Il suono del martello

Sarà difficile cancellare dalla memoria ciò che si è vissuto il 31 gennaio nella Comunità di Pace.
Le armi strappate ai due attentatori alla vita di German Graciano e Roviro Lopez, membri della Comunità di Pace, lo scorso 29 dicembre 2017, non furono consegnate agli apparati giudiziari per l’obiezione etica e morale della Comunità nei confronti di una magistratura corrotta ed invischiata con i gruppi criminali.
E’ stato così che, in presenza di Carlos Negret, difensore nazionale della Defensoria del Pueblo (organo statale che tutela i diritti umani), a colpi di martello sono stati distrutti la pistola, il coltello, il macete ed i cellulari usati nell’assalto.
Distruggiamo questi oggetti portatori di morte, li distruggiamo perché non ritornino ad essere usati per fare del male.

C’erano emozione, orgoglio, forza assoluta che risuonavano ad ogni martellata, ma non per gridare alla distruzione ma al contrario, alla rinascita.
Simbolo, quella pistola, della morte evitata grazie al coraggio della gente umile della Comunità di Pace, disposta a difendersi l’un l’altro.
Scendevano quasi le lacrime per tanto coraggio; un popolo di donne, uomini, vecchi e bambini uniti intorno a chi, chino su quelle armi, le rendeva polvere davanti agli occhi di tutti.
Espressione assoluta che la pace è di tutti e tutti ne possono essere costruttori attivi.
E’ quasi apparso che, persino chi ha da sempre criticato e considerato la Comunità di Pace come troppo chiusa e radicale, non stesse più nella pelle per essere proprio lì in quel momento, per sentirsi partecipe di qualcosa che in nessun altro modo avrebbe dato tanto alla pace quanto ha fatto il suono di quel martello.
Nessun documento, nessuna ricerca, nessuna scartoffia ha apportato tanto senso e concretezza alla parola pace come quel gesto.
Le immagini di quei momenti hanno fatto il giro del mondo e noi con loro come a voler gridare a tutti che la pace è ancora possibile nonostante tutto.