Giugno 2015

SITUAZIONE ATTUALE

> Siria:
In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato l'UNHCR ha reso noto il rapporto sui numeri di rifugiati del mondo nell'ultimo anno: le migrazioni dovute alle guerre hanno raggiunto dimensioni mai toccate fin'ora, e i siriani sono la popolazione che conta il maggior numero di profughi. Questo è stato l'incremento più alto in un solo anno, e la metà dei profughi nel mondo sono bambini.

Nonostante queste terribili cifre, la guerra in Siria, ormai al suo quinto anno, non accenna a fermarsi.
Continuano i combattimenti in quasi tutta la Siria, ma nessun gruppo coinvolto, dal regime ai numerosissimi gruppi armati locali, ha interesse a prendere il potere su una parte più ampia di territorio, traendo infatti maggior vantaggio dall'instabilità.
Il mese di giugno è stato uno dei più sanguinosi dall'inizio del conflitto: la città di Aleppo, divisa per quartieri tra gruppi ribelli e regime dal 2012, è stata bombardata da entrambe le fazioni. L'ONU ha ufficialmente denunciato l'uso di barili bomba da parte del regime di Bashar al Assad, che ad Aleppo hanno ucciso indiscriminatamente centinaia di civili quasi ogni giorno di quest'anno.
Più di 70 Paesi hanno firmato una lettera indirizzata a Bashar al Assad, chiedendo la fine di questa violazione dei diritti umani.
Anche nella parte del territorio siriano controllata dallo Stato Islamico la situazione non si sta avvicinando a una via d'uscita: secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani nell'ultimo anno sono state attuate 3000 condanne a morte, tra cui più della metà contro civili.

> Libano:
In Libano continuano i combattimenti sul confine di Arsal tra gli sciiti di  Hezbollah e i sunniti di Al Nusra. La tensione religiosa si è alzata, anche a causa di video di torture in un carcere di Beirut da parte di generali di Hezbollah su detenuti esponenti di gruppi religiosi sunniti. Ci sono state manifestazioni in tutto il Paese, e Hezbollah è stato accusato di tenere in mano lo Stato.

> Akkar:
La situazione dei profughi siriani che vivono in Libano sembra senza via di uscita. Il governo libanese continua ad emanare leggi che restringono sempre di più la mobilità dei profughi con l'obiettivo di fargli lasciare il Paese, cosa che per molti è però impossibile.
In questo mese sono aumentati ulteriormente i posti di blocco lungo le strade e di conseguenza gli arresti, infatti ormai quasi tutti i profughi si trovano in possesso di documenti scaduti ed il rinnovo è decisamente troppo costoso (200 dollari per 6 mesi di permesso). Per il momento pare che nella maggior parte dei casi i siriani arrestati vengano detenuti 72 ore e poi rilasciati, ma tra loro è grande la paura di essere rispediti in Siria e di rimanere in carcere senza nessun procedimento giuridico che ne attesti il motivo.
Gli aiuti alimentari delle Nazioni Unite si stanno via via riducendo e ci sono intere famiglie che non ricevono più nulla e sopravvivono grazie all'aiuto di familiari e vicini.
Si registrano le prime partenze di barconi illegali dal porto turistico di Tripoli verso le coste della Turchia.

CONDIVISIONE E LAVORO

Il mese di giugno è stato un mese impegnativo per noi volontari di Operazione Colomba e per la gente al campo, le nuove leggi libanesi, che di fatto limitano la libertà dei profughi, hanno avuto diversi effetti sulle persone con cui viviamo.
In questo mese sono state arrestate alcune persone che conosciamo, tra cui un ragazzo minorenne che vive nel garage accanto al campo. Fortunatamente gli arresti hanno avuto un epilogo felice e dopo 72 ore di carcere il ragazzo è stato rilasciato.
E aumentata pero tra tutti la paura di muoversi e lasciare il campo. Alcuni hanno infatti pensato di aprire delle attività all'interno del campo stesso, per riuscire ad andare avanti e mantenere la famiglia senza correre il rischio di uscire.
R. ha provato ad aprire un piccolo negozio di manesh, che per qualche giorno ha costituito motivo di gioia tra tutti, purtroppo però la mancanza di risorse l'ha costretto ad abbandonare il progetto.
Un ulteriore motivo di tensione deriva dal fatto che alcune famiglie si sono ritrovate con i documenti dell'Unhcr in scadenza. Esse infatti si vedono bloccate: da un lato la paura di muoversi (e' necessario andare a Tripoli per il rinnovo) e di essere arrestate; dall'altro il timore di rimanere senza aiuti.
Il problema della mobilità però è chiaro anche per l'Unhcr e per le altre Ong, che lavorano in questa zona, e quindi sono stati attivati altri canali per semplificare le procedure di rinnovo e ridurre il rischio legato agli spostamenti.
Ci sono tuttavia delle notizie positive: abbiamo ospitato al campo una delegazione della comunità Sant'Egidio con cui stiamo cercando di aprire canali umanitari verso l'Italia e la Germania.
A pochi giorni dal suo rilascio incontriamo A. Nessuno gli ha spiegato il motivo dell'arresto, ma non è la prima volta che ciò accade...
Ci racconta la vita all'interno delle carceri, dove i diritti umani vengono annullati: spazi ristretti, carenza di cibo e di servizi igenici, in alcuni casi violenze fisiche.
In queste carceri la maggior parte delle persone sono profughi siriani, detenuti per la mancanza di documenti validi.

“...una visita speciale”

La visita di T. e A. al campo è stata un evento speciale.
T. e A. sono amici che vivono a Beirut in un lussuoso palazzo di otto piani.  
T. è uno stilista libanese molto conosciuto. Lui e la famiglia sono cristiani.
La loro visita al campo, oltre ad aver risvegliato molte emozioni, ha sicuramente avuto un significato simbolico importantissimo: non c'è nulla di scontato nel fatto che un libanese cristiano benestante venga al campo per conoscere i profughi siriani musulmani. La memoria della guerra civile libanese è ancora molto fresca, senza contare che per un abitante di Beirut la regione di Akkar, povera e confinante con la Siria, è considerata come un luogo lontano e pericoloso.
Nonostante questo T. , A. e i due figli più piccoli hanno avuto il desiderio di venire a conoscere le persone di cui spesso gli parliamo. La serata passata tutti assieme è stata molto intensa, c'è stato uno scambio di racconti e storie di vita, guerra e dolore.
T. ha raccontato alla gente del campo il suo passato da profugo a causa della guerra civile libanese. A. più tardi, ci ha confidato che il marito ha raccontato cose che finora nemmeno lei sapeva.
Ma questo incontro, oltre che risvegliare gli orrori della guerra e della condizione di profugo, ha mostrato che si può ripartire e si può ricostruire un futuro.
Dal giorno della loro visita al campo T. e A. si stanno attivando in prima persona per aiutare i profughi ad avere qualche possibilità in più.