Luglio 2016

SITUAZIONE ATTUALE

Situazione in Siria e Libano

Gli ultimi dati registrano 400 mila morti dall'inizio della guerra in Siria, dove ancora le tensioni non si sono placate; anzi si contano ancora numerosi episodi di violenza indirizzati ai civili. Ad Idlib è stato bombardando, tramite aerei, un ospedale pediatrico causando vittime tra pazienti e medici. Adesso l'unico ospedale pediatrico in funzione si trova a 70 miglia di distanza.

L'attentato non è stato ancora rivendicato da nessuna delle parti in guerra, al contrario dell'attentato a Qamishli, una città siriana a maggioranza curda, rivendicato dall'Isis. Qui il 27 luglio l'esplosione di un camion ha provocato 44 morti e più di 100 feriti, tutti civili. Qamishli è per lo stato islamico una città strategica perché gli consente di mantenere l'accesso con la Turchia e il resto del mondo.
Ad Aleppo continua l'assedio: 300 mila persone sono chiuse nella città senza cibo, acqua e accesso a medicinali. L'inviato dell'Onu in Siria, Staffan De Mistura, sostiene che in base ai dati in loro possesso, tutte le fonti di sussistenza dei cittadini ad Aleppo potrebbero terminare nel giro di tre settimane. A questa sofferenza si aggiungono anche i continui bombardamenti aerei, a cui i cittadini cercano di opporsi strenuamente organizzandosi in maniera autonoma. L'ultima notizia che riceviamo è di alcuni ragazzi che, per impedire la visibilità dei punti strategici della città agli aerei, hanno bruciato dei copertoni di auto creando un'enorme scia di fumo nero.

In Libano, invece, continua la tensione tra siriani ed esercito libanese.
In queste ultime settimane sono avvenuti diversi raid nei campi dei profughi con conseguenti arresti di uomini e ragazzi. In Libano è legale detenere gli arrestati fino a 72 ore senza formalizzare alcuna accusa, poiché ai siriani non viene riconosciuto lo status di rifugiati e sono dunque considerati immigrati clandestini.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Il mese di Luglio, per i volontari di Operazione Colomba, è stato un mese di emozioni contrastanti.
Dopo aver condiviso i festeggiamenti per la fine del ramadan, è aumentata la tensione in diversi campi della zona, culminando con l'incendio di uno di essi e con diversi raid da parte dell'esercito libanese che hanno portato a numerosi arresti.
Il campo bruciato si trova in una zona vicino a Miniara, in Akkar: alcuni cittadini libanesi sono entrati durante la notte e hanno dato fuoco a quattro tende, non curandosi del fatto che all'interno ci fossero delle persone. Pare che l'incendio sia stato appiccato a seguito di una discussione legata al pagamento dell'affitto del terreno. Vi erano già state delle precedenti minacce da parte dei libanesi locali, i quali non vedevano di buon occhio la comunità di siriani di origine Nawari, stabilita nel posto da alcuni anni. A seguito di questo episodio, che fortunatamente non ha causato vittime, gli abitanti dell'intero campo, per la paura, si sono trasferiti in una zona vicino a Bebnine.
Il 26 luglio, l'esercito libanese ha fatto irruzione nel campo dove vivono i volontari di Operazione Colomba. La motivazione ufficiale del raid, che ha portato all'arresto di 11 persone nel campo e numerose altre nella zona, è stata una segnalazione riguardante la detenzione di armi, la quale pero' non ha trovato alcun riscontro.
E' possibile che la presenza dei volontari abbia impedito l'arresto di tutti gli uomini, cosa che invece è avvenuta nel campo adiacente, e sia stata un deterrente all'uso della violenza da parte dei militari. Dopo tre giorni di dolorosa assenza, gli uomini sono tornati al campo esprimendo la frustrazione per l'arresto e le ingiustizie subite.
Nonostante la generale preoccupazione, la tensione si è abbassata con l'arrivo di nuovi volontari, che sono stati accolti con gioia dai profughi siriani e hanno portato nuova energia al gruppo.