In attesa... que no pase nada

Si vive uno stato di attesa, di allerta costante. Attesa camuffata da quotidianità che scorre e attività che sono riprese, e proseguono, nonostante tutto, nonostante l'attacco del 29 di dicembre.
Certo si vive con un ritmo e in un modo un po' diversi alla Holandita, ma non si può fare altrimenti.
Ci si muove sempre insieme, in piccoli gruppi, accompagnando le persone più minacciate adesso anche dentro la comunità stessa o facendo giri più volte al giorno, fino a tardi, sulla strada, lungo il perimetro della comunità, per verificare che tutto scorra tranquillo e mostrare che c'è una presenza internazionale che vigila.
Si passano ore alla bottega a osservare l'andirivieni delle mule cariche di sacchi di cacao e dei loro padroni, a osservare il commercio del cacao ripreso quasi subito, ma con orari diversi, più ristretti, solo diurni “per ragioni di sicurezza” e la presenza di più persone.
Si vive uno stato di attesa, di allerta costante.

Attesa non si sa di preciso di cosa, o forse si, si sa fin troppo bene.
Però si avanti.
Perché la vita va avanti, deve andare avanti e bisogna reagire alla paura, allo sconcerto, allo shock di una morte scampata.
Perché chi vive di terra non può fermarsi, non può permettersi il lusso di chiudersi in casa sperando o aspettando che le cose migliorino, e morire di fame.
E neanche farsi schiacciare dalla paura e dalla tristezza, del resto la Comunità di Pace non l'ha mai fatto, non è la sua storia.
E quindi neanche una festa è stata annullata, e in spazi diversi e con gli internazionali presenti a monitorare la situazione, si è continuato a ballare.
L'ultimo dell'anno e così anche la notte della befana.
Sino all'alba, sino a svuotare la mente e scaricare i nervi.
Come sempre.
Perché "Dance dance otherwise we are lost" era solita ripetere Pina Baush, la più grande coreografa della danza contemporanea, e anche questo la Comunità sa.
Si vive uno stato di attesa, di allerta costante.
Perché l'attacco del 29 dicembre non è stato la fine, l'epilogo feroce di una storia fatta di una sequela di minacce e di intimidazioni, ma purtroppo è stato solo l'inizio di una nuova pagina di violenze annunciate.
Dall'inizio dell'anno le cose non sono migliorate e nuove minacce di morte sono giunte, e continuano a giungere, all'indirizzo della Comunità di Pace e dei suoi leader.
"Perché?! Perché ci fate questo?! Perché ci volete uccidere?! Siamo tutti campesinos! Veniamo tutti dal campo! Perché?!".
Questo gridava piangendo la gente della comunità, dopo averli disarmati, ai due paramilitari il giorno dell'aggressione.
PERCHÉ?
"Perché a voi non interessa il denaro. Perché voi non siete comprabili" la risposta laconica arrivata qualche ora dopo, a freddo, da uno dei due incappucciati, alle persone che ancora incredule e stravolte continuavano a chiedere perché.
Questa è "la colpa" di questi contadini per i gruppi paramilitari, e probabilmente non solo.
Non essere comprabili.
Essere portatori sani di valori diversi, lontani anni luce dalle logiche capitalistiche e individualiste delle nostre società occidentali.
Non essere comprabili.
Essere l'esempio vivente, e non a parole, che una società diversa è possibile, che la solidarietà, l'amore per la propria terra, per la verità e per la giustizia non sono valori contrattabili, almeno per loro.
Non essere comprabili.
Al punto da mettere in conto di sacrificare anche la propria vita se necessario per un progetto più grande, più alto e “che continuerà anche se qualcuno di noi dovesse venire ucciso perché la Comunità è fatta di persone che lottano perché credono in dei principi”.
Queste le parole di German alla gente della CdP qualche ora dopo l'attacco.
Per questo vanno eliminati.
Perché chi ha degli interessi di potere ed economici su quel territorio, sa che la Comunità non è né comprabile né corrompibile e continuerà non solo ad esserci finché ne avrà la forza, ma anche a denunciare le violenze e le violazioni dei Diritti Umani di cui è testimone.
Per questo continueremo ad accompagnarli e a non lasciarli soli.
Per questo lotteremo con loro fino alla fine.
Per proteggerli.
Perché la piccola luce di speranza che rappresentano e illumina anche noi non venga spenta.
Perché anche la nostra umanità non si perda.
In attesa, nella speranza e nella fatica... que no pase nada a nessuno di loro.

AleZ