Gennaio 2015

SITUAZIONE ATTUALE

>Siria:
La situazione in Siria è drammatica e ben lontana da una soluzione. Un conflitto diffuso, con numerose parti in ballo, che continua a mietere vittime fra i civili. Una guerra che dura da quattro anni, ma le organizzazioni presenti continuano a lavorare sull'emergenza senza avere una visione di lungo periodo. è un po' come un malato in coma tenuto nel reparto di pronto soccorso.

Lo stesso segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha notato un drastico peggioramento. Nel suo rapporto mensile al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha parlato di 12,2 milioni di persone bisognose di assistenza in Siria, 212.000 assediate, private di cibo, assistenza sanitaria e protezione; quasi 3,8 milioni sono stati costretti a fuggire dal Paese e sono rifugiati mentre circa 7,6 milioni - quasi la metà della popolazione siriana - ora sono sfollati (profughi interni). Secondo l'ufficio delle Nazioni Unite sui diritti umani, almeno 2.000 persone sono state detenute dal 2011 nel carcere di Homs (città di provenienza dei profughi del nostro campo) a causa della loro partecipazione alle proteste pacifiche della cosiddetta primavera araba. Le vittime accertate finora sarebbero 220.000.
Non sappiamo però quanto queste cifre si avvicinino alla realtà, non è facile ottenere un'informazione completa ed imparziale. Nonostante queste difficoltà è comunque da denunciare la mala informazione italiana che riporta unicamente le azioni dell'Isis e la situazione a Kobane, tralasciando colpevolmente le difficoltà di milioni di profughi e gli scontri che coinvolgono i civili siriani, come i continui bombardamenti del regime. Assistiamo inoltre sgomenti all'inasprirsi dell'intolleranza in Europa, in seguito all'attentato di Parigi, e in Italia, sfociata negli insulti dopo la liberazione delle due volontarie in Siria.

>Libano:
Con il 2015 sono state approvate nuove restrizioni da parte delle autorità libanesi riguardanti l'ingresso dei profughi siriani. Secondo l'UNHCR i profughi presenti in Libano sono 1.150.000, ma Beirut stima ce ne siano almeno altri 500.000 non registrati.
In Libano sembra comunque che la tensione sia un po' scemata, anche se si verificano sporadici episodi di violenza che si possono collegare alla situazione siriana. Il più importante è stato il duplice attentato avvenuto la notte del 10 gennaio a Tripoli in un quartiere alawita – gruppo religioso di Bashar al Assad. L'atto è stato rivendicato dal Fronte al Nusra, affiliato di Al Qaeda in Siria, ed ha causato la morte di sette persone, ferendone almeno trenta.
Il 23 gennaio ci sono stati scontri a Ras Baalbek presso Arsal, vicino al confine siriano, dove Hezbollah ha smantellato una cellula jihadista, uccidendo o mettendo in fuga una quarantina di militanti che sfruttava il paese come punto di passaggio strategico. Sono morti anche otto soldati libanesi ed in seguito a questo si sono verificate alcune violenze e arresti ai danni dei siriani in Libano. Sono stati rafforzati militarmente i confini.
Hezbollah è impegnato anche contro Israele sulle alture del Golan, situate proprio al confine fra Siria, Libano e Israele. Il 18 gennaio l'attacco di un elicottero israeliano ha causato la morte di sei combattenti libanesi, fra cui il figlio di un noto comandante di Hezbollah, ed un generale iraniano. La risposta di Hezbollah è arrivata dieci giorni dopo con un missile che ha ucciso due soldati israeliani a Shebaa. Negli scontri che sono immediatamente succeduti ha perso la vita un casco blu spagnolo per un colpo di mortaio lanciato da parte israeliana.

>Akkar:
Pure nella regione di Akkar assistiamo ad una relativa tranquillità. La nostra impressione è che ciò sia dovuto anche alla possibilità di guadagno per i libanesi con i profughi siriani, mano d'opera a basso costo a cui vengono affittati locali in disuso. Questo si può constatare dal boom edilizio nella nostra zona, piena di cantieri e case in costruzione. Anche qui comunque si verificano isolate violenze che sono ripercussioni della guerra in Siria. A Qarqarf è stato barbaramente ucciso un siriano i cui parenti in patria erano pedine importanti dell'esercito ribelle.

CONDIVISIONE E LAVORO

E' stato questo un mese particolarmente intenso. Con l'anno nuovo è arrivata  Zina, una tempesta che ha colpito tutta la regione per una settimana, con temporali, vento, grandine e un drastico abbassamento della temperatura. A sentire le persone libanesi non si vedeva un inverno così freddo da almeno dieci anni. Al campo sono stati giorni molto duri. Quasi tutte le tende hanno imbarcato acqua e durante la notte era molto difficile addormentarsi per le raffiche di vento. Per alcuni giorni è mancata la luce dello Stato e ci si è dovuti arrangiare solo con il generatore che però non  era sempre in funzione. A complicare la situazione c'è stata una cattiva organizzazione da parte delle ONG che non hanno preparato in tempo gli aiuti per affrontare l'inverno.
A far fronte a questo abbiamo assistito, nel nostro campo, ad una rinnovata energia e voglia di fare da parte dei profughi, che si stanno costruendo una rete di aiuti e si danno una mano a vicenda per superare le singole difficoltà.
Il frutto principale del lavoro dei profughi è la costruzione di una scuola nel campo per poter dare un futuro ai loro bambini, sempre confinati fra queste tende, senza la possibilità di un'educazione e senza conoscere persone esterne ai loro familiari. Il progetto, ideato da loro, ha potuto prendere vita negli ultimi giorni di gennaio grazie ad alcune donazioni in denaro con le quali i profughi hanno comprato il materiale per la costruzione della tenda-scuola. Tutti gli uomini del campo si sono dati da fare per costruirla.
Noi volontari abbiamo continuato il nostro lavoro di condivisione con loro, stando sempre al campo, condividendo la vita quotidiana e anche le notti insonni. Ci siamo aiutati vicendevolmente a riparare e rinforzare le tende e a mettere la ghiaia per contrastare il problema del fango.
Si sta instaurando un rapporto sempre più stretto con i profughi e siamo perfettamente inseriti nel nostro campo. Veniamo sempre invitati nelle loro tende e talvolta pure a pranzo. Hanno compreso il nostro lavoro, quello che possiamo e quello che non possiamo fare. Se si imbattono in una famiglia in difficoltà ce la segnalano non perché portiamo soldi ma anche solo per una visita, a volte accompagnandoci loro stessi negli altri campi.
Si stanno aprendo sempre più e ci raccontano mano a mano le loro storie, dalle proteste cui hanno preso parte a come sono fuggiti per arrivare qui. Sono racconti molto intensi e drammatici, soprattutto per chi ha subito soprusi e ha parenti e amici dispersi in Siria di cui non ha più notizie (quasi tutti). Noi ci sentiamo molto onorati di poterli ascoltare. Abbiamo ripreso alcune loro testimonianze con le quali pensiamo di realizzare un breve documentario. Il sogno di tornare in Siria da parte dei profughi rimane, ma emerge per la prima volta dalle loro parole una presa di coscienza che vivranno qui per parecchi anni e, comunque, indietro ora non possono tornare.
E` accaduto un episodio spiacevole ad un padre di famiglia del nostro campo: mentre si recava al lavoro assieme ad alcuni connazionali è stato fermato ad un check point da militari libanesi e, pur avendo i documenti in regola, è stato da questi percosso senza alcun motivo apparente.
Quella delle visite nelle tende rimane la nostra occupazione principale, con l'intento di dare sostegno morale alle persone. Continuiamo la nostra collaborazione con le ONG presenti in loco, per esempio nel campo accanto al nostro abbiamo segnalato la situazione di un bambino con problemi ai piedi che non riesce a reggersi da solo sulle gambe.
Non ci siamo limitati solo al nostro campo ma ci siamo spostati in tutta la regione dell'Akkar. Abbiamo portato delle medicine a M., madre di due bambini talassemici a Bebnine. La talassemia è un problema diffuso fra i siriani e anche questo mese alcuni volontari hanno donato il sangue. Pure per la raccolta del sangue si sono mobilitati anche gli stessi profughi.
Abbiamo invitato varie persone libanesi (musulmane e cristiane) nel nostro campo, per far conoscere i profughi stessi e le loro condizioni di vita, per mostrare le loro difficoltà e per provare ad abbattere il muro di diffidenza.
Nel campo vicino al nostro è successa una tragedia dovuta alle condizioni precarie in cui sono costretti a vivere i profughi: è morto un bambino di sette anni, fulminato da un cavo penzolante della corrente elettrica.  

SOLIDARIETA' FRA PROFUGHI

Durante i giorni più freddi della tempesta si è verificato un piacevole episodio che dimostra la solidarietà fra profughi e la loro capacità di auto-organizzarsi.
Nonostante il gasolio per le stufe fosse agli sgoccioli e gli aiuti tardassero ad arrivare, i profughi del nostro campo sono riusciti a fare una colletta, cui abbiamo contribuito anche noi, per comprare del gasolio per tre famiglie che lo avevano finito e che si trovavano in situazioni disperate, con persone malate in casa.
La sera due volontari hanno accompagnato il responsabile del campo ed un altro siriano a distribuire il gasolio comprato alle tre famiglie bisognose.