Ottobre 2019

SITUAZIONE ATTUALE

E’ quasi impossibile riferirsi alla realtà colombiana senza collegare, almeno in parte, la continua onda di violenza che si abbatte sul Paese, alla massiccia sollevazione popolare che sta mettendo sotto sopra molti Paesi del centro e sud America tra cui il Cile, considerato un modello neo-liberale di eccellenza. Sulle strade di Haiti, Ecuador, Bolivia, Perù, Nicaragua, Guatemala la gente si è riversata per chiedere giustizia, equità sociale, rispetto dei Diritti fondamentali.
La risposta è stata la stessa: repressione, tortura, morte.
Anche in Colombia la violenza è continua. La strage del 29 ottobre nel Dipartimento del Cauca nel sud del Paese, per mano di un gruppo armato illegale, ha causato la morte di 4 guardie indigene e della leader della comunità indigena Nasa, Critina Bautista.

“Se rimaniamo zitti, ci uccidono e se parliamo anche, quindi, parliamo”, così diceva Cristina Bautista, portavoce della lotta indigena per la difesa del territorio, divenuta strumento anche contro l’avanzamento dei gruppi armati illegali e della debole presenza dello Stato, come segnalato dalla Defensoria del Pueblo attraverso alcune “allerte” in cui descriveva la delicata situazione di insicurezza per le comunità indigene del Cauca e per alcuni suoi leader nello specifico.
Attraverso un comunicato, anche Oxfam ha espresso forte preoccupazione di fronte alla riduzione delle garanzie di protezione per i Difensori dei Diritti Umani e per l’aumento degli attacchi ed omicidi contro la popolazione indigena del Cauca.
Così l’assassinio dell’ex guerrigliero e leader politico della FARC, Alexander Parra, all’interno di uno Spazio Territoriale di Formazione e Re-incorporazione degli ex combattenti nel Meta, è un fatto che, come spiega il difensore nazionale Carlos Negret della Defensoria del Pueblo, “attenta direttamente contro le persone che si sono impegnate per la cessazione del conflitto”.
Positivo invece che, dopo vari mesi di negoziazione, il Governo colombiano abbia rinnovato il mandato dell’ufficio dell’Alto Commissionato delle per i Diritti Umani della ONU che sarebbe scaduto appunto in ottobre.
Il 31 ottobre è una data di lutto per il mondo della scrittura, della sociologia e dell’umanità, dovuto alla morte di Alfredo Molano, chiamato il sociologo dei dimenticati. Conoscitore profondo della realtà colombiana, delle sofferenze degli ultimi, era stato chiamato a far parte della “Comision de la Verdad”, insieme a Padre Francisco De Roux, che ricorda come per Molano solo la gente contava, tutto il resto era apparenza e maschere. Di Molano anche queste parole: “La Comunità di Pace ha fatto della sua vita e dei suoi principi un tribunale storico al quale, presto o tardi, i violenti dovranno rendere conto e inchinarsi davanti al suo verdetto”. (tratto dal libro, Sembrando Vida y Dignidad).

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Nel mese di ottobre sono rientrati in Colombia Daniele e Monica, e verso la fine del mese è giunta alla Comunità di San Josè una nuova volontaria, Giulia, a cui auguriamo buon cammino. Alessandra è rientrata invece in Italia per il suo periodo di stacco.
L’impegno dei volontari sul campo anche questo mese si è concentrato su alcuni accompagnamenti ai membri della Comunità di Pace in diversi villaggi dove hanno potuto svolgere con maggiore tranquillità le loro attività agricole. La situazione infatti di insicurezza dovuta alla forte presenza di gruppi armati illegali delle Agc (Autodefensas Gaetanistas de Colombia) mantengono gli spostamenti incerti e la vita della gente della Comunità in pericolo.
Importante anche l’accompagnamento alla Comunità all’Aldea di Mulatos, per un momento di condivisione e confronto dei suoi membri.
Una gradita sorpresa, invece, che ha portato giorni di allegria e condivisione, è stata la visita di Paola, Maddalena ed Hiessel, membri della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini.
In occasione della loro presenza sono state fatte delle visite ad alcune famiglie della Comunità di Pace nei villaggi circostanti a San Josè. La calorosa accoglienza della gente è andata a pari passo con l’entusiasmo degli ospiti di conoscere l’incredibile esperienza di vita di questi contadini resistenti nella lotta e coerenti nei valori e nel rispetto della vita, della dignità e del territorio.
Anche per tutti i volontari, questa immersione delle sorelle e dei fratelli della Comunità Papa Giovanni nella presenza di Operazione Colomba in Colombia, è stata un bel momento di confronto e di fraternità.