La primavera della speranza

Non so perché, ma da qualche giorno il campo è invaso da farfalle.
Può essere la primavera inoltrata e l'innalzamento delle temperature. Oppure più semplicemente uno scatolone di aiuti umanitari contenente vestiti da farfalla.
Potrebbe essere che il venditore di cianfrusaglie cinesi di turno abbia trovato uno stock di rimanenze dallo scorso carnevale.
In realtà è l'Aid, la festa della conclusione del mese di Ramadan e ognuno è vestito a festa!
È bello vedere colori sgargianti e saltellanti nella drammaticità di un campo profughi.
E queste bambine farfalle sono anche esse parte dell'intreccio di volti e contraddizioni che affollano questa terra.
Ad uno guardo superficiale la contraddizione è palese: come può essere che un profugo che non mangia decida di spendere soldi per un vestito da farfalla piuttosto che per un pezzo di pane e due patate?

Leggi tutto...

Il legame dell'uomo con la terra dove è nato

Per i profughi siriani sono passati 8 anni dall'esodo.
In 8 anni nuove vite sono nate, bambini sono cresciuti, sono morti in molti senza la consolazione di farlo sopra la propria terra.
In 8 anni si ha il tempo di legarsi di nuovo.
Sì, si ha il tempo per rialzarsi da un abisso e di dimenticare un Paese morto, fantasma di se stesso.
Eppure in alcuni momenti i ricordi tornano fortissimi.
Come la nostalgia della parte di sé più bella, più ricca, più familiare.
Il paradiso, se il paradiso fosse una proiezione della mente.

Leggi tutto...

Succede

Succede qualcosa di strano in questo posto
in questo piccolo angolo di terra così vicino alla Siria,
per molti luogo del ricordo e della paura.

Succede che riscopri l’umanità che rende fratelli
la parte più vera del tuo essere al mondo
la bellezza del riconoscersi fragili
l’importanza di un’autentica condivisione.

Leggi tutto...

Tempo di volare

Seduta su una pietra, fuori dalla nostra tenda, guardo in silenzio i bambini che giocano.
Alcuni fanno a gara a chi è più veloce, usando due tricicli impolverati; altri, i più tranquilli, disegnano con le dita sulla terra; due o tre bambine saltano la corda mentre cantano una filastrocca un po' in arabo e un po' in francese.
Mi avvicino.
Sono stati giorni impegnativi e passare del tempo con i più piccoli mi aiuta a ritrovare le energie e a sorridere.
A. mi vede, mi fa una linguaccia, corre verso di me e mi dice "tayyara!", "aereo", vuole che lo prenda sulle spalle, come ormai è diventata un'abitudine.
Non appena iniziamo a correre per il campo, facendo finta di volare, urla una sola parola: Siria.

Leggi tutto...

“Ho visto Rayan volare”

Mastica e sputa, da una parte il miele
Mastica e sputa, dall’altra la cera.

Sono stati giorni intensi, di preparativi, di veglie fatte in 20 tutti in una sola stanza a ridere, fare imitazioni, ad ascoltare i desideri di Harun, a come si immagina la sua vita a partire da quel giorno in cui sarebbe finalmente salito sull’aereo.
Per gioco insegniamo ai bambini la filastrocca dei ‘33 Trentini’, Harun è bravissimo e pronuncia le parole perfettamente.
Gli ultimissimi giorni sono speciali, perché questa famiglia a cui siamo molto affezionati ha la possibilità di accogliere alcune persone nel povero posto in cui vivono, proprio quelle persone che come un ponte accompagneranno tutta la famiglia nei primi mesi di adattamento e integrazione a Trento.
Questo incontro compiuto in punta di piedi è commovente, così come lo è la possibilità data a questi sei bambini di costruirsi una nuova vita con i propri genitori, avere la possibilità di studiare e di sviluppare al meglio le proprie curiosità e capacità.

Leggi tutto...