Luglio 2015

SITUAZIONE ATTUALE

> Siria:
In Siria sempre più attori internazionali sono coinvolti in un conflitto di cui non si vede la fine. Da qualche giorno anche la Turchia ha dato le sue basi militari sul confine con la Siria come appoggio ai bombardamenti dell'aviazione americana, entrando ufficialmente nel conflitto. Questo in risposta a una strage rivendicata dall'ISIS in un villaggio turco, vicino al confine siriano. Secondo l'ONU nel mese di luglio il numero di profughi siriani ha toccato i 4 milioni, accolti soprattutto da Libano, Turchia e Giordania.

Nonostante queste cifre continuano i bombardamenti aerei della coalizione guidata dagli Usa: solo quest'anno ci sono stati circa 5.700 raid, che hanno ucciso 459 civili secondo Now Airways.
Turchia e Stati Uniti stanno intraprendendo un'azione bilaterale per la creazione di una safe zone nel nord della Turchia (tra il fiume Eufrate e la città di Aleppo), in modo da poter intensificare i raid contro lo Stato Islamico, e offrire una zona sicura ai profughi in fuga dai bombardamenti.

> Libano - Akkar:
Siriani e Libanesi vivono una situazione drammatica.
Da qualche mese a questa parte la frontiera tra Libano e Siria è chiusa, ma il numero di profughi è comunque troppo alto per uno Stato piccolo come il Libano. La guerra continua senza sosta e l'Europa non apre i confini: il Libano e i libanesi sono soli nell'affrontare una crisi senza precedenti. La pressione continua ad aumentare ed è sempre più evidente che presto ci sarà un'evoluzione.
In questo clima, nelle prime due settimane del mese, l'esercito libanese ha evacuato diversi campi, molti dei quali nella zona di Hissa, sulla strada che porta al confine siriano. Le “eviction” hanno coinvolto più di seimila persona, costrette ad abbandonare le proprie tende. Molte famiglie sono finite in strada, altre si sono appoggiate a parenti, altre ancora hanno ricostruito il campo, allontanandolo maggiormente dalle strade principali e dalle caserme. Nell'ultimo periodo i casi di eviction si sono ridotti notevolmente, ma si è tentato di capire secondo quali criteri l'esercito abbia sgomberato gli ITS (Informal Tented Settlements) colpiti: sembra sia cambiata la norma che permetteva ai siriani di costruire i campi a 500 metri dalle strade principali e dalle caserme. La distanza sarebbe aumentata a 1000 metri, ma in certi casi l'eviction sembra decisa a discrezione dell'esercito, senza alcuna regola fissa che permetta una previsione. Il panico e il disagio si sono diffusi rapidamente tra i siriani. Le famiglie di lavoratori stagionali sembrano aver reagito meglio all'eviction, in quanto abituate a spostarsi e in grado di pagare l'affitto del campo, lavorando la terra dei proprietari. La maggior parte dei profughi però si è sentita ripiombare improvvisamente e per l'ennesima volta nel dramma della precarietà. Le eviction hanno ricordato a molti siriani che qui in Libano non sono i benvenuti e che non è il luogo dove potranno trovare quella stabilità, che per un certo periodo sembrava possibile. In questo mese regna il pensiero di dover trovare a ogni costo una soluzione per andare via dal Libano; sono numerosi i casi di persone che si mettono in viaggio clandestinamente per mare, cercando di raggiungere la Turchia o, attraverso essa, l'Europa. La soluzione clandestina è la più immediata, in quanto il costo dei passaporti (400 dollari a testa, compresi donne e bambini) è proibitivo per qualunque siriano, a cui non è permesso lavorare. Chiaramente è anche la più pericolosa ed incerta.
Una serie di sgomberi di questa portata non ha precedenti in Libano e lede i diritti umani.

Condivisione e Lavoro

A luglio il caldo comincia a farsi sentire, e (soprav)vivere in tenda non è facile: senza la possibilità di lavorare e di muoversi, gli uomini del campo si spostano, seguendo l'ombra degli edifici intorno, cercando un po' di ristoro e stando attenti che i loro bimbi non stiano troppo al sole. Il caldo può essere più pericoloso del freddo in queste condizioni di vita precarie: sono molti quelli che nell'ultimo mese si sono ammalati, e hanno bisogno di costose cure mediche. La sanità in Libano è privata e i siriani non possono permettersi di pagare visite e medicine.  Alcune associazioni vengono incontro a questo disagio, magari coprendo una parte dei costi, ma spesso i profughi non hanno i soldi per saldare il pagamento.
Questo mese abbiamo accompagnato in ospedale R., un ragazzo del campo malato da diverso tempo, a cui le medicine non stavano facendo alcun effetto. Dopo il ricovero in ospedale sembra stare meglio. Oltre a lui abbiamo accompagnato un bambino affetto da una malattia (forse tetano), che non permette alle sue membra di svilupparsi in modo corretto, causandogli gravi problemi motori e respiratori. In questo quadro di aiuto e sostegno medico un volontario della colomba ha donato il sangue per un ragazzino talassemico.
Oltre agli affanni giornalieri, la strada per un futuro dignitoso e sereno appare sempre più in salita e  c'è molta preoccupazione per ciò che accade intorno.
Alla notizia degli sgomberi le famiglie del nostro campo hanno cominciato a temere che potesse toccare loro la stessa sorte. L'incertezza e la precarietà hanno risvegliato il desiderio di trovare un luogo più stabile da cui ripartire. La preoccupazione di finire in strada ha permesso di valutare piani alternativi, nel caso succedesse il peggio, sia per il breve che per il lungo periodo: cercare di lavorare per pagarsi i passaporti e raggiungere la Turchia è uno di questi, forse il più percorribile.
In questi momenti di sconforto e disperazione i volontari di Operazione Colomba sono stati vicino alle famiglie del campo, cercando di capire e sopportare insieme le loro preoccupazioni e il loro dolore.
Le conseguenze degli sgomberi sono visibili anche a Tel Abbas, dove si è stabilito un nuovo campo di circa 30 famiglie. In un'altra zona del villaggio invece due campi hanno ricevuto l'ordine di sgombero da circa una settimana, ma al momento l'esercito non sembra prendere provvedimenti.
Continuano gli arresti ai posti di blocco e tre ragazzi del nostro campo ne sono stati vittima. La reclusione dura dalle 48 alle 72 ore e coloro che vengono fermati dicono di non essere stati vittime di torture. Nonostante questo però i ragazzi arrestati si sentono trattati come criminali dalle forze dell'ordine, ma la loro unica colpa è di non poter permettersi di rinnovare il permesso di soggiorno, che è molto costoso.
Fortunatamente non mancano momenti di felicità. Abbiamo festeggiato i tre giorni di Eid per la fine del Ramadan, facendo visita a parecchi amici, mangiando quintali di dolci e augurando una felice festa a tutti. Spesso ci sentiamo rispondere che non si può festeggiare lontano da casa, e la vera festa sarà quando torneranno in Siria. Ma in ogni caso tutti ne hanno approfittato per visitare i parenti e passare qualche giorno senza troppe preoccupazioni.  
Inoltre una famiglia di Tel Abbas è riuscita finalmente a traslocare in una casa nuova, ottenuta grazie alla mediazione dei volontari di Operazione Colomba con una ONG locale. Il padre di questa famiglia è disabile e non può né lavorare né vivere in tenda.
Questo mese è venuto a farci visita L., un noto giornalista italiano, e grazie alle sue domande abbiamo rivissuto le storie drammatiche di queste persone. A volte la forte tensione che vivono può essere sciolta grazie al racconto e le parole, ed è proprio questo l'effetto ottenuto dalla visita di L. Sempre con L. abbiamo avuto occasione anche di parlare della situazione contingente con una famiglia libanese di Tel Abbas. Oltre a L., hanno visitato il campo anche alcuni libanesi: un signore molto simpatico e tre ragazze, che hanno cucinato nella nostra tenda e hanno passato del tempo con noi e i ragazzi siriani.

“...che futuro?”

Quando la notizia degli sgomberi ha raggiunto il campo, siamo andati subito a vedere con i nostri occhi.
Insieme al nostro amico siriano A.R. siamo andati nei luoghi che avevano subìto l'evacuazione. Le zone che prima accoglievano centinaia di tende, si presentavano deserte. Dove erano andate tutte quelle persone, che fino a pochi giorni prima abitavano tutti quei campi? Andando più avanti abbiamo incontrato un primo gruppo di persone, sedute su un terreno poco distante, sotto il sole cocente. Da un paio di giorni provavano a costruirsi un riparo, che prontamente veniva abbattuto dall'esercito. Più avanti una famiglia in una sorta di magazzino completamente vuoto, senza neanche un materasso dove far dormire la loro bimba di due anni.
Noi volontari e A.R. abbiamo osservato queste scene senza scambiarci una parola. Tornando al campo A.R. ci ha confidato che non riesce ad affrontare tutto questo, e ha paura di non farcela più.
Da oggi in poi si impegnerà solo per riuscire a partire e andarsene dal Libano, non si sente più tranquillo neanche qui, non può costruirsi una vita dignitosa e sperare in un futuro migliore.