Agosto 2015

SITUAZIONE ATTUALE

In Siria la guerra è arrivata fino a Damasco; il regime infatti ha iniziato a bombardare i sobborghi della capitale per contrastare l'avanzata di gruppi di opposizione.  Anche nel resto del Paese il conflitto non accenna a fermarsi, e la guerra procede con un equilibrio di forze che non fa pensare ad una rapida risoluzione.


Anche in Libano la situazione è sempre più precaria, infatti a Beirut continuano le manifestazioni che chiedono le dimissioni del governo. Le proteste sono sorte spontaneamente e sono state sedate in modo violento dall'esercito con un bilancio di 400 feriti e tre morti.
Il peggioramento della situazione sia in Libano che in Siria sta portando ad un esodo di profughi verso l'Europa: il viaggio inizia dal porto di Tripoli, dove già dal mese scorso ogni notte partono barconi in direzione della Turchia.

 

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

L'ondata di “eviction” da parte dell'esercito nello scorso mese ha avuto delle conseguenze molto forti sulla vita delle persone del campo. Nonostante sembri che la situazione si sia stabilizzata per i profughi della zona, lo shock è stato forte e la paura e il desiderio di andarsene dal Libano sono presenti nella vita di ogni giorno.
Noi volontari di Operazione Colomba abbiamo cercato di stare vicino alle persone in questi momenti duri, dove sembra non esserci via d'uscita. In particolare, tutti gli uomini del campo sono stati chiamati dalla polizia per essere interrogati, e la paura di essere arrestati o deportati in Siria è stata grande.
Abbiamo provato ad essere  presenti per supportare le persone e ricordargli il loro valore e la loro importanza, al di là degli interrogatori e gli abusi della polizia. Al tempo stesso abbiamo cercato di muoverci in collaborazione con la Croce Rossa Internazionale per capire come denunciare il comportamento delle forze dell'ordine garantendo al tempo stesso la sicurezza delle persone. Anche gli arresti per strada continuano: i check point mirati a controllare i siriani che vanno e tornano dal lavoro sono sempre numerosi, e oltre all'arresto il rischio è anche di vedersi sequestrata la moto, unico mezzo di trasporto a loro consentito.
Proprio per la mobilità, drasticamente limitata, si verificano numerosi problemi, come la difficoltà a rinnovare i documenti UNHCR, indispensabili per ricevere gli aiuti.
I volontari di Operazione Colomba hanno in questo caso fatto da tramite con i funzionari UNHCR, evitando così alle persone di andare di persona a rinnovare i fogli.
Gli aiuti comunque sono in continua riduzione: anche questo mese sono numerosissime le persone che non li ricevono più e ci chiedono di segnalarli alle ONG della zona e mediare per loro per ottenere anche solo pochi dollari al mese, necessari alla sopravvivenza. Chi si arrischia ad andare a lavorare, sfidando il divieto della legge libanese, spesso lo fa invano: sono sempre di più i datori di lavoro che non pagano i lavoratori siriani, che non hanno nessuno a cui rivolgersi per far valere i propri diritti.
In questo quadro già tragico, la situazione sanitaria è sempre più difficile: anche questo mese i volontari di Operazione Colomba hanno accompagnato ad una clinica gratuita alcuni bambini e anziani del campo, per riuscire ad ottenere una visita e dei medicinali gratis.
Questo mese lo sceicco che gestisce il grosso campo di fianco al nostro, ha ordinato lo sfratto di sette famiglie, senza nessun apparente motivo. Sono famiglie che conosciamo bene, con bambini piccoli e in alcuni casi malati. Siamo stati con loro nelle ore più difficili, fino a che non sono riusciti a ottenere di rimanere nel campo. Una famiglia pero' è ancora sotto sfratto, e senza un posto dove andare a vivere. Abbiamo lavorato con le Associazioni della zona in modo da trovare velocemente una soluzione, ed ora, dopo molte mediazioni, vivono in una casa nel villaggio vicino, evitando che passassero la notte in strada.
Continua anche la nostra presenza tra la comunità libanese di Tel Abbas dove cerchiamo di essere presenti nella vita del villaggio e raccontare cosa viviamo tra le tende con i siriani. Questo mese purtroppo abbiamo assistito anche al funerale di un ragazzo che conoscevamo, morto in un incidente.
Ma ci sono state occasioni di festa, come un matrimonio e la visita, alla nuova casa, di un amico.