Febbraio 2017

SITUAZIONE ATTUALE

SIRIA
I primi di Febbraio è uscito un report redatto da Amnesty International che rivela come tra il 2011 e il 2015 siano state sistematicamente effettuate delle impiccagioni di massa nelle carceri di Saydnaya, prigione nella campagna di Damasco. Il rapporto mette in luce una pratica di esecuzioni di massa arbitrarie e sommarie, basate su confessioni estorte agli uomini con metodi di tortura; il governo siriano nega e rigetta ogni accusa, parlando piuttosto di un complotto.

Nei primi mesi della rivoluzione, in seguito ad un’amnistia, da queste prigioni erano stati fatti uscire i detenuti per motivi e reati religiosi (tra cui molti estremisti), ed erano stati fatti entrare tutti coloro che erano ritenuti oppositori politici.
Un racconto delle torture e degli abusi subiti nelle carceri arriva anche da Mazen, uomo siriano di 40 anni, ingegnere, arrestato per aver partecipato alle manifestazioni in piazza, uno dei pochi ad essere sopravvissuto e ad aver voluto testimoniare le violenze subite. La sua storia l’hanno raccolta in pochi. Shady Hamadi, scrittore italo-siriano, la racconta in un articolo uscito su Il Fatto Quotidiano. Mazen e Shady sono in questo momento in Italia per accompagnare la mostra fotografica Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura, una raccolta di immagini scattate nelle carceri del regime da un ex-ufficiale.
In Siria intanto la guerra non ha ancora raggiunto una tregua, continuano i bombardamenti sulle campagne di Damasco, Homs, Idlib e nella provincia di Aleppo.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Febbraio è stato un mese faticoso, segnato dalle difficoltà che i siriani devono affrontare per ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno. Con l’aiuto di altre organizzazioni, due medici sono venuti al campo a fare delle visite generiche e molte persone sono state indirizzate agli ospedali in città per controlli, alcuni anche molto urgenti, ma che rimandavano da tempo, in alcuni casi da quando avevano lasciato la Siria.
AF, un signore di 40 anni che vive nel nostro campo, ha un tumore alla gola che dovrebbe monitorare costantemente, ma la TAC è molto costosa ed è riuscito a farla solo questo mese dopo quattro anni dall’ultima volta.
AA ha avuto bisogno di un’operazione al cuore salvavita: fino all’ultimo non sapeva chi avrebbe pagato e, quindi, se realmente sarebbe stato operato.
I volontari sono stati loro vicini in diversi modi: accompagnandoli nei viaggi verso l’ospedale, o restando nelle tende accanto alle mogli rimaste al campo in attesa di buone notizie, o ancora, loro malgrado, diventando intermediari con medici, sportelli e uffici. In questo sistema inefficiente e iniquo tali attività si sono rivelate determinanti per ottenere le cure. La loro presenza sull’autobus insieme a Q., ragazzo siriano di ventiquattro anni, in viaggio verso l’ospedale per fare una radiografia alla spalla, ha evitato un probabile arresto a un controllo al check-point.
Le chiamate fatte dai volontari all’Onu e all’ospedale hanno fatto sì che AA ricevesse i soldi per l’operazione al cuore che inizialmente gli erano stati negati. I siriani in Libano sono soggetti ad una regolamentazione che ha più la forma di semplice negazione.
Ayyed, ragazzo di 18 anni, affetto da una grave talassemia è morto in casa, una settimana fa, dopo essere stato respinto da tre diversi ospedali che non hanno ritenuto il suo caso abbastanza grave per essere esente da pagamenti: per salvarlo servivano dei soldi che la sua famiglia non aveva.
Eppure si distinguono rari e preziosi atti di solidarietà: il medico che ha operato AA è stato molto vicino ai volontari, attento nella ricerca dei finanziamenti, attivo per trovare una soluzione a un’amministrazione le cui regole sembrano dettate solo dal denaro. E’ solo grazie alla sua firma come garante per il pagamento dell’operazione che AA è stato salvato.
Dopotutto anche qui arriva la primavera: lo dicono le giornate più lunghe, il sole che illumina il campo e scalda l’acqua, i caffè bevuti all’aperto in compagnia; lo dicono i bambini che quando non hanno scuola cercano i volontari per andare a giocare al parco. L’ha dimostrato anche l’arrivo di due buone notizie: il tumore di AF che sembra regredito e il cuore di AA che dopo l’operazione è ripartito.
Intanto si continua a lavorare a possibili soluzioni alla vita nei campi in Libano, alternative per le famiglie siriane per ritrovare uno spazio dove vivere, rompendo con una Storia che sembra voler dire che per loro di spazio non ce n’è.
Da una parte le accoglienze in Italia, per coloro che avranno la possibilità di viaggiare con i canali umanitari.
Dall’altra il continuo lavoro dei Siriani qui in Libano che si incontrano periodicamente per rinforzare la loro proposta di pace in Siria. Un richiamo alla comunità internazionale che Operazione Colomba vuole sostenere cercando di fare arrivare la loro voce all’ascolto di tutti.
Nell’ultima settimana abbiamo sentito di diversi casi di arresti: il nipote del nostro vicino, un ragazzo di 16 anni, è stato arrestato mentre andava a comprare il gasolio per la stufa e un signore che vive in un garage vicino al campo è stato arrestato qualche giorno dopo. Entrambi sono stati rilasciati dopo meno di una settimana, entrambi dicono che qualcuno ha pagato per loro, ma non è chiaro né chi né quanto.
Un altro ragazzo nostro conoscente è invece in carcere da ormai dieci giorni: arrestato mentre andava a lavorare e costretto così a lasciare la moglie, incinta e prossima al parto, a casa da sola.
I controlli dei militari sono aumentati anche sulle strade: un ragazzo che vive al campo, uno dei pochi a lavorare, non riesce più ad andare al lavoro perché raggiungere le città è diventato troppo rischioso.