatici.
A questo punto l`esercito a cercato di accerchiare i dimostranti; si è scatenata cosi uno scontro tra esercito ed alcuni manifestanti che hanno iniziato a lanciare sassi, per circa un`ora ed anche all`interno del villaggio. Le ripetute incursioni dei mezzi militari e la caccia all’uomo da parte dell`esercito israeliano hanno creato il panico nella popolazione civile inerme che e` stata costretta a barricarsi nelle proprie abitazioni. Verso le 16,00 ora locale si e` calmata la situazione quando l`esercito ha lasciato il villaggio.
A riferire dell`accaduto i volontari dell`Operazione Colomba presenti da due anni nel villaggio di Aboud.

Aboud è un villaggio cristiano e musulmano, a 6 chilometri dalla Linea Verde, il limite tra Cisgiordania e Stato d’Israele. Nonostante sulla Linea Verde sia già presente un Muro di separazione che impedisce l’ingresso in Isarele, il Governo Israeliano sta costruendo una seconda barriera vicino al villaggio che porta via molta terra, gran parte coltivata, agli abitanti del villaggio.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 6 gennaio 2006

ULIVETO PALESTINESE DEVASTATO NELLE COLLINE A SUD DI HEBRON
La Polizia indaga tra i coloni del vicino insediamento

Più di cento olivi sono stati trovati danneggiati e tagliati via dagli abitanti del villaggio di At Tuwani all'alba di venerdì 6 gennaio.

L'oliveto si trova vicino al villaggio palestinese di At Tuwani (South Hebron Hills) nelle vicinanze della Main Road 317, la strada che collega Hebron a Beersheva, all'altezza dell'insediamento ebraico di Ma'on in cui risiedono alcuni fra i coloni più radicali e nazionalisti della West Bank protagonisti anche in passato di violenti attacchi a proprietà e persone e su cui sembrano concentrarsi le indagini della Polizia.

Gli olivi erano stati piantati circa trenta anni fa e si trovavano in piena produzione. Una prima stima valuta che ci vorranno 5 anni perchè i polloni tornino a fruttificare e altri cinque perchè la produzione torni ai livelli precedenti. Una perdita economica notevole per gente che vive di un’economia di sussistenza basata sulla pastorizia e sul raccolto dei campi in un'area classificata fra le più povere della West Bank da Nazioni Unite e Banca Mondiale Bank.

Recentemente sono stati emanati ordini di confisca per i terreni terreni adiacenti alla Main Road 317 al fine di costruire una barriera lungo il lato nord della strada per proteggere i coloni che vi transitano con grave danno della popolazione palestinese che vive a sud della strada. Circa 1500 persone saranno separate da Yatta, città dove hanno sede i principali servizi: ospedali, scuole e mercati per la vendita dei prodotti agricoli e l'acquisto di beni di prima necessità e dal resto della West Bank.

Da circa un anno e mezzo ad At Tuwani sono presenti volontari internazionali nonviolenti di Operazione Colomba e dei Christian Peacemaker Teams che effettuano un servizio di accompagnamento nonviolento dei bambini a scuola e delle persone impegnate in attività agricole o pastorali.

Operazione Colomba e’ un servizio della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che opera nei Territori Occupati Palestinesi e Israele dal 2002 con l’obiettivo di condividere la vita e le sofferenze delle persone colpite dal conflitto cercando di “costruire ponti” e “sanare ferite”.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 6 gennaio 2006

ABOUD: MANIFESTANTI INTERROMPONO I LAVORI AL CANTIERE DEL MURO

Checkpoint dell'IDF impedisce ad alcuni internazionali di raggiungere la manifestazione. Sit in di fronte ai soldati, la manifestazione riesce a bloccare i lavori. L'IDF spara diversi gas lacrimogeni e cerca di arrestare leader nonviolento palestinese.

Aboud, Ramallah area.

Questa mattina, circa 150 persone, cristiani e musulmani di Aboud, pacifisti israeliani e alcuni internazionali, tra cui volontari dell'Operazione Colomba hanno formato un corteo nonviolento cercando di raggiungere un tratto del cantiere del Muro in costruzione accanto al villaggio palestinese di Aboud.
Il Muro di Separazione vero e proprio è già stato completato sulla Green Line (il confine tra stato d'Israele e Cisgiordania; Territori Occupati nel 1967) ma a 6 chilometri ad ovest di Aboud il Ministero della Difesa d'Israele sta costruendo un'altra Barriera vicino al villaggio con il probabile scopo di annettere ad Israele i vicini insediamenti di Beit Arye e Ofarim, costruiti negli anni ottanta sulla terra della municipalità di Aboud e dichiarati illegali da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. I lavori stanno procedendo rapidamente e i macchinari sono al lavoro in quattro punti differenti.
Questa mattina l'IDF ha predisposto un checkpoint all'ingresso di Aboud e soldati israeliani erano presenti anche nei vicini campi cercando di impedire l'accesso ad Aboud ad internazionali ed israeliani. La manifestazione e' cominciata alle 12.30 e il corteo si è diretto al cantiere del Muro vicino al sito archeologico di Moqata.
L'esercito israeliano e il personale addetto alla sicurezza degli insediamenti hanno bloccato i manifestanti a 100 metri dal cantiere dove era al lavoro Caterpillar. Circa una trentina di soldati hanno fermato i manifestanti sparando anche gas lacrimogeni. Alcuni soldati hanno superato la prima linea del corteo impedendo a gran parte dei patecipanti di unirsi alla testa del gruppo. Gli attivisti sulla prima linea hanno comunque cercato di forzare lo sbarramento militare per raggiungere il tracciato del Muro senza riuscirvi. I lavori in questa sezione del cantiere sono stati comunque interrotti.
I soldati hanno tentato due volte di arrestare un leader palestinese nonviolento afferrandolo e cercando di trascinarlo via, l'uomo è stato liberato grazie all'interposizione di palestinesi, israeliani e attivisti internazionali. Alcuni bambini che stavano dietro ai manifestanti, precedentemente tagliati fuori dal corteo, hanno iniziato a tirare sassi in direzione dei soldati. Nel frattempo i manifestanti vicini al cantiere del Muro sono riusciti a mantenere un sit-in per circa un'ora. I bambini hanno continuato a tirare sassi e i soldati hanno risposto con bombe sonore e sei gas lacrimogeni arretrando poi progressivamente e lasciando il luogo. I manifestanti hanno occupato i campi e poi hanno dato fine alla manifestazione.

Operazione Colomba e’ un servizio della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che opera nei Territori Occupati Palestinesi e Israele dal 2002 con l’obiettivo di condividere la vita e le sofferenze delle persone colpite dal conflitto cercando di “costruire ponti” e “sanare ferite”.

COMUNICATO STAMPA
Nord Uganda - 26 dicembre 2005

L'ESERCITO REGOLARE UGANDESE APRE IL FUOCO SU CIVILI NEL CAMPO PROFUGHI DI NEI PRESSI DI OPIT

Nord Uganda: il 26 dicembre scorso a Lalogi, un campo profughi nei pressi di Opit, 30 km sud est del capoluogo Gulu, l'esercito regolare ugandese ha sparato sui civili del campo profughi uccidendo sei persone e ferendone almeno 15. Le persone si erano recate presso gli alloggiamenti dei militari per chiedere giustizia per l'uccisione di un ragazzo avvenuta da parte di un militare la sera prima : il ragazzo , che stava rientrando insieme alla fidanzata da un festa, si era rifiutato di concedere la ragazza al militare, in risposta è il soldato ha aperto il fuoco uccidendolo.
Oggi 27 dicembre si è recato sul posto un gruppo formato dalla commissione Giustizia e Pace della diocesi di Gulu e dai volontari dell'Operazione Colomba che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti. Forte lo sconcerto e lo scoramento da parte della popolazione locale, vessata da quasi 17 anni di guerriglia e costretta dal 1996 dal governo a vivere in campi profughi.
Episodi simili sono non sono infrequenti: mentre in linea teorica i miltari sono nei campi per difendere le persone , nella concretezza gli episodi di violenza anche armata si ripetono, demoralizzando un popolo, 1 milione e mezzo di persone, l'intera popolazione dl Nord Uganda, costretto a subire una violenza inaccettabile.