Settembre 2019

SITUAZIONE ATTUALE

Alla fine di settembre si è tenuta a Washington la 173esima sessione della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH). Diverse organizzazioni che si occupano di Diritti Umani hanno presentato un rapporto dettaglio sull’aumento delle minacce contro i leader sociali e i difensori dei Diritti Umani in Colombia. Secondo il Centro di Giustizia Internazionale (CEJIL), nel primo semestre del 2019, sono già state registrate 477 minacce contro leader sociali e difensori in tutto il Paese.
Il fenomeno in Colombia, hanno denunciato le Associazioni, segue crescendo con cifre allarmanti e ogni tre giorni almeno un leader viene assassinato. Secondo Viviana Krsticevic, direttrice del CEJIL “l’aumento delle minacce è stato esponenziale e progressivo, senza alcuna risposta da parte dello Stato colombiano”.

Tra le modalità più frequenti di minaccia segnalate alla CIDH: chiamate telefoniche, avvisi funebri, rami di fiori, biglietti lasciati sotto le porte, messaggi vocali e di testo, messaggi riferiti attraverso terzi.
Anche se il delegato della Commissione Intereclesial di Justicia y Paz presente ha precisato che “le minacce più ricorrenti vengono fatte direttamente perché i gruppi eredi del para militarismo controllano questi territori”.
Alberto Brunori, rappresentante dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite in Colombia, presente all’evento ha ribadito come “Il lavoro in difesa dei Diritti Umani in Colombia sia ad alto rischio. Molti difensori e difensore svolgono il loro lavoro in mezzo alla povertà e alla violenza.
E’ necessario rafforzare la loro protezione”. Infine lo stesso commissario della CIDH, Francisco Eguiguren, ha evidenziato come “la CIDH abbia seguito gli omicidi di leader sociali e DDHH in Colombia.[...] Ossia è necessario che vengano identificati, investigati e processati i responsabili delle aggressioni.
Certamente a tutto questo, in un modo o nell’altro, lo Stato colombiano dovrà dare una risposta che sia credibile ed efficace, altrimenti i numeri da brivido che si continuano a registrare dalla firma dell’Accordo di Pace non potranno che salire.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

La situazione di crescente minaccia ai leader e ai difensori dei Diritti Umani che si vive nel Paese si riflette anche a livello locale nella quotidianità dei membri della Comunità di Pace e dei volontari di Operazione Colomba.
Le notizie, infatti, di nuove minacce che hanno ricominciato a giungere frequenti alla Comunità a partire da agosto, e indirizzate in particolare ai suoi leader, hanno fatto sì che anche per tutto il mese di settembre le richieste di accompagnamento siano state numerose. I volontari, dunque, si sono divisi tra giornate in accompagnamento e giornate di presenza in Comunità condividendo la quotidianità con le persone e i bambini.
Gli accompagnamenti, anche solo di pochi giorni, si sono svolti in diverse veredas (villaggi) della Comunità per permettere ai gruppi di lavoro, in particolare, di verificare lo stato di salute di alcune coltivazioni di cacao organico, di controllare il bestiame, di costruire alcune nuove strutture che il tempo e l’usura (a causa degli insetti e della forte umidità che si registra nella giungla colombiana) stavano rendendo inutilizzabili.
Diverse notti sono trascorse dormendo in amaca (a volte sotto solo un telo di plastica nera), lo zaino è stato fatto e disfatto più volte e parecchie sono state anche le ore trascorse a dorso di mulo. Queste, alcune delle fatiche che hanno vissuto i volontari di OC il mese di settembre, che però sono state compensate come sempre dalla gioia e dall’animo positivo con cui i membri di Comunità affrontano le loro giornate di lavoro e, allo stesso tempo, la tensione che inevitabilmente si genera nell’incertezza di quel che potrebbe sempre accadere.
Infine, a settembre, i volontari di OC hanno partecipato ad alcuni incontri di alto livello istituzionale, organizzati a Bogotà, con diverse Ambasciate, tra cui quella italiana, con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite in Colombia, Alberto Brunori, per un confronto e un aggiornamento sulla situazione che si sta vivendo, esprimere preoccupazione per le nuove minacce e il conseguente stato di allerta nella zona.
Silvia, dopo i mesi intensi vissuti sul campo, è rientrata in Italia per il suo periodo di stacco, mentre Alez e Elanor si preparano a ricevere volontari e visite che per il mese di ottobre si annunciano numerosi!