Maggio 2015

SITUAZIONE ATTUALE

> Siria
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Continua senza miglioramenti la guerra in Siria, tra le buone notizie mettiamo che il  5 maggio sono ricominciati a Ginevra, in Svizzera, i negoziati mediati dalle Nazioni Unite, fermi dall’inizio del 2014 per il rifiuto del governo siriano a discutere alcune proposte dei ribelli. A capo della delegazione dell’ONU c’è l’inviato speciale italo-svedese Staffan de Mistura, già sottosegretario agli Esteri del governo Monti.

I colloqui dovrebbero durare per le prossime cinque o sei settimane: sono stati invitati a parteciparci più di 40 gruppi di ribelli, esclusi quelli jihadisti, e i rappresentanti di Iran e Turchia, due dei Paesi più coinvolti dalla guerra in Siria. I colloqui cominciati a Ginevra – che non sono dei veri e propri colloqui di pace, ha detto De Mistura: sono “consultazioni esplorative” – sono molto complicati, per diverse ragioni. Per esempio alcuni gruppi di ribelli hanno espresso grande disappunto perché sono stati invitati i rappresentanti dell’Iran, governo che sostiene attivamente il regime di Assad, soprattutto attraverso le operazioni militari di Hezbollah. C’è poi la questione dell’esclusione dai colloqui dei gruppi jihadisti. Le Nazioni Unite ufficialmente non dialogano con le fazioni jihadiste che combattono in Siria, tra cui lo Stato Islamico (o ISIS), e il Fronte al Nusra, il gruppo che rappresenta al Qaida in Siria (entrambi i gruppi sono considerati “terroristici” dall’ONU). Negli ultimi due anni questi gruppi si sono però dimostrati i meglio attrezzati per combattere il regime siriano di Bashar al Assad e gli altri gruppi di ribelli più moderati.
Come ulteriore preoccupazione si registra invece che nella sera di mercoledì 20 maggio i miliziani dello Stato Islamico (ISIS) hanno preso il controllo di tutta la città di Palmira, nella Siria centrale, sulla strada che porta dalla città orientale di Deir ez-Zur verso due grandi centri urbani del Paese, Damasco e Homs. Palmira è molto nota per essere uno dei siti archeologici più belli al mondo e nel 1980 è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. La vittoria dell’ISIS a Palmira segue di pochi giorni la conquista di Ramadi, capoluogo della provincia occidentale irachena di Anbar e città di oltre 480mila abitanti per la stragrande maggioranza sunniti. Le vittorie a Palmira e Ramadi sono considerate dagli esperti di grande importanza strategica.

Per l’ISIS Palmira ha grande valore perché si trova in mezzo ad alcuni giacimenti di gas e sulla strada che attraversa il deserto della parte centrale del Paese.

> Libano:

Peggiora la situazione dei profughi siriani a causa dell'inasprirsi della legislazione libanese nei loro confronti: aumentano i check point dell'esercito lungo le strade del Paese come anche le perquisizioni e i controlli dei documenti nei campi profughi. Anche per quanto riguarda gli aiuti dell'UNHCR non ci sono buone notizie: l'agenzia ONU sta tagliando i finanziamenti economici stanziati per l'aiuto dei rifugiati in Libano, che ricevono così sempre meno assistenza in una situazione già resa difficile dalle decisioni del governo libanese. L'agenzia internazionale ha infatti stabilito un nuovo programma di intervento, concentrandosi sulla “crisi siriana nella regione” con una redistribuzione generale dei finanziamenti tra Libano, Giordania e soprattutto Turchia, un Paese che, fino ad oggi, era riuscito ad affrontare da solo l'impatto dell'arrivo di milioni di profughi.
In questo preoccupante contesto sembra ancora inadeguata la risposta della Comunità Europea. La Commissione riunita a Bruxelles ha cercato di definire una politica di asilo comune, il Resettlement, che miri ad un'equa distribuzione dei flussi dei richiedenti asilo tra tutti i Paesi membri. Ma risulta al momento distante l'obiettivo di assicurare una solidarietà minima e impegnarsi in una risposta efficace al problema dell'immigrazione clandestina e al continuo aumento dei morti nel Mediterraneo. Non solo il numero di accoglienze previste per i prossimi due anni arriva alla somma totale di ventimila posti (una cifra che, paragonata ai quasi due milioni di profughi presenti in Libano, lascia se non altro più interrogativi delle risposte che si prefigge di dare), ma la reazione degli Stati membri non è stata affatto favorevole. Già una decina i Paesi che si sono detti contrari alla risoluzione, in attesa che la stessa passi al voto del Consiglio e venga infine discussa all'europarlamento. Una strada che sembra ancora lontanissima da soluzioni concrete e decisamente troppo stretta: come le prospettiva che hanno queste persone di potersi ricostruire una vita altrove.

> Akkar:
Nella regione di Akkar cominciano a vedersi gli effetti delle nuove leggi libanesi, i posti di blocco lungo le strade si sono fatti più frequenti, un nuovo check point è comparso all'imbocco della strada per Tel Abbas.
Tuttavia la situazione al momento pare rimanga stabile, il delicato equilibrio della relazione tra i profughi siriani e la popolazione locale continua a reggere.
Sono arrivate anche nuove proposte da parte di alcune ONG che organizzano corsi formativi di inglese, informatica e ballo per gli adulti nella regione.

 

CONDIVISIONE E LAVORO

Nel campo in cui viviamo si è tirato in questo mese un momentaneo respiro di entusiasmo: raggiunta la quota per pagare l'affitto annuale della terra su cui sorgono le tende, le preoccupazioni si sono un po' allentate, e il sollievo ha fatto trovare le energie per lanciarsi in un nuovo progetto grazie all'arrivo di una donazione: creare un piccolo parco giochi per i bambini. Dopo aver comprato legno e lamiere di recupero, tutti gli uomini del campo si sono impegnati nella costruzione del gazebo che ospita i giochi e nella saldatura di altalene, giostra e scivolo. Con un'allegria pari a quella dei piccoli che adesso hanno un posto per giocare, hanno lavorato ininterrottamente giorno e notte, orgogliosi del risultato e della possibilità di impegnarsi in un lavoro concreto anche se non remunerato. Alla fine del mese si è inoltre presentata per alcuni  l'occasione di lavorare per una settimana circa al restauro della moschea vicina al campo, ricevendo a conclusione del lavoro un pagamento seppur simbolico: piccolissime note positive che però hanno aiutato tanto l'umore generale. Purtroppo la difficile realtà della loro condizione di profughi non abbandona mai queste persone: due giornate sono state rabbuiate dalla paura collettiva per un'annunciata perquisizione militare del campo. Fortunatamente per stavolta non si è verificata: molti dei nostri vicini di tenda non hanno più i permessi in regola per restare in Libano e rischierebbero l'arresto.
Da parte nostra abbiamo proseguito con le consuete visite nei campi dove cerchiamo di sostenere le famiglie aiutandole a districarsi tra esigenze mediche e procedure burocratiche per documenti e permessi, ponendoci come ponte tra le persone e le ONG della zona.
L'invito alla festa di matrimonio di una famiglia musulmana libanese del villaggio si è trasformato in una bella serata di balli collettivi tra noi volontari e i molti invitati: un'occasione per nuove relazioni di amicizia e per qualche ora di spensierato divertimento.
Maggio è stato anche un mese di visite intense: per alcuni giorni abbiamo ospitato al campo una delegazione dell'ufficio immigrazione della Comunità Papa Giovanni XXIII, venuta per conoscere la situazione dei profughi siriani nella regione e valutare ogni possibilità legale per la creazione di corridoi umanitari con l'Italia. E` stata un'occasione per riascoltare tante testimonianze di fughe dalla guerra in Siria e i racconti sulle vite precedenti al dramma, ma anche per raccogliere le richieste e i sogni di queste persone. Abbiamo poi condiviso le nostre tende con due ragazzi italiani e due ragazze libanesi che sono venuti per un paio di giorni ad animare il campo con giochi di prestigio, canti e lezioni di inglese per i bambini. Un momento davvero prezioso per noi volontari, e per le famiglie con cui ormai viviamo da oltre un anno è stata la serata di confronto reciproco guidato dalle due ragazze libanesi: la commozione generale per l'intensità del dolore che hanno subito, la forza della loro dignità nonostante una vita quotidiana nella povertà delle tende e la stima che ci siamo reciprocamente confermati, ci hanno lasciati tutti emozionati e ancora più affezionati di prima gli uni agli altri. A fine mese abbiamo poi ospitato una famiglia cristiana italo libanese che ha deciso di venire a visitare il campo. Ogni incontro riesce a rompere un pezzetto di quel muro di diffidenza che separa i profughi siriani dai libanesi, in particolare se di fedi differenti; ogni ospite onora i profughi dell'interesse di un altra persona per la loro propria vita; ogni serata passata a mangiare tutti assieme semina un terreno di dialogo e speranza.
In questo senso sono stati altrettanto importanti gli incontri con la parte cristiano ortodossa del villaggio: una chiacchierata dal sindaco di Tel Abbas, così come gli inviti a pranzo da un paio di famiglie cristiane, sono state occasioni per capire meglio il loro punto di vista riguardo alla Siria e ai molti profughi che si sono rifugiati in questa zona. La paura per la nebulosa musulmana in cui le persone temono possano nascondersi elementi dell'ISIS è in verità superata di gran lunga, in questa parte del Libano già povera prima delle ondate di profughi, dal timore di una concorrenza spietata sul lavoro (che scarseggia comunque per tutti), dal sovrappopolamento, dal pericolo di malattie per la disastrosa condizione igienica dei campi. Noi ascoltiamo accogliendo ogni pensiero come una chiave importante per capire meglio la situazione generale della regione, e cercando per tutti una parola di conforto e amicizia.

“...tornare a casa”

In una bella giornata di sole caldo arrivano i saluti per la partenza di uno dei volontari. Abbracci, arrivederci e foto che, riguardate nei giorni successivi, ci restituiscono i volti un po' tristi dei nostri amici del campo. Rimaste in due volontarie cerchiamo di consolare le molte lacrime versate dalle donne e di spendere qualche parola di conforto davanti all'inaspettato pianto di alcuni uomini. Mi avvicino ad A. e gli dico con buona ma ingenua volontà di conforto che torneremo, che altri volontari arriveranno, che non li lasceremo soli e pensiamo a loro anche in Italia. Lui mi guarda dritto negli occhi e risponde “ma io non sto dicendo questo. Non piango per voi. Piango perché voi andate e venite, andate e venite: state qui un mese, tre mesi, poi tornate in Italia. Noi invece siamo sempre qui, non possiamo partire, non possiamo tornare indietro. Sono fermo in Libano da tre anni e mezzo, voglio tornare in Siria: voglio tornare anche io a casa”.