Luglio 2019

SITUAZIONE ATTUALE

Il bilancio della costruzione della pace in Colombia durante il primo anno di Governo Duque è negativo.
Lo conferma il report dell'International Crisis Group uscito in questo mese: “Con il campo ancora devastato dalla violenza, le coltivazioni di coca in aumento e la crescita di gruppi armati (incluse fazioni dissidenti delle FARC, la guerriglia dell’ELN e organizzazioni di narcotrafficanti) il Governo dovrebbe investire più tempo e risorse nell’implementazione delle riforme rurali stipulate nell’Accordo di Pace”. Nonostante ciò la situazione potrebbe essere peggiore se non fosse per la pressione della Comunità internazionale e dei settori sociali e politici che difendono l’Accordo di Pace.
L’Europa continua a credere nella pace in Colombia come dimostra la donazione di due milioni di euro per rafforzare la Unidad Especial de Investigación creata alla luce dell’Accordo di Pace tra FARC e Governo colombiano.

La Unidad opererà a Bogotà, Valle del Cauca, Putumayo, Norte de Santander, Meta e Antioquia. L’obiettivo del progetto, della durata di 18 mesi, è quello di intensificare le investigazioni per lo smantellamento dei gruppi armati illegali che stanno attaccando i leader sociali nel Paese. Verrà inoltre dato maggior impulso alle indagini riguardanti le aggressioni contro i difensori dei Diritti Umani. La protezione dei leader sociali è quanto mai urgente in Colombia. Anche in questo mese si sono registrati numerosi assassinii di persone leader di movimenti, organizzazioni, avvocati, difensori dei Diritti Umani. Il 13 Luglio è terminata la visita di tre giorni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in Colombia che in un comunicato pubblico ha dichiarato di condividere le preoccupazioni espresse da più voci per gli assassinii di leader di movimenti sociali.
Il movimento “Defendamos La Paz” ha convocato per il 26 Luglio una mobilitazione a livello internazionale. Dopo il lancio della campagna, 10 leader sociali sono stati assassinati. In più di 130 città colombiane e del mondo (tra le quali anche Roma), settori sociali e politici del Paese hanno voluto lanciare una dimostrazione di solidarietà con i leader delle comunità più vulnerabili della Colombia, leader che rischiano ogni giorno la vita. Iván Cepeda, membro della Comisión de Paz del Senato ha dichiarato, in una intervista al periodico El Espectador, che “l’origine di questa iniziativa è il malessere, l’indignazione, la tristezza che produce nel Paese l’assistere giornaliero di cattive notizie che riportano l’assassinio di un o una leader sociale nel territorio del nostro Paese […], è un clamore di tutti i settori del Paese attorno al fatto che deve terminare questa pratica criminale […], ci sono una serie di cause importanti sul perché stanno assassinando i leader sociali. Una di queste è che una parte significativa di questi omicidi è contro persone che reclamano il proprio diritto alla terra, che hanno partecipato a processi di restituzione della terra. Altri assassinii, come quello accorso ad una avvocata il 20 Luglio che stava affrontando casi giuridici riguardanti l’altipiano di Santurbán, hanno a che vedere con il reclamo per il rispetto degli ecosistemi e dell’acqua. E ovviamente persone assassinate perché il territorio in cui vivono è in disputa tra varie bande criminali[...]”. Risuonano ancora forti le parole di Héctor Abad Facioline, che in una parte del proclama scritto per la marcia commenta: “[…] Siamo contro la morte, contro la violenza. Oggi vogliamo protestare per un tipo di violenza specifica, quella delle minacce e degli assassinii di leader sociali in tutto il Paese perché ci rendiamo conto che questi crimini sono particolarmente gravi, sintomatici di una malattia molto radicata in Colombia: quella di voler decapitare, scoraggiare, eliminare, spaventare, sterminare chiunque voglia alzare la testa, chiunque voglia denunciare una ingiustizia o proporre una riforma, una soluzione, una rivendicazione popolare e giusta [...]”. Nel comunicato stampa del movimento “Defendemos La Paz” pubblicato dopo la marcia, si rende noto come “si sia prodotto un consenso nazionale sulla condanna di questi crimini, si è proclamato che i/le leader non sono soli/e ed è stato richiesto al Governo azioni efficaci e immediate non per diminuire ma per mettere fine agli assassinii”. “Quando una società rimane in silenzio, questa società “concede”. Noi come società lo abbiamo permesso fino ad ora perché abbiamo riservato silenzio, non abbiamo protestato contro una simile mattanza. Speriamo sia solo l’inizio di un processo che immaginiamo lungo perché le radici di questa violenza endemica sono molto profonde […], con questa mobilitazione la pretesa è stata quella anche di iniziare a richiamare l’attenzione a noi stessi nel dirci che tutto ciò non è normale e che se l’abbiamo visto normale per una vita intera siamo arrivati al punto nel quale questa violenza non la possiamo più sopportare [...]” sono le parole di Diana Sánchez, difensore dei Diritti Umani e coordinatrice del programma Somos Defensores, in un'intervista rilascia a El Tiempo.
Un lunghissimo lenzuolo bianco con i nomi delle persone assassinate dopo la firma dell’Accordo, ha camminato sulle strade di Bogotà sorretto da migliaia di persone che a gran voce gridavano “¡No más!”. Intanto, poche ore prima della marcia, Carlos Tobar, noto attivista della città portuaria di Buenaventura che sta lottando per rivendicare i diritti delle Comundades Negras discendenti della costa del Pacifico, ha subito un attacco nel quale uomini armati gli sono entrati in casa. Trasferito immediatamente in un centro assistenziale, i medici stanno lottando per salvargli la vita.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

L’8 Luglio del 2000, verso le tre del pomeriggio mentre, un elicottero dell’esercito sorvolava il villaggio de La Unión, un gruppo di paramilitari incappucciati mise fine alla vita di sei membri della Comunità di Pace i quali, rifiutandosi di eseguire l’ordine a loro imposto di inginocchiarsi, furono trucidati in piedi. I volontari di Operazione Colomba hanno accompagnato un gruppo della Comunità di Pace nell’atto di commemorazione del massacro, 19 anni dopo. Eliecer, membro del consiglio interno e testimone del crimine, ha rivissuto i momenti di quella giornata attorno al monumento della memoria che da un paio di mesi è stato costruito proprio nel punto in cui i sei contadini vennero ammazzati. La Comunità ha saputo, nel corso degli anni, sviluppare un importantissimo lavoro di memoria collettiva che ha portato quest’anno tanti piccoli e giovani a essere presenti nel ricordo di chi ha dato la propria vita perché “credeva nel nostro progetto di Comunità di Pace” come si leggeva in uno dei cartelloni che durante tutta la camminata sono stati esposti per poi essere incollati sul monumento.
Vivere a fianco di queste persone significa oggi ricordare e commemorare atti atroci, domani festeggiare la vita, ballare. E così in questo mese sono stati numerosi i compleanni celebrati in Comunità di Pace: piccoli e piccole, ragazze che hanno compiuto i 15 anni e che qui in Colombia sono festeggiati con grandi celebrazioni, e il compleanno di Silvia, volontaria di Operazione Colomba, che ormai da tradizione porta con sé una giornata di scherzi, giochi d’acqua, torte fatte in casa e angurie per tutta la Comunità. A inizio mese abbiamo salutato Daniele che è rientrato in Italia per il periodo di stacco.